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Pochi soldi e disorganizzazione

Sanità malata: fino a 330 giorni per avere una visita o un esame diagnostico

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Giorni d'attesa per prenotare esami o visite nelle diverse Asl (seguono istruzioni per la lettura)
Giorni d'attesa per prenotare esami o visite nelle diverse Asl (seguono istruzioni per la lettura)

Oltre che sulle vetrine di molti esercizi commerciali, quest’estate il classico annuncio “Chiuso per ferie” è stato esposto idealmente anche all’ingresso di alcuni reparti ospedalieri. È successo nei giorni scorsi all’ospedale Riuniti di Anzio e Nettuno, ma la cosa è stata evitata per tempo al reparto di Medicina all’ospedale S. Sebastiano di Frascati, mentre il rischio persiste anche in altre strutture della Provincia di Latina. Il fatto è avvenuto perché le ferie concesse al personale ospedaliero sono obbligatorie per legge e dopo un certo numero di arretrati non possono essere ulteriormente rinviate. La chiusura in questione ha coinvolto i reparti di chirurgia, ortopedia e otorinolaringoiatria ed è stata causata ufficialmente dall’impossibilità di fornire assistenza ai degenti. E siccome non si poteva più dare questo servizio, i pazienti appena operati si sono visti consegnare fogli di dimissioni dal ricovero, mentre i casi più gravi sono stati trasferiti in altri reparti e in altri ospedali. Coloro che invece erano in lista di attesa per ricevere un intervento dovranno aspettare, se ce la faranno; la normalizzazione del servizio è prevista per la fine di settembre.

La causa specifica di questo caos è stata proprio la notevole richiesta di ferie da parte del personale infermieristico interessato già da mesi da pesanti turni di lavoro. Di conseguenza ai dipendenti che dovevano garantire l’assistenza nei reparti è stato chiesto un ulteriore impegno che evidentemente non erano in grado di garantire ed è stata probabilmente questa la causa che ha determinato a sua volta una forte richiesta di giornate di malattia: in sostanza si sono dati malati coloro che dovevano assistere i pazienti e si è paventata persino l’ipotesi di precettazione del personale. Come risultato si è avuta la sospensione di quello che a tutti gli effetti è un servizio pubblico obbligatorio: le necessità dei pazienti quindi sono state sottomesse alle pur legittime esigenze dei dipendenti.

Come si è arrivati a tutto ciò? Andiamo per ordine distinguendo tra fenomeni sociali e responsabilità politico-amministrative. Quello del sovraccarico di domanda sanitaria, in particolare nelle località di villeggiatura, è un problema che si ripresenta puntualmente ogni estate ed ha delle cause molto precise. La principale consiste nel fatto che i Pronto Soccorso di queste località, dove di fatto la popolazione arriva anche a raddoppiare nel giro di pochi giorni, vengono letteralmente sommersi da richieste classificate con il codice verde, cioè poco urgenti. Buona parte di queste prestazioni, soprattutto per le persone anziane, sono le stesse fornite normalmente dai medici di famiglia: misurazioni della pressione, escoriazioni e ferite lievi, problemi di disidratazione, ecc. Si tratta di un fenomeno sociale incontrollato, ma non incontrollabile: perché ormai quella di andare al Pronto Soccorso in qualsiasi ora del giorno e della notte, anche in presenza di sintomi lievi, è da tutti ritenuta la soluzione più facile da adottare. Automaticamente però i codici verdi, soprattutto nei giorni dei fine settimana, determinano lunghe attese perché c’è sempre la necessità di dare precedenza ai casi più gravi: la conseguenza è che spesso pazienti e personale quasi si consumano i nervi a vicenda per l’esasperazione. Qui termina il fenomeno sociale ed iniziano le responsabilità politico-amministrative.

Mentre alcuni sono sovraccarichi, altri Pronto Soccorso di altre o delle stesse ASL regionali hanno minori necessità di fornire prestazioni e visto che nel sistema sanitario della Regione Lazio, tra strutture pubbliche e convenzionate, lavorano circa 51mila persone, a prescindere dalle esigenze di ferie o meno, non dovrebbe essere così complicato prevedere il potenziamento del personale proprio nelle località di villeggiatura ed in particolare durante i mesi estivi. Ancor meno complicato dovrebbe essere la collocazione di medici altamente qualificati, non di infermieri generici come avviene attualmente in molte strutture, in grado di individuare fin dall’accettazione i casi “non da pronto soccorso” e di conseguenza neanche da ricovero: sballi notturni di ragazzi che hanno solo alzato troppo il gomito, allarmi per problemi cardiaci inesistenti facilmente diagnosticabili, affaticamenti, problemi di pressione e sofferenze generiche determinate dal caldo, dermatiti (non potenziali schock anafilattici) causate da punture di insetti e così via. Insomma, basterebbe un po’ di organizzazione e molti problemi potrebbero essere risolti con poco.

 



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