Nel 2011 chiese aiuto alla Fondazione Federico Fellini per un sussidio economico: la sua villa di Genzano, dopo divrsi furti di gioielli e mobili, era stata semi distrutta da un incendio che l’aveva resa inagibile. L’unica parente di Anitona, così era conosciuta ai Castelli, abita in Svezia. Per sua espressa volontà la salma è stata sigillata e non visibile a nessuno. I funerali si terranno domani in una chiesa di Roma.
Nata Kerstin Anita Marianne Ekberg a Malmö, in Svezia, per il cinema rimarrà sempre “the Iceberg”, o “ghiaccio bollente”, capace di sedurre (oltre ai due mariti) Frank Sinatra, Gianni Agnelli e Dino Risi. La sua carriera inizia negli anni 50, con pellicole comiche o avventurose di poco valore (Hollywood o morte, Artisti e modelle, Zarak Khan ecc.). L’apparizione nuda sulle pagine di Playboy, qualche finto incidente (come quello dell’abito apertosi all’improvviso nella hall dell’Hotel Berkeley a Londra) e il matrimonio nel 1956 con l’attore inglese Anthony Steel – da cui divorzia dopo appena due anni – la fanno scivolare al centro dell’attenzione dei media. Grazie a Roma e a Federico Fellini, che le offrì la parte di se stessa (reinventata dal regista), diviene un simbolo, un’icona: in La dolce vita, 1960, è Sylvia, stella del cinema che irretisce, stordisce e ammalia il protagonista. La sua voce, quel suo “Marcello! Come here”, e il suo corpo grande, opulento e bianchissimo entrano nel nostro immaginario.





















