“Il Tribunale di Velletri aveva accolto le tesi dell’Inail finalizzate a negare il nesso causale tra esposizione ad amianto e mesotelioma”, spiega l’agenzia Ansa. “Sentenza che è stata poi impugnata dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona): la Corte d’appello di Roma, in seguito ad una attenta consulenza medico legale, ha concluso per la sussistenza del nesso causale, condannando l’Inail a costituire la rendita con decorrenza dal 14 aprile 2000”.
“Ci sono voluti anni e anni per ottenere giustizia – commenta sempre all’Ansa il figlio 22enne della vittima -, nonostante mio padre abbia lavorato in contatto con l’amianto e per questo abbia contratto il mesotelioma che lo ha portato alla morte nel giro di pochi mesi. Io sono rimasto orfano in tenera età e con mia madre abbiamo dovuto affrontare un muro di gomma, fino a quando siamo stati assistiti dall’Ona e dall’avvocato Bonanni: nonostante la tenace resistenza dell’Inail, finalmente la Corte d’appello ci ha dato ragione”.
“L’Osservatorio nazionale amianto – spiega la stessa onlus – prosegue il suo programma di assistenza delle vittime dell’amianto e dei loro famigliari per la tutela dei loro diritti e torna a chiedere un urgente incontro con l’Inail al fine di chiedere una deflazione della conflittualità processuale innanzi a situazioni come quelle di mesotelioma, tumore polmonare, asbestosi e altre patologie dell’amianto, che sono tabellate e che quindi dovrebbero essere riconosciute senza un’azione giudiziaria”.

























