L’attore Clemente Pernarella, nato nel palazzo accanto al Supercinema, spiega a Il Caffè cosa vuol dire per la città la chiusura dei due cinema storici.
Cosa rappresenta per te la chiusura dei due cinema storici di Latina: il Giacomini ed il Supercinema?
Un segno preoccupante che non può e non deve essere giustificato con l’abbassamento del consumo del prodotto, né liquidato collocandolo in un generale contesto di crisi economica. Va valutato seriamente, cifre alla mano il rapporto tra popolazione, ricordiamoci che Latina supera i centomila abitanti, e il numero degli schermi a disposizione. Dati alla mano sarà possibile esprimere un parere. D’istinto valuterei la situazione molto grave e gravissima l’indifferenza nella quale la vicenda si sta svolgendo. Ricordo ancora che l’ultimo decreto legge legato alla cultura del luglio scorso accende l’attenzione proprio sulla chiusura delle sale nei centri delle città e sulla necessità di tutelare i cinema che abbiano interesse storico, ovvero le sale aperte prima del 1980.
Cosa perde la città di Latina con la loro chiusura?
La città di Latina perde un pezzo di storia e, se permetterà che tale chiusura diventi definitiva perderà la possibilità di credere ed investire nel futuro e nella crescita dei suoi giovani.
Un tempo il cinema Giacomini era un cinema-teatro. Sicuramente avrai vissuto con ancora più amarezza di noi cittadini la notizia.
Sono nato e cresciuto nel palazzo accanto a quel cinema, in quella sala ho visto di tutto da E.T. in avanti, in quella sala andavo a teatro, prima del palazzo della cultura, sotto la scritta Giacomini compravo i bruscolini dalla mamma di Salvatore, quando ancora c’era lei che accudiva lui e il fratello, ma forse non tutti sanno di cosa parlo… Ma del resto i portici del Supercinema sono stati la mia casa per tutti gli anni ottanta, quando eravamo in centinaia e centinaia di ragazzini ad affolare strada e marciapiede, ricordo di aver visto “Top Gun” in piedi sulle scale della galleria, “Rocky 4”..”Flashdance”…”La casa2″…cosa posso aggiungere? Mi fa male. Non è però con il sentimentalismo che va affrontato il problema, ripeto, è necessario essere lucidi, proprio perchè la questione non sia liquidata precipitosamente. Torno a dire: oltre centomila abitanti per una sola sala al centro della città, e senza calcolare solo i comuni limitrofi che non hanno sale, vedi Pontinia, Sabaudia, per esempio. I ragionamenti si fanno sui dati.
Cosa pensi della probabile apertura di centri commerciali al posto dei cinema?
Qui il problema si fa più delicato. Per quanto ne so io un cinema appartiene ad una categoria catastale diversa da quella di pertinenza delle attività in genere, se ne deduce che, perchè si possano realizzare centri commerciali al posto delle due sale, occorre un cambio di destinazione d’uso e quindi un’avvallo dell’Amministrazione Comunale. Quindi? Se è così, non è importante cosa possa pensare io, per me è ovviamente una barbarie, ma importa sapere cosa pensano di questo politici ed amministratori della città. Torniamo al punto se non esiste progetto culturale il settore non può crescere, conseguentemente non cresce la domanda e ovviamente i cinema chiudono e il centro della nostra città continua a morire.
E, sia chiaro, il progetto culturale per Latina non esiste, o meglio, si ferma ai primissimi anni novanta, quando i cinema erano ancora pieni. Vorrà dire qualcosa?























