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Tra emergenze pilotate e rifiuti tossici

Discarica Latina, la camorra dimenticata. Terreni acquistati dai casalesi

Discarica Latina, la camorra dimenticata. Terreni acquistati dai casalesi
Il territorio pontino (Latina, Aprilia e Cisterna)  e il sud della provincia di Roma, Castelli Romani inclusi, contrariamente a quanto afferma la politica ufficiale, si appresta a diventare la “pattumiera” più grande d’Italia. E i soliti padroni dell’immondizia (la definizione è di Giuseppe Ciarrapico), previa intercessione dei Casalesi (intesi come persone originarie e tutt’oggi residenti dalle parti di Casal di Principe – CE) ringraziano commossi. Nel frattempo i nostri amministratori locali recitano la solita litania della discarica che presto verrà chiusa. Una litania ripetuta per trent’anni e che invece accompagna, come in questa fase, un’ulteriore ampliamento.


CASALESI DAL 1989 A LATINA
Proprio da Casal di Principe partirono nel lontano 1989 Michele Coppola e Antonio Schiavone, entrambi incappati in guai giudiziari, ma senza conseguenze penali definitive; il primo è il cognato di Walter Schiavone (fratello di Francesco detto Sandokan), il secondo a sua volta è il cugino “incensurato” dello stesso Sandokan e di Carmine Schiavone, il pentito di camorra che per primo indicò la discarica di Borgo Montello come luogo dove sono avvenuti smaltimenti illeciti di rifiuti industriali.
Anche la figlia di Carmine, Maria Rosaria Schiavone detta “la sfinge”, condannata recentemente nell’omonimo processo, a sua volta moglie del minturnese Pasquale Noviello, si accasò da queste parti, visto che fu arrestata nel 2010 nella sua abitazione in località Tre Cancelli, Nettuno, che dista circa 2-3 chilometri in linea d’aria dalla discarica stessa. Tutti insieme appassionatamente acquistarono terreni ed immobili agricoli, lasciandoli poi incolti per anni, in particolare quelli prossimi all’unico sito di smaltimento dei rifiuti della provincia di Latina.

LANDI E L’ETERNA EMERGENZA
A quel tempo si era appena concluso un lungo braccio di ferro tra l’allora Presidente della Regione Lazio Bruno Landi (attuale amministratore della Ecoambiente) e il Sindaco di Latina Delio Redi. A causa dell’inquinamento riscontrato, la Magistratura aveva sequestrato buona parte del sito denominato S1, mentre presso la Regione stessa era ancora in corso la valutazione ambientale dell’invaso S2. Lo smaltimento dei rifiuti, per volontà della società allora gestrice della discarica, si arrestò e nelle strade delle città, Latina in testa, automaticamente crebbero i cumuli di immondizia.
Fu collaudato così il “prototipo” delle emergenze che da sempre accompagnano questo tipo di affari. Nel giro di alcuni giorni Landi firmò l’autorizzazione per l’apertura di S2.
Dopo pochi mesi, in prossimità della fine del suo mandato da Presidente della Regione, con le delibere n. 79 e n. 215 del 1990 autorizzò anche la discarica 2B per i rifiuti industriali tossico-nocivi (recentemente sotterrata dall’invaso S7) e per la realizzazione del termoinceneritore del Consorzio CISECO, a sua volta progettato nello stesso sito per smaltire sempre rifiuti industriali tossico-nocivi.  Ed era proprio questa delicata tipologia di rifiuti la vera emergenza in quegli anni. Non si contavano più i sequestri di discariche abusive, soprattutto nella zona di Aprilia, che avevano determinato pesantissimi inquinamenti ambientali.

GLI ENTI DISTRATTI, I CITTADINI SCOPRONO…
Occorreva bonificare quelle aree e attrezzare impianti di smaltimento che almeno in apparenza rispettavano la legge. Presto si sarebbe riversato a tale scopo un fiume di denaro pubblico, tuttora ininterrotto (vedi vicenda ricerca fusti nel sito S zero).
Valeva proprio la pena acquistare degli insignificanti terreni agricoli a Borgo Montello. Prima o poi, attraverso la crescita inarrestabile della montagna dei rifiuti, a loro volta avrebbero fruttato una montagna di soldi. Ed infatti così è andata a finire.
È stato Marco Omizzolo, coordinatore provinciale di Legambiente, ad accorgersi di quei cognomi dei clan camorristici mentre studiava la relazione dell’ARPA sull’inquinamento della falda da quelle parti. Nella cartografia comparivano due pozzi, su via del Pero – parallela alla discarica – su terreni indicati dall’ARPA come “Coppola-Schiavone” e “Coppola 2”.
Attraverso la collaborazione di Giorgio Libralato (responsabile dell’associazione Pontinia Ambiente e Territorio) e di chi scrive, nacque un vorticoso giro di visure catastali, dati storici, estratti camerali e recuperi da archivi giornalistici.  
Si scoprì subito che recentemente, ad ottobre 2008, quei terreni acquistati da Antonio Schiavone nel 1989 sono stati venduti alla Indeco, attuale gestore del limitrofo invaso S8, attraverso la Alice Acquedotti Srl (entrambe le società fanno parte del gruppo Green Holding SpA.

GLI STRANI SOCI DEL COMUNE
Emerse però anche un’altra curiosità: alcuni fabbricati rurali, situati a circa metà strada tra gli immobili indicati come “Coppola – Schiavone” e come “Coppola 2”, risultano tutt’oggi appartenenti alla Eco Latina Impianti Srl (prima denominata Agrimod), società che attraverso l’ormai classico giro di “scatole cinesi” fa capo a Manlio Cerroni, il re dei rifiuti laziali. Il mitico avvocato proprietario di Malagrotta è già presente nel capitale sociale di Ecoambiente Srl (gestore dell’altro invaso della stessa discarica di Latina) insieme alla famiglia Colucci e al Comune di Latina; quest’ultimo detiene il 51% della società Ecoambiente attraverso la Latina Ambiente Spa.

***
L’INDAGINE SPARITA

Nel novembre del 2009 le Guardie Provinciali hanno eseguito un sequestro di alcune cave abusive di argilla, tra Borgo Sabotino, Borgo Bainsizza e Borgo Montello; argilla che serviva per realizzare il fondo e le sponde dei nuovi invasi appena autorizzati dalla Regione sia ad Indeco che a Ecoambiente. Secondo le cronache locali, tra i terreni sequestrati c’erano anche quelli appartenuti ad Antonio Schiavone e Michele Coppola; che fine ha fatto il sequestro?

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PROTESTANO E INTANTO APPROVANO
Nello scorso mese di dicembre la Provincia di Latina, con la presa d’atto del Comune capoluogo, ha autorizzato la Indeco a prelevare oltre 16 mila metri cubi annui di acqua dalla falda sotterranea (cioè 16 milioni di litri). Una quantità d’acqua compatibile solo con un impianto industriale e vista l’attività della società autorizzata, c’è poco spazio per la fantasia. L’autorizzazione riguarda la particella n. 85 del “mitico” foglio 21 nel Comune di Latina. Proprio quello dove sono avvenute le vorticose compravendite dei “casalesi” senza che mai nessuno se ne sia accorto.

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Maggioranza e opposizione d’accordo

Sui terreni comprati dai casalesi vogliono fare Tmb ed inceneritore
Altra coincidenza sulla discarica di Latina: proprio l’area comprata a suo tempo dai casalesi a Borgo Montello era una delle quattro individuate dalla Provincia di Latina per il tanto agognato termoinceneritore voluto a tutti i costi dal Presidente Armando Cusani. Ed è proprio qui che si inserisce la beffa che sta per subire l’intero territorio. Come noto, sotto la minaccia delle sanzioni dell’Unione Europea, il 7 gennaio scorso il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini (nato proprio a Borgo Montello e “fresco” cittadino onorario di Latina) ha emanato un decreto per risolvere la solita emergenza: quella dello smaltimento dei rifiuti di Roma, Fiumicino, Ciampino e della Città del Vaticano che attualmente conferiscono proprio nella discarica di Malagrotta. Il decreto, oltre ad aprire nuove discariche, autorizza il Commissario straordinario Goffredo Sottile a completare urgentemente le procedure in corso per autorizzare gli impianti di trattamento meccanico biologico nel Lazio (TMB) e per favorire il recupero energetico dei rifiuti urbani. I TMB ricevono i rifiuti indifferenziati e praticamente li separano in materiali secchi (plastiche, metalli, carta, vetro) e umidi. Quest’ultimo passaggio sembrerebbe l’ok a costruire altri inceneritori, tipo quello di Cecchina (in località Roncigliano, ad Albano) e che guarda caso è un’ennesima gestione Cerroni con AMA ed ACEA. Tra gli impianti TMB in fase di completamento autorizzativo presso la Regione ci sono anche quelli della Ecoambiente e della Indeco a Latina. Quest’ultimo, in base alle indicazioni catastali indicate dalla stessa società nella richiesta di autorizzazione alla Regione e alla perimetrazione approvata (con l’assenso dell’opposizione) dal Consiglio comunale di Latina lo scorso 28 dicembre, sorgeranno proprio sui terreni acquistati dai “casalesi”. Caspita però, verrebbe da dire! Che lungimiranza hanno avuto questi signori nel comprarli a suo tempo. Chissà se don Cesare Boschin, il parroco di Borgo Montello ucciso inspiegabilmente 5 anni dopo (indagini archiviate) sapeva chi fossero o almeno da dove venivano, i suoi nuovi parrocchiani e quali affari facevano. La considerazione viene spontanea visto che nell’applicare le sue decisioni il Commissario straordinario può avvalersi di “competenti uffici” e delle forze dell’ordine.

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Impianti Tmb e compostaggio del decreto Clini
Il decreto firmato dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini prevede di far trattare quasi un milione di tonnellate (986.400) di immondizia l’anno tra Latina, Aprilia, Cisterna, Pomezia, Albano e Colleferro. Includendo tutti gli impianti di compostaggio previsti e considerando i TMB già esistenti (impianti che separano i rifiuti tra materiali secchi e umidi), la capacità di trattamento dei rifiuti complessiva a livello regionale sarebbe di oltre 2,8 milioni di tonnellate annue, senza considerare la raccolta differenziata con il sistema porta a porta. Nella sola provincia di Latina la capacità di smaltimento sarebbe circa il triplo della produzione complessiva annua a livello provinciale.

 

 

 

 

17/01/2013
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