Il giovane rider, originario del Bangladesh, stava effettuando una consegna a Latina quando è stato avvicinato da un altro fattorino, presumibilmente italiano, sulla cinquantina, dipendente di una piattaforma di delivery.
«Ha quasi investito la mia bicicletta», racconta. «Quando gli ho fatto notare di stare attento, mi ha risposto: “Dovresti ringraziarmi che non ti ho investito”».
Le frasi discriminatorie nei confronti del rider
Ma l’aggressione non si è fermata lì. Secondo il racconto del ragazzo, l’uomo avrebbe proseguito con frasi dal chiaro tono discriminatorio: «Mi ha chiesto se ero bengalese e ha detto: “Siete milioni qua, ovunque”. Mi trattava come un animale».
Spaventato, il rider ha scelto di non reagire: «Ho aspettato che andasse via per evitare problemi. Ma lui continuava a provocarmi anche mentre si allontanava».
“Ognuno ha la sua storia”
«Ognuno ha una sua storia — scrive ancora il ragazzo — non tutti scappano e vengono in Italia per soldi. I bengalesi lavorano, spesso in ristoranti, nei campi o in altri lavori duri e sottopagati, senza rubare o chiedere l’elemosina. Vivono onestamente. Perché tanto odio verso di noi?»
Il post si chiude con un appello alla comprensione: «Se foste costretti a fuggire dalla vostra terra e vi trattassero così solo perché siete “stranieri”, come vi sentireste?»
Le reazioni sui social
L’episodio ha suscitato reazioni di solidarietà sui social:
“Non siamo tutti così. Mi scuso io per un concittadino che non conosco, e spero mai di non conoscere. Ma, per fortuna non siamo tutti così”, scrive un utente.
“Chi giudica senza sapere le storie delle persone, dimentica che la dignità umana non ha passaporto”, aggiunge un altro cittadino.
Ma c’è anche chi fa la morale:
“Vabbè ma che lo racconti qui serve a poco, e se ti può consolare anche noi italiani subiamo ogni giorno episodi di prevaricazione dai nostri connazionali, è un brutto periodo storico per tutti”.
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