Un cantiere è attualmente aperto sulle sponde del Lago Albano di Castel Gandolfo alla locale pompa idrica (situata sul Comune di Albano) che porta l’acqua verso i municipi castellani.
Acea S.p.A., la multiutility al 51% del Comune di Roma che gestisce il servizio idrico per la Capitale e la sua provincia, ha avviato lavori straordinari sulla condotta che porta acqua dalle sponde del bacino vulcanico a undici comuni dei Castelli Romani, per dissetarli.
Acqua dal lago Albano a 11 Comuni dei Castelli Romani: 2,3 milioni per la condotta Acea
La cifra in gioco è significativa: 2 milioni e 314 mila euro, destinati alla “Manutenzione straordinaria elettromeccanica e civile degli impianti collegati al sistema idrico dell’Ambito Territoriale Ottimale n.2, Lazio Centrale”. L’intervento interessa una delle dorsali idriche più strategiche del quadrante sud della Capitale.
Visto un così grosso impegno economico è difficile si tratti di ‘semplice’ manutenzione. Che sia manutenzione o, in realtà, ampliamento della condotta, il risultato sarà comunque un aumento della capacità di prelievo.

La condotta in questione parte direttamente dal Lago Albano e rifornisce H24 di acqua, succhiata dal lago Albano, i comuni di:
Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Frascati, Rocca Priora, Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Zagarolo, Colonna, Palestrina e – da poco – anche Rocca di Papa, grazie a un collegamento recente con la rete idrica di Frascati.
Al momento, non vi sono limiti ai prelievi effettuati da Acea. Eppure, il livello del lago Albano continua a calare in modo considerevole e sempre più veloce, d’estate ma anche d’inverno.

Il lago Albano scende, i numeri allarmano
Il 15 giugno 2025, il livello del Lago Albano ha toccato -72 centimetri rispetto al “livello zero” fissato il 28 ottobre 2022 da misurazioni indipendenti dei cittadini dell’associazione Grottaferrata Sostenibile.
Solo tre centimetri separano il bacino dal minimo storico registrato a gennaio 2025: -75 centimetri. E la discesa continua. In appena due settimane, il lago ha perso altri 7 centimetri.
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Secondo proiezioni basate su rilevamenti storici, da qui a ottobre 2025 il livello dell’acqua potrebbe calare di almeno altri 60 centimetri, aggravando una crisi che ormai non è più solo ipotetica.
Con temperature in ascesa e piogge sempre più scarse, l’abbassamento del livello rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema di approvvigionamento.

Teleidrometro sparito, dati ‘oscurati’
Un altro aspetto critico è rappresentato dall’assenza totale di dati ufficiali.
Dal settembre 2024, i dati delle misurazioni automatiche del teleidrometro installato dalla Regione Lazio all’interno del centro federale olimpico non sono più accessibili.
Nonostante le promesse di trasparenza fatte in occasione della cerimonia di inaugurazione del dispositivo, nel settembre 2023, il portale dedicato alla pubblicazione dei dati è fuori servizio dal 26 settembre 2024.
Questa invisibilità istituzionale lascia cittadini e amministratori locali completamente privi di strumenti per monitorare l’evoluzione della crisi idrica.
A farne le spese è la stessa credibilità delle istituzioni, che avevano garantito l’accesso pubblico ai dati in tempo reale.
Pressioni crescenti
L’estate 2025 si preannuncia tra le più roventi degli ultimi anni.
Il Lago Albano, già in sofferenza per il calo fisiologico causato dall’evaporazione, è sottoposto anche a un’intensa pressione antropica.
Aumenta la popolazione residente nei mesi caldi, complici il turismo locale e il rientro degli abitanti stagionali. La domanda idrica cresce, insieme all’edilizia, mentre le riserve si assottigliano.
Senza contare che ad un abbassamento della faglia solitamente può corrispondere un peggioramento della qualità delle acque, dovuto ad un aumento in percentuale degli elementi inquinanti e pericolosi per la salute umana.
Istituzioni assenti, risposte insufficienti
Il 3 giugno 2025 si è tenuta presso la Regione Lazio una commissione congiunta Ambiente e Territorio per affrontare l’emergenza idrica.
La riunione, convocata con urgenza, non ha però visto la partecipazione dei principali attori coinvolti: assenti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Acea, e persino il Vaticano, che utilizza l’acqua del lago per la grande Villa dei Papi di Castel Gandolfo.
Assenze pesanti, che hanno impedito un confronto approfondito sulle responsabilità e sulle soluzioni possibili. La mancanza di coordinamento istituzionale e la continua opacità nella gestione del lago stanno alimentando dubbi e sfiducia tra i cittadini.
Nessun piano B
Mentre si continuano a prelevare milioni di litri d’acqua dal bacino lacustre, nessuna alternativa concreta sembra all’orizzonte o perlomeno non se ne ha notizia.
Nessuna nuova fonte idrica, nessuna riduzione pianificata dei prelievi, nessun piano di emergenza per garantire la sostenibilità della risorsa. L’emergenza è già qui, ma il sistema sembra ancora operare come se fosse tutto sotto controllo.
Il rischio? Che si continui a svuotare il lago per dissetare i Castelli Romani, fino a quando non sarà troppo tardi per invertire la rotta.
Non è chiaro se questa situazione sia dovuta più all’incapacità delle istituzioni o ad una precisa volontà di sottacere il problema, per poter continuare sul territorio del Castelli Romani una espansione edilizia, in realtà difficilmente sostenibile dal punto di vista idrico.



















