Il TAR del Lazio si è pronunciato sulla vicenda con una sentenza molto chiara, accogliendo il ricorso della dell’agente di Anzio.
La sentenza del TAR ha messo fine ad una battaglia legale che ha visto al centro il diritto alla maternità e la possibilità per una donna in divisa di non dover scegliere tra famiglia e carriera.
La vicenda iniziata due anni fa
La vicenda inizia nel 2023, quando l’agente di Anzio, vincitrice del concorso nazionale per 1000 Vice Ispettori, inizia regolarmente il 17° corso di formazione a Nettuno.
Nel marzo 2024, comunica all’amministrazione di essere al settimo mese di gravidanza e manifesta la volontà di proseguire il corso anche durante l’astensione obbligatoria, chiedendo di poter seguire le lezioni teoriche in modalità a distanza.
La proposta: partecipare alle attività online, già previste per alcune materie, e recuperare successivamente eventuali assenze in eccesso.
Ma la risposta del Ministero dell’Interno è negativa. La motivazione? Problemi organizzativi e limiti normativi che impedirebbero la partecipazione a distanza durante il congedo. La conseguenza: l’esclusione dal corso e la perdita della possibilità di accedere alla qualifica superiore.
Una maternità “scomoda”?
Per il TAR, però, quella dell’amministrazione è stata una scelta sproporzionata e in contrasto con i principi costituzionali e comunitari a tutela della maternità.
In particolare, i giudici sottolineano come la decisione abbia compromesso il diritto della ricorrente a non subire svantaggi di carriera per il solo fatto di essere madre, ignorando soluzioni alternative come sessioni di recupero o la possibilità di sostenere gli esami in date straordinarie.
La sentenza ricorda inoltre una pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE, secondo cui è illegittima ogni misura automatica che escluda una donna in congedo di maternità da un percorso formativo, senza considerare le sue specifiche esigenze o il grado di formazione già raggiunto.
Il rischio, in casi simili, è che la maternità diventi un ostacolo insormontabile per l’avanzamento professionale, in palese violazione del principio di parità.
Una vittoria che fa scuola
Grazie alla decisione del TAR, l’agente di Anzio è stata riammessa al corso per Vice Ispettori e ha potuto sostenere gli esami mancanti in sessioni straordinarie.
Tuttavia, fino alla sentenza definitiva, era rimasta formalmente “congelata”: nessuna assegnazione definitiva alla nuova sede e nessuna effettiva promozione al grado superiore, a differenza dei colleghi uomini che avevano completato il percorso nei tempi previsti.
Con l'implantologia computer guidata, alternativa meno invasiva alla classica
Il TAR ha infine ordinato all’amministrazione di rimuovere ogni ostacolo alla nomina della ricorrente al grado di Vice Ispettore, riconoscendo che la sua esclusione era illegittima e discriminatoria.
Un messaggio chiaro alla pubblica amministrazione
In un’epoca in cui si parla sempre più di parità di genere e valorizzazione delle competenze femminili nelle istituzioni, il messaggio del TAR è netto: la maternità non può essere un ostacolo alla carriera, tanto meno all’interno delle forze di polizia.
Questa pronuncia potrebbe fare giurisprudenza, obbligando le amministrazioni pubbliche – in particolare quelle con compiti formativi – a rivedere regolamenti, prassi e protocolli.
Perché la tutela della maternità non resti solo un principio scritto sulla carta.
Leggi anche: Anzio, Carabiniere sottufficiale beccato con la droga: Comando dell’Arma e Tribunale sono severissimi
























