Nell’ultima riunione di giugno il Consiglio Comunale di Albano Laziale ha lanciato quindi un messaggio urgente al sindaco di Roma Roberto Gualtieri:
“Il campo pozzi Acea Laurentino, situato tra Ardea e Pomezia e gestito da Acea – spiega il Consiglio comunale – non va dismesso, al contrario di quanto annunciato dalla stessa municipalizzata dell’acqua, di proprietà del Comune di Roma, nei giorni scorsi, ma bonificato, messo in sicurezza e restituito alla sua funzione pubblica”.
È un appello, quello del Comune dii Albano, diretto innanzitutto al Campidoglio, promotore del maxi-inceneritore da 600mila tonnellate annue che dovrebbe sorgere a Santa Palomba, ma a pochi metri dal confine con Albano e con i due comuni di Ardea e Pomezia.

Acqua solo per l’inceneritore
Quello di cui si è occupato il Consiglio comunale di Albano è un impianto previsto proprio accanto a quell’area di captazione idrica, già in forte sofferenza, da cui si vorrebbe prelevare l’acqua per il raffreddamento dell’impianto attraverso 4 pozzi che bucheranno la falda idrica situata tra i Castelli Romani e Ardea e Pomezia.
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La decisione del Consiglio comunale di Albano è arrivata all’unanimità il 26 giugno scorso, con il voto di un ordine del giorno, votato durante una seduta straordinaria convocata proprio per affrontare la questione ambientale e idrica che riguarda il campo pozzi Laurentino.
Un campo pozzi che serve i Comuni di Ardea e Pomezia e che è collegato alla falda idrica dei Castelli Romani, una delle aree più delicate del bacino idrico a sud di Roma.
Albano si muove, Ardea e Pomezia stanno a guardare (per ora)
L’area interessata è un nodo strategico per l’approvvigionamento idrico di tutto il quadrante sud della Capitale, ma è anche un territorio fragile, con falde compromesse da anni di captazioni intensive, carenza di manutenzione e inquinamento diffuso.
Nonostante questo, si prevede ora di aumentare ulteriormente la pressione su questa risorsa, per soddisfare le esigenze del futuro termovalorizzatore di Roma.
Una scelta che, secondo il Consiglio Comunale di Albano, rischia di mettere definitivamente in crisi il sistema idrico locale e di compromettere la sicurezza ambientale di un’area già provata.
Da qui la richiesta, rivolta in primis a Roma Capitale, di invertire la rotta: niente dismissioni, ma interventi di bonifica, controlli ambientali e un piano serio di tutela del territorio.
Nei giorni scorsi, una associazione territoriale aveva annunciato di aver scritto una lettera ai consiglieri comunali di Ardea e Pomezia, per chiedergli di attivarsi a tutela di questo campo pozzi: per ora non risultano decisioni in merito.
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Non solo Roma, ma anche Regione Lazio e Città Metropolitana
Nel documento approvato da Albano, l’intero Consiglio comunale chiede anche alla Regione Lazio l’avvio immediato delle operazioni di bonifica dell’area del campo pozzi Laurentino e il monitoraggio ambientale costante della qualità delle acque e del suolo.
E alla Città Metropolitana di Roma si sollecita il ripristino delle misure di tutela urbanistica e ambientale già previste da una mappa approvata nel 2021. Quelle misure che oggi sembrano essere state cancellate per far spazio al nuovo impianto industriale.
I consiglieri comunali di Albano considerano grave e pericoloso questo comportamento, poiché proprio quelle tutele servivano a garantire un presidio fondamentale per la salute dei cittadini e la salvaguardia delle risorse idriche.
Tutti d’accordo: la falda idrica va salvata
Il dato politico è chiaro: su questa vicenda, il Consiglio Comunale di Albano ha votato compatto. Nessuna differenza tra maggioranza e opposizione. La tutela dell’acqua e dell’ambiente ha superato ogni divisione.
La falda idrica tra Ardea, Pomezia e Santa Palomba non può diventare la vittima silenziosa delle scelte calate dall’alto su un territorio già segnato da emergenze ambientali, come quella della discarica di Roncigliano, ad esempio.
Con l’approvazione dell’ordine del giorno, Albano si schiera ufficialmente contro ogni tentativo di dismettere o svendere un’infrastruttura idrica strategica. Si pretende invece trasparenza, interventi di risanamento e un nuovo vincolo di tutela per tutta l’area.
Inceneritore e campo pozzi: un nodo da sciogliere
Il legame tra l’impianto di incenerimento e il campo pozzi è molto più che simbolico.
Enormi quantità di acqua sono necessarie per far funzionare l’inceneritore, uno dei più grandi d’Europa.
E quell’acqua dovrebbe arrivare proprio da quella falda. Una falda già sfruttata, contaminata in alcuni tratti e messa sotto stress da anni di captazione.
Per questo l’appello rivolto a Gualtieri è anche un invito a rivedere le priorità.
Non si può progettare una nuova infrastruttura industriale di quella grandezza sacrificando una risorsa così preziosa. La battaglia parte da Albano, ma riguarda tutto il quadrante sud di Roma, dai Castelli Romani al litorale.
Ora si attende che anche gli altri comuni coinvolti facciano i loro passi ufficiali.
Intanto la palla passa al sindaco della Capitale. Mentre il tempo per intervenire si sta esaurendo.
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