Si parla di un immobile di circa 100 metri quadrati costruito in una via di campagna nella zona sud del territorio del Comune di Aprilia.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto il ricorso di una cittadina di Aprilia che si era opposta all’ordinanza del Comune che imponeva la demolizione della sua abitazione, realizzata senza alcun permesso edilizio.
Secondo quanto ricostruito nella sentenza, la signora aveva costruito l’immobile tra il 2008 e il 2009 su un terreno di sua proprietà, ma senza ottenere i necessari titoli autorizzativi.
La (falsa) sanatoria e l’ordinanza di demolizione del Comune di Aprilia
Nel 2017 si era rivolta a un tecnico per cercare di regolarizzare la situazione e ottenere una sanatoria.
Secondo quanto dichiarato al Tribunale, il tecnico aveva quindi presentato alla signora il titolo di sanatoria, con tanto di numero 242/2017. Tuttavia, il documento che le fu consegnato si è rivelato in seguito un falso.
E dire che il tecnico – che al momento non risulta indagato – avrebbe anche ricevuto gli importi necessari allo svolgimento delle attività amministrative. Insomma, una “sòla”, come si dice a Roma.
Quando, infatti, un nuovo tecnico incaricato ha svolto un controllo per avviare dei lavori di ristrutturazione e accedere ai benefici fiscali, la donna è venuta a conoscenza della incredibile verità: il Comune di Aprilia non aveva mai rilasciato alcun permesso per sanare l’immobile.
A quel punto, il IV Settore Urbanistica del Comune di Aprilia ha emesso un’ordinanza di demolizione dell’opera abusiva, chiedendo il ripristino dello stato originario dei luoghi entro novanta giorni.
Il ricorso in Tribunale
La signora ha quindi deciso di fare ricorso al TAR, sostenendo di essere in buona fede, di aver agito fidandosi del tecnico e che, comunque, l’abuso edilizio fosse ormai prescritto.
Il Tribunale amministrativo, però, non ha accolto queste motivazioni.
Pur riconoscendo la buona fede della ricorrente, i giudici hanno stabilito che non può esistere alcun “legittimo affidamento” da parte di chi costruisce un edificio senza alcuna autorizzazione, e che il tempo non può sanare una violazione così grave.
Inoltre, la prescrizione non si applica in casi di abusi edilizi permanenti come quello in esame. Dunque, la demolizione è inevitabile.
La signora dovrà inoltre farsi carico delle spese legali, quantificate in 2.000 euro, come previsto dalla decisione del Tribunale.
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Per la proprietaria dell’immobile abusivo c’è una ultima possibilità legale, quella di rivolgersi al Consiglio di Stato. Anche se risulta difficile capire come quest’ultimo grado di giustizia, in base alla documentazione esistente, possa ribaltare la sentenza del TAR.
Come accennato anche all’interno della sentenza del TAR, resta al di fuori di questo giudizio l’accertamento sul piano civilistico e penalistico della condotta di falso.
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