Al centro del dibattito, una mozione presentata dai consiglieri di minoranza Marco Lonzi e Anna Delle Chiaie, con un obiettivo: destinare una parte dei compensi dei consiglieri comunali alla cura e manutenzione del verde pubblico.
Una proposta apparentemente semplice, ma che ha scatenato un vero e proprio scontro politico, mettendo in luce le diverse visioni sulla gestione delle risorse pubbliche e sul ruolo degli amministratori.
La proposta: “Consiglieri di Frascati, devolvete volontariamente” per il verde
La mozione intendeva istituire un capitolo di bilancio specifico per il verde e offrire ai consiglieri la possibilità di devolvere volontariamente i propri gettoni di presenza a tale fondo.
Un gesto che, nelle intenzioni dei proponenti, avrebbe dovuto rappresentare un segnale concreto di impegno e responsabilità verso il bene comune, specialmente in un momento di difficoltà finanziaria per il Comune di Frascati.
L’idea di base era nobile: migliorare il decoro urbano e il benessere dei cittadini attraverso la cura di aiuole e aree verdi, spesso trascurate per mancanza di fondi.
Frascati, la demagogia e la Corte dei Conti
La reazione della maggioranza non si è fatta attendere.
Il consigliere Michele Arganini ha subito espresso forte contrarietà, definendo l’iniziativa “demagogica“.
Secondo Arganini (di professione avvocato), molti consiglieri già devolvono autonomamente parte dei loro compensi senza necessità di clamore pubblico o di una mozione specifica. Ma la sua opposizione non si è fermata qui.
Arganini ha sollevato un’importante questione legale, citando un parere della sezione controllo Campania della Corte dei Conti (deliberazione n. 177 del 2023). Tale parere distinguerebbe tra “devoluzione” e “rinuncia”: se la devoluzione è un atto personale, la rinuncia ai compensi acquisirebbe efficacia solo sulla sfera patrimoniale del rinunciante, ma non permetterebbe di vincolare la somma a una destinazione predeterminata.
In sostanza, il denaro rinunciato rientrerebbe nelle casse comunali come “economia di spesa” generica, non potendo essere assegnato a un capitolo specifico come quello proposto per il verde.
Questa interpretazione giuridica ha rappresentato un ostacolo tecnico non indifferente per la mozione.
Maggioranza di Frascati: la ‘beneficienza’ già fatta senza clamori
La sindaca Francesca Sbardella e altri consiglieri di maggioranza hanno rafforzato la posizione di Arganini, sottolineando come l’abitudine di contribuire economicamente alle necessità del Comune sia già una prassi consolidata, spesso senza alcuna pubblicità.
Si è fatto notare come, in passato e tuttora, sindaci e assessori mettano mano alle proprie tasche per coprire spese impreviste o per realizzare iniziative che il bilancio comunale, provato dal dissesto finanziario, non riesce a sostenere.
Eventi come la Festa dello Sport, celebrazioni istituzionali e persino l’acquisto di beni di prima necessità per gli uffici comunali sarebbero stati finanziati in questo modo.
Le visioni opposte di maggioranza e minoranza
La discussione ha evidenziato due modi opposti di intendere il “sacrificio” dei politici.
Da un lato, la minoranza, con Lonzi e Delle Chiaie, ha insistito sulla trasparenza e sul “buon esempio” pubblico, proponendo un meccanismo formale per la raccolta e la rendicontazione dei fondi destinati al verde.
Hanno evidenziato lo stato di degrado di aiuole e piante, soprattutto in zone centrali come Corso Italia e la passeggiata, e la necessità di interventi immediati.
La mozione, a loro dire, non aveva intenti demagogici, ma era semplicemente una proposta volontaria per cercare soluzioni concrete ai problemi della città.
Dall’altro lato, la maggioranza ha ribadito la preferenza per un impegno più discreto e versatile.
Il consigliere Riccardo Tomei ha sottolineato come i gettoni di presenza, di circa 13 euro netti a seduta, siano cifre irrisorie e insufficienti a risolvere i problemi strutturali di un Comune in dissesto.
Ha poi ribadito che l’amministrazione, e molti consiglieri, sono già abituati a intervenire con fondi propri per sostenere diverse iniziative comunali, senza bisogno di clamore.
La sindaca ha ulteriormente spiegato che il bilancio del verde è già stato tagliato drasticamente, passando da 1,1 milioni a 500 mila euro a causa del dissesto, e che i pochi gettoni dei consiglieri non potrebbero coprire un tale gap.
Il bilancio in dissesto mette a dura prova la dignità della politca
Un ulteriore punto di disaccordo ha riguardato la dignità del ruolo politico.
L’ex sindaco Roberto Mastrosanti ha espresso il suo dissenso sulla rinuncia agli emolumenti, affermando che il lavoro degli amministratori, specie quello del sindaco, è impegnativo e richiede un giusto compenso per potersi dedicare appieno alla città, mantenendo anche la propria famiglia.
Ha poi sollevato un dubbio pratico: molti consiglieri, a suo dire, non percepirebbero regolarmente i gettoni di presenza, rendendo l’intera discussione sulla loro devoluzione quasi surreale.
Nonostante le perplessità sulla fattibilità tecnica e le accuse di demagogia, la Segretaria Generale Graziella Cannizzaro ha chiarito di non aver ravvisato vizi di illegittimità nella mozione, pur non conoscendo lo specifico parere della Corte dei Conti citato da Arganini.
Ha ammesso che, tecnicamente, un prelievo alla fonte e una destinazione ad hoc sarebbero possibili. Ciò non è bastato a placare gli animi.
La maggioranza ha respinto la mozione presentata dai due consiglieri di minoranza, sostenendo che essa avrebbe limitato la libertà di ciascun amministratore di destinare i propri fondi a qualsiasi area ritenuta più bisognosa, non solo al verde.
Un epilogo prevedibile per una proposta che, pur partendo da buone intenzioni, è finita per innescare l’ennesima polemica politica sulla gestione di una Frascati alle prese con un difficile bilancio.
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