A renderlo noto è stato il sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro, durante un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.
La conferma della perdita del finanziamento ufficiale è arrivata in risposta a un’interrogazione del deputato Filiberto Zaratti (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha duramente attaccato sia il Comune di Aprilia sia la Regione Lazio, parlando senza mezzi termini di “una vicenda di gravità inaudita”.
“Sostanzialmente il sottosegretario ha confermato ciò che temevamo — ha dichiarato Zaratti — ossia la perdita del finanziamento di 14 milioni di euro previsti dal PNRR per la bonifica del sito ‘orfano’ di Aprilia”.
Scaricabarile tra Governo e Regione Lazio
Il Governo si scarica dalle responsabilità passando la patata bollente alla Regione Lazio, l’Ente che avrebbe dovuto guidare la bonifica della discarica di Aprilia.
Non ricorda il Governo che aveva promesso un Commissario ad acta? Che ad ogni interrogazione parlamentare aveva promesso di occuparsi del problema? E cosa ha fatto, invece? È intervenuto solo per togliere il vincolo che impediva la costruzione di una ulteriore discarica sullo stesso sito.
Perché tutti questi timori ad intervenire? A chi si rischiava di pestare i piedi?
Aprilia è la vittima non la responsabile
Sinceramente noi non ci stupiamo della perdita dei 14 milioni, che era già assodata da mesi. Lo abbiamo scritto e riscritto più volte sui nostri articoli. Non ci voleva un sottosegretario per capirlo.
Quello che ci stupisce è quel dito puntato contro il Comune di Aprilia.
“La responsabilità principale è tutta in capo al Comune di Aprilia, che dopo mesi d’inerzia ha rinunciato formalmente, per scelta del Commissario straordinario, al ruolo di soggetto attuatore esterno” ha spiegato ancora Zaratti.
Non è chiaro se tutto a un tratto ci sia ora un’amnesia generale sui fatti precedenti o se davvero tutti fossero all’oscuro di come procedevano veramente le cose.
Come stavano procedendo davvero le cose ce lo spiegò lo stesso Commissario straordinario D’Attilio alla guida di Aprilia lo scorso febbraio.
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Per fare i lavori di bonifica erano stati stimati circa 27 mesi. I 14 milioni stanziati dovevano essere spesi assolutamente entro marzo 2026. Ma, pur cominciando i lavori subito, questi sarebbero terminati a febbraio 2027.
Una volta sforato il limite, come prevedono le ferree norme del PNRR, il finanziamento sarebbe stato ritirato. E il Comune di Aprilia si sarebbe ritrovato a dover pagare 14 milioni di euro di tasca propria.
In pratica non si sarebbe riusciti a terminare la bonifica e il Comune di Aprilia avrebbe dovuto dichiarare fallimento.
Il Commissario chiese garanzie alla Regione Lazio per un suo intervento che garantisse il supporto finanziario dell’operazione. Aiuto che non arrivò mai.
Qualcuno si ricorda ancora questi fatti?
La politica (non quella di Aprilia) non ha fatto nulla per sbloccare la bonifica
Al di là del comportamento del Commissario (non spettava certo a lui fare pressioni politiche), forse si ignora la storia politica precedente, quando politici di Aprilia sono stati cacciati dai rispettivi partiti o isolati per aver osato tentare di imporre la bonifica.
Il politico locale che tentava di sbloccare la situazione veniva subito stoppato dagli ‘ordini dall’alto’.
I cancelli dell’area da bonificare erano tenuti rigorosamente serrati. Nessun ente, pur avendone probabilmente l’autorità, si è azzardato ad intervenire.
Diciamo chiaramente ad alta voce quello che tutti sanno (ma sussurrano soltanto): a tutti era chiara la volontà dei massimi livelli di Governo e Regione Lazio di non forzare la mano. Chi poteva intervenire si è voltato dall’altra parte. E chi poteva intervenire non risiedeva certo nel Comune di Aprilia.
Il paradosso della discarica sulla discarica
La stessa società che teneva ben chiusi i cancelli ora sta creando una nuova discarica nello stesso sito, con le nuove vasche che si incastrano in una sorta di gigantesco Tetris con il terreno da bonificare.
Chiediamo pubblicamente ai tecnici dell’Arpa che ci spieghino come è possibile consentire un’operazione di questo genere. È chiaro che noi non siamo tecnici, per cui vorremmo spiegazioni, perché basta guardare la mappa per rendersi di quanto si vuole porre in essere.

Per creare le nuove vasche si deve scavare. Ma quel terreno da scavare è adiacente la vecchia discarica. Non vicino, ma proprio attaccato. Come si fa a garantire che tutti gli inquinanti non abbiano pervaso anche altre zone, rispetto a quelle mappate.
Non si sa nemmeno quanti rifiuti e di che tipo siano stati interrati in passato. Come possiamo delimitare così perfettamente l’area inquinata?
Riportiamo alcune testimonianze di chi abita vicino al sit, relative al periodo di gestione della vecchia discarica (le abbiamo già pubblicate in precedenza):
“Venivano decine e decine di camion a tutte le ore, anche di notte, scaricavano in continuazione, senza mai fermarsi”.
“Camion da tutta Italia, con le targhe del nord Italia, scaricavano anche una gran quantità di liquidi”.
“Quando passeggiavo lungo il fosso per fare asparagi, si sentiva il calore venire da sotto terra, là dove avevano scaricato”.
Non è che i liquidi inquinanti li fermi, dicendogli “Più di questo limite non potete infiltrarvi”.
Basta guardare il progetto per capire l’assurdità di fare una nuova discarica senza prima aver bonificato la precedente.
Che fine hanno fatto i soldi già erogati?
Nel mirino del deputato Zaratti finisce anche la Regione Lazio, che avrebbe avuto il compito di vigilare sull’attuazione del progetto e che non solo non avrebbe agito per salvare il finanziamento, ma avrebbe compiuto una scelta paradossale:
“È davvero scandaloso che la Regione Lazio, che ha mandato in fumo queste preziose risorse, abbia recentemente dato il via libera al progetto di una nuova discarica di rifiuti nell’area adiacente al sito ‘orfano’ di Santa Apollonia”.
Nella questione della discarica mai bonificata c’è anche un aspetto pratico e, forse, potenzialmente contabile: che fine hanno fatto gli 1,4 milioni di euro di anticipazione che erano già stati erogati?
“Resta da capire se e come siano stati spesi” ha sottolineato Zaratti, sollevando interrogativi su possibili responsabilità amministrative.
“È uno schiaffo alla comunità apriliana che da anni attendeva il risanamento ambientale di questa area”, conclude Zaratti. Un’occasione persa che, secondo molti, non sarà facile recuperare.
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