La nuova sezione della Corte d’Appello di Roma, chiamata a riesaminare il caso dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, ha cancellato l’impianto più grave del processo: l’associazione mafiosa.
Sono inoltre cadute le aggravanti del 416 bis e dell’associazione armata, portando a una significativa riduzione delle pene.
In Tribunale cadono le accuse più gravi: per 25 accusati niente “mafia”
Il procedimento, che nel 2022 aveva portato a oltre 60 arresti, rappresentava una delle più imponenti operazioni antimafia nel territorio laziale degli ultimi anni.
La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma aveva sostenuto l’esistenza di due sodalizi legati direttamente alla ’ndrangheta calabrese, con ramificazioni in grado di influenzare l’economia locale, condizionare le elezioni amministrative e infiltrarsi negli apparati istituzionali.
L’indagine aveva fortemente contribuito allo scioglimento per mafia dei Comuni di Anzio e Nettuno.
Nel febbraio 2023, il Gup del Tribunale di Roma, Roberto Saulino, aveva inflitto complessivamente 260 anni di carcere ai 25 imputati che avevano scelto il rito abbreviato, confermando integralmente la tesi accusatoria. Condanne poi confermate anche in Appello.
Ma a gennaio 2025 la Cassazione ha ribaltato tutto, annullando le condanne per l’accusa di associazione mafiosa e disponendo un nuovo processo d’appello per diversi imputati, tra cui Bruno Gallace, ritenuto uno dei promotori del gruppo criminale.
Ora, la nuova sentenza pronunciata il 24 luglio 2025 dalla Corte d’Appello bis ha fatto cadere le imputazioni più pesanti. I giudici hanno escluso l’esistenza di un’associazione mafiosa sul litorale romano e ricalibrato le condanne su reati meno gravi.
Gli imputati eccellenti
Tra gli imputati assolti da questa contestazione, oltre a Gallace, compaiono nomi come Vincenzo Italiano, Francesco Samà, Cosimo Tedesco, Fabrizio Lorenzo, Gregorio Spanò. Altri, come Bartolomei, Mezinaj, Leoni, Scognamiglio, Alessandri e Menichetti, hanno visto cadere l’aggravante mafiosa legata al narcotraffico.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi giorni, ma già si preannunciano dirompenti. La decisione sconfessa di fatto quanto ricostruito da numerosi collaboratori di giustizia, tra cui Antonino Belnome, che aveva descritto un’organizzazione articolata e radicata, con un preciso legame alla ’ndrangheta calabrese.
Un colpo durissimo per l’accusa, e un passaggio che potrebbe ora avere effetti anche sul secondo filone del processo, quello relativo al rito ordinario.
A dicembre 2024, infatti, il Tribunale di Velletri aveva condannato con pene molto severe 22 imputati, tra cui Giacomo Madaffari, ritenuto uno dei capi, che aveva ricevuto 28 anni di carcere.
I reati contestati ad Anzio e Nettuno
Ma dopo questa sentenza, anche quelle condanne rischiano di essere drasticamente ridimensionate in Appello.
Tra i reati originariamente contestati a vario titolo c’erano: traffico internazionale di droga aggravato dal metodo mafioso, estorsioni, detenzione illegale di armi, fittizie intestazioni di beni, e gestione illecita di rifiuti.
La sentenza non cancella del tutto il peso penale delle condotte emerse, ma ne riduce drasticamente la cornice criminale: da organizzazione mafiosa a rete criminale meno strutturata.
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