Si tratta di un edificio immobiliare, con una vista spettacolare direttamente sul lago, che da tempo si trova in condizioni di abbandono e degrado.
Un vero e proprio cantiere fantasma nel pieno centro storico, in via Giuseppe Mazzini, ai civici dal 6 al 14, in un’area classificata come zona A1 dal Piano Regolatore Generale, dunque di massima tutela paesaggistica e urbanistica.

Il provvedimento arriva dopo un esposto presentato all’inizio di luglio da cittadini preoccupati per la sicurezza.
Un sopralluogo della Polizia Locale di Castel Gandolfo ha confermato le criticità: porta d’ingresso rotta, accessi spalancati, nessuna protezione o cartello di avviso, materiali edili lasciati incustoditi. Il tutto in un contesto aperto, accessibile da chiunque, inclusi turisti e minori.
Castel Gandolfo, rischi per l’incolumità pubblica di residenti e turisti
La situazione è apparsa da subito potenzialmente pericolosa. Sebbene l’immobile non risulti occupato abusivamente, le condizioni strutturali e la mancata sorveglianza lo rendono un rischio concreto.
Il Comune di Castel Gandolfo ha così emesso un’ordinanza “contingibile e urgente” – uno strumento previsto in casi in cui si debba intervenire rapidamente per prevenire danni alla salute e alla sicurezza dei cittadini.
Nel documento si fa riferimento all’articolo 677 del Codice Penale, che impone ai proprietari l’obbligo di intervenire su edifici che minacciano rovina.
In questo caso, la responsabilità è di una società privata con sede fuori regione, già destinataria nel novembre 2023 di un’ordinanza per la messa in sicurezza della facciata, mai completamente eseguita.
Obbligo di intervento immediato
Le autorità comunali di Castel Gandolfo hanno imposto un termine massimo di dieci giorni per mettere in sicurezza l’intero stabile.
Tra le azioni richieste figurano la chiusura fisica di tutti gli accessi, la bonifica del cantiere, l’installazione di grate e sbarramenti, la rimozione di eventuali materiali pericolosi e la cartellonistica di pericolo.
La proprietà dovrà inoltre relazionare entro tre giorni dalla fine dei lavori tramite un tecnico abilitato, certificando l’avvenuto adempimento.
In caso di inadempienza, il Comune di Castel Gandolfo provvederà d’ufficio, addebitando le spese alla proprietà e applicando le sanzioni previste dalla legge, inclusa la denuncia penale ai sensi dell’articolo 650 del Codice Penale.
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Le opere di messa in sicurezza sono considerate provvisionali e non richiedono titolo edilizio.
Un patrimonio in rovina, nell’indifferenza della proprietà
Il caso solleva interrogativi più ampi sulla gestione del patrimonio immobiliare nei centri storici e sull’inerzia di alcuni proprietari, che lasciano decadere immobili in contesti ad altissimo valore paesaggistico e turistico.
In questo caso, si tratta di una struttura potenzialmente redditizia, vista la posizione straordinaria, ma che oggi rappresenta solo un pericolo per residenti e visitatori.
L’ordinanza del Comune di Castel Gandolfo rappresenta un segnale importante: la tolleranza verso situazioni di degrado strutturale e urbanistico non può esserci.
A maggior ragione ora, che Castel Gandolfo, con il ritorno del Papa, è tornato sotto gli occhi del mondo intero.
Le istituzioni locali intendono tutelare non solo l’incolumità pubblica, ma anche il decoro e il valore di una delle perle dei Castelli Romani. Un patrimonio che non può essere abbandonato all’incuria di chi trascura le proprie proprietà.
Un intervento necessario, ma tardivo
Quella che oggi è una priorità indifferibile, avrebbe potuto essere affrontata per tempo.
L’ordinanza n. 110 del 16/11/2023 già segnalava il deterioramento dell’edificio e richiedeva interventi minimi di consolidamento.
La mancata esecuzione delle opere ha trasformato il problema in un’emergenza. A distanza di venti mesi dalla prima segnalazione si è deciso quindi di agire.
Intanto, il centro storico di Castel Gandolfo – frequentato ogni anno da migliaia di visitatori, turisti e fedeli – continua a fare i conti con edifici pericolanti e cantieri abbandonati.
Questa ordinanza potrebbe segnare un cambio di passo. Ma resta da capire se la proprietà risponderà o se toccherà al Comune intervenire.
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