Si tratta di terreni del centro cittadino che vennero utilizzati per realizzarvi delle strade senza però alcun atto di esproprio ai proprietari da parte del Comune di Aprilia.
Si parla di particelle catastali oggi corrispondenti a tratti di via Piave, via Isonzo, corso San Giovanni XXIII, via dei Mille e via Emilia.

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Latina già nel febbraio scorso aveva dato ragione a dieci cittadini – gli eredi Cossettini – sulla gestione illegittima di alcuni loro terreni.
Il Comune di Aprilia si è appellato al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR. Ma ha perso anche in questa sede.
Il Consiglio di Stato ha infatti respinto l’appello dell’Amministrazione apriliana confermando in pieno la decisione del TAR Latina.
La sentenza: il Comune di Aprilia non ha provato la proprietà su quei terreni
Il Comune di Aprilia sosteneva da anni di aver acquisito quelle aree «per effetto dell’urbanizzazione eseguita dai privati» o comunque in virtù di una vecchia sentenza del Tribunale di Latina del 2008.
Ma per il Consiglio di Stato quella sentenza non contiene alcuna attribuzione di proprietà in capo al Comune. La decisione dei giudici si limitava a rigettare una domanda, senza stabilire nulla sul piano della titolarità dei suoli.
«Non si può ritenere – scrive il Consiglio di Stato – che la sentenza T. Latina 1120/2008 contenga un accertamento della proprietà a favore del Comune, contrariamente a quanto esso sostiene».
E ancora: «Dal testo del documento non risulta che una simile domanda sia stata proposta […] né vi è pronuncia sull’effettiva realizzazione di una fattispecie di occupazione usurpativa».
«Si deve quindi concludere, con ragionevole certezza, che la sentenza T. Latina 1120/2008 non costituisca il titolo di proprietà preteso dal Comune».
Decenni di uso pubblico delle strade del centro di Aprilia senza un esproprio vero e proprio
La battaglia legale è iniziata nel 2015, ma la vicenda affonda le radici ancora più indietro negli anni.
Dopo decenni di uso pubblico di queste particelle, i proprietari nel 2015 chiesero formalmente al Comune di Aprilia di procedere con l’esproprio, visto che da quelle terre non traevano alcuna utilità.
Quando l’ente pubblico acquisisce una proprietà privata per esigenze di interesse pubblico con un atto di esproprio, l’acquisizione è di norma compensata da un’indennità nei confronti del soggetto espropriato del bene.
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Nel caso dei terreni del centro di Aprilia in questione, i proprietari non avevano però ricevuto alcun atto di esproprio e di conseguenza nessun indennizzo.
Non solo, ma sui quei terreni continuavano a pagare l’IMU.
Il silenzio alla richiesta di esproprio che costa caro al Comune di Aprilia
L’Amministrazione di Aprilia ha ignorato per anni la richiesta di procedere con l’esproprio.
Ha anzi tentato di intestarsi i terreni con una procedura prevista dall’art. 31 della legge 448/1998, che prevede l’acquisizione gratuita di suoli usati da oltre vent’anni per fini pubblici, ma solo col consenso dei proprietari.
Quel consenso però non è mai arrivato.
E così, dopo un lungo contenzioso, culminato in più ricorsi e sentenze, il Consiglio di Stato ha scritto la parola fine su un braccio di ferro durato quasi dieci anni.
Non solo ha respinto tutti e sei i motivi di appello presentati dal Comune di Aprilia, ma ha anche smontato la tesi secondo cui quei terreni fossero stati acquisiti per effetto dell’urbanizzazione storica:
«Risulta dagli atti – scrive la IV Sezione – che quando ciò avvenne, ovvero negli anni ’60, non fosse richiesta alcuna cessione gratuita di aree.
Tale obbligo fu introdotto solo nel 1973. In ogni caso, di questa presunta cessione, che ove prevista sarebbe dovuta risultare da atti formali, non è stata prodotta documentazione alcuna».
La sentenza esclude inoltre che il Comune possa invocare l’usucapione, visto che «il termine necessario non è ancora decorso» e che la rivendicazione dei proprietari ha interrotto la continuità del possesso già nel 2001.
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Il Comune di Aprilia pagherà anche le spese legali
La decisione del Consiglio di Stato ha un peso economico non indifferente.
Il Comune di Aprilia è stato condannato a pagare 10.000 euro di spese processuali.
Ma soprattutto, si conferma una linea giurisprudenziale ormai consolidata, che smonta le pretese dell’ente su aree trasformate in viabilità pubblica senza titolo valido.
Per i cittadini coinvolti, è una vittoria tanto simbolica quanto sostanziale e ora attendono l’esproprio e il relativo risarcimento, con tanto di interessi. E si tratta di cifre non indifferenti.
Per il Comune di Aprilia, invece, l’ennesima sconfitta giudiziaria in materia urbanistica, che rischia di aprire la strada a nuove richieste di risarcimento e ad altri ricorsi da parte di privati in situazioni analoghe.
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