L’obiettivo era quello di aggiungere un ulteriore piano destinato a ospitare una piccola struttura ricettiva extra alberghiera, sfruttando – secondo i proprietari – la destinazione edificatoria originaria dell’area.
Il progetto è stato però bloccato dal Comune di Anzio, che ha negato il rilascio del permesso di costruire.
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Il contenzioso amministrativo che ne è nato è poi sfociato davanti ai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, dove i proprietari hanno contestato il ‘No’ dell’amministrazione.
La vicenda, intrisa di dettagli urbanistici, si è giocata sul confine sottile tra vincoli paesaggistici, pianificazione territoriale e poteri discrezionali dell’ente locale.
Non si conosce il nome del ristorante, perché Il Tribunale ha oscurato nella sentenza tutti i dati del ristorante che risulta pertanto non individuabile.
È invece chiarissimo come il Comune di Anzio sia riuscito col meccanismo della “Zona bianca” a bloccare (per ora) la volontà di ampliamento dei proprietari.
Come nasce una “Zona bianca” inedificabile
Il nodo principale riguardava la destinazione urbanistica dell’area. In passato, una variante al Piano Regolatore aveva classificato il terreno come “duna”, ponendo un vincolo di inedificabilità.
I proprietari avevano già ottenuto l’annullamento di tale variante sia dal TAR che dal Consiglio di Stato, che avevano riconosciuto l’antropizzazione dell’area come elemento incompatibile con la classificazione naturale.
Nonostante ciò, il Comune di Anzio ha sostenuto che la rimozione del vincolo non ha ripristinato automaticamente la precedente destinazione edificatoria.
In assenza di una nuova pianificazione conforme, l’area è da considerarsi “zona bianca”, cioè priva di destinazione urbanistica, e dunque soggetta alle limitazioni di cui all’art. 9 del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), che vieta nuove edificazioni in assenza di pianificazione esplicita.
Il verdetto: la discrezionalità resta al Comune di Anzio
Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato dai proprietari del ristorante, ritenendo legittimo il comportamento del Comune di Anzio.
Il giudice ha stabilito che la precedente sentenza del Consiglio di Stato non obbligava affatto l’amministrazione a concedere automaticamente il permesso di costruire.
La decisione, infatti, non imponeva una destinazione urbanistica specifica, ma rinviava al potere pianificatorio dell’ente locale, rimasto inalterato.
Secondo i giudici, l’annullamento della variante che classificava l’area come “duna” ha determinato la necessità di una nuova disciplina urbanistica.
In attesa di tale aggiornamento – che il Comune di Anzio sta predisponendo in coerenza con il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale del Lazio approvato nel 2021 – non si può dare per scontato il diritto a edificare.
Zona bianca, niente costruzioni
Il TAR ha ritenuto corretto l’inquadramento dell’area nella categoria delle “zone bianche”.
Questo significa che, fino a quando il Comune di Anzio non interverrà con un nuovo strumento urbanistico, non è possibile autorizzare nuove costruzioni, se non in via del tutto eccezionale e secondo criteri molto restrittivi.
Il ricorso dei proprietari si basava anche sulla presunta omissione del preavviso di rigetto da parte del Comune e sull’asserita mancata valutazione del progetto edilizio nel merito.
Ma anche su questi punti il Tribunale ha rigettato le doglianze, ritenendo il provvedimento dell’amministrazione sufficientemente motivato e coerente con il quadro normativo vigente.
Un contenzioso che si poteva evitare?
La sentenza chiarisce un principio rilevante: l’annullamento di un vincolo urbanistico non comporta automaticamente il ritorno allo status precedente.
È compito del Comune riformulare la destinazione dell’area, tenendo conto di tutti i vincoli, compresi quelli paesaggistici.
Fino ad allora, vige un regime di sospensione del diritto a edificare, che non può essere superato neppure con una sentenza favorevole sul vincolo precedente.
I ricorrenti, secondo il TAR del Lazio, avrebbero potuto – e forse dovuto – sollecitare formalmente il Comune di Anzio affinché si esprimesse tempestivamente sulla nuova destinazione urbanistica dell’area.
Nulla di tutto ciò risulta agli atti. Di conseguenza, l’inerzia amministrativa non è stata giudicata sufficiente per scardinare le norme che vietano costruzioni in zona bianca.
La decisione della Zona bianca va presa
La vicenda si inserisce nel più ampio processo di aggiornamento del Piano Regolatore Generale di Anzio, che dovrà essere adeguato al PTPR approvato nel 2021 dalla Regione Lazio.
Solo al termine di questo iter sarà possibile comprendere se e in che modo il terreno su cui insiste il ristorante potrà tornare a essere edificabile.
Nel frattempo, i proprietari dovranno attendere oppure intraprendere una nuova azione amministrativa contro l’inerzia dell’ente, per sollecitare una risposta formale.
I giudici, in casi di esagerato ritardo nel prendere una decisione da parte del Comune, possono anche nominare un Commissario che ha come unico compito quello di decidere il futuro della zona bianca. È successo di recente ad Albano Laziale.
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Che sia il Comune di Anzio o un eventuale Commissario nominato ad hoc, è certo che, fino al momento della decisione, nessun nuovo piano vista mare potrà essere realizzato.
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