"Basta sorrisi compassionevoli! Il mondo della disabilità non è un pianeta a parte"
Noemi, giovane pedagogista di Latina racconta il mondo della disabilità
“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido.” (Albert Einstein)
L’Italia è piena di giovani preparati e pronti a spendersi per la collettività con fiducia verso il futuro.
Noemi Sarra, pedagogista di Latina, ha 31 anni e ha raccontato in un’intervista a Il Caffè il suo percorso formativo e personale che ad oggi l’ha portata a diventare una docente di filosofia e scienze umane e una professionista nell’ambito della disabilità.
Noemi Sarra, pedagogista di Latina
Noemi aiuta persone di ogni età a sviluppare percorsi specifici di autonomia personale, sociale, domestica e della sfera emotiva attraverso attività di problem solving, apprendimento delle regole sociali, concetti temporali, gestione del denaro, mobilità sul territorio, stimolazione della memoria a breve e lungo termine, abilità domestiche, competenze relazionali e socio-affettive, educazione alimentare, training per l’igiene personale e per l’abbigliamento.
Opera anche all’interno di aziende, sviluppando, insieme ai beneficiari, programmazioni specifiche per le dinamiche lavorative.
Le capita spesso di accompagnare donne e uomini con disabilità sin da bambini, scoprendone, insieme a loro, talenti e potenzialità.
Noi de Il Caffè le abbiamo posto alcune domande per offrire al lettore spunti su temi di vario genere: giovani, mondo del lavoro, disabilità, emozioni.
Tu, invece, che bambina sei stata?
“Il mio percorso di crescita si è delineato in modo molto spontaneo e naturale. Sono cresciuta all’aria aperta, esplorando libera e assecondando ogni curiosità. Ho manifestato sin da subito interesse per l’altro da me, con i suoi bisogni ed emozioni.
Passavo la maggior parte del tempo a leggere, scrivere, disegnare, colorare. Frequentavo tre volte a settimana la biblioteca di via Bachelet – avevo sette anni quando ho iniziato ad andarci- e a “Geronimo Stilton” preferivo “Romeo e Giulietta” in versione originale.
Anche se ne comprendevo appena poche parole scritte, ne restavo completamente affascinata. Anche per questo ero considerata “strana”, una bambina atipica, perfino dai miei insegnanti.
Se ci rifletto bene, il mio approccio alla filosofia, alla psicologia, alla percezione dell’immagine visiva ed artistica è iniziato già nell’infanzia, attraverso le storie. Oggi utilizzo queste competenze per creare metodologie alternative utili per il mio lavoro”.
Le passioni e propensioni bambine, crescendo, si tramutano in scelte importanti da compiere, come quella degli studi superiori, che avvicina sempre più all’età adulta.
Noemi Sarra
“Una parte di me avrebbe optato per il liceo artistico. Alla fine, ho trovato in quello pedagogico la giusta sintesi tra propensione artistica, creativa e umana.
E poi, con la stessa spontaneità di quando ero bambina, il percorso si è tracciato da sé, come seguendo una naturale vocazione: prima la laurea triennale come Educatore Professionale di Comunità, poi la magistrale in Scienze Pedagogiche e della Formazione Continua, entrambe conseguite con il massimo dei voti all’Università Roma Tre.
Oggi sono una Dottoressa Pedagogista, ma non solo.
La laurea in Scienze Pedagogiche mi ha consentito di realizzare un sogno: diventare una giovane insegnante nella scuola secondaria di secondo grado.
A marzo di quest’anno ho ricevuto il mio primo incarico come docente di filosofia e scienze umane presso il Liceo “A. Meucci” di Aprilia.
Incontri speciali, storia di amicizia e disabilità
Se è vero che i sogni mandano segni, tu pensi di averne ricevuto qualcuno?
“Un incontro importante nella mia vita, che ha profondamente influenzato la mia scelta professionale, risale a quando ero ancora molto piccola.
Ho trascorso tantissimo tempo a casa dei miei nonni, sia paterni che materni, perché i miei genitori erano impegnati con il lavoro. Mia nonna materna, Carmela, aiutava una sua cara amica sarta, che abitava nell’appartamento sotto il suo. La figlia di quest’ultima ha un grave ritardo mentale.
Noemi Sarra da piccola
Trascorrevo la maggior parte dei miei pomeriggi in compagnia di questa bambina, in giro per il quartiere o il centro commerciale, facendo merenda assieme.
La vita mi ha presto regalato un’amica e, con lei, uno spaccato di realtà, senza darmi troppe spiegazioni. Ho potuto toccare con mano sin dalla tenera età le dinamiche a dir poco critiche che le persone con disabilità affrontano nella società.
Al tempo, non sono mancati episodi spiacevoli, denigratori, soprattutto da parte dei coetanei, nei suoi confronti. Da questa esperienza è nato il desiderio di intervenire per essere io il cambiamento che volevo nel mondo. Il mondo della disabilità non è un pianeta a parte“.
La necessità di un tempo tutto per sé
È noto come le persone che ricoprono ruoli di assistenza nei campi più disparati, abbiano la primaria necessità di essere allineate con sé stesse. Noemi ha confermato questa versione, raccontando come, ben prima dell’inizio della sua giornata da pedagogista, sia per lei necessario seguire la sua evoluzione personale, dedicandosi del tempo tutto per sé.
“Sono una libera professionista con partita IVA e, di conseguenza, responsabile diretta della mia organizzazione lavorativa e della mia giornata che inizia, puntualmente, molto presto. Mi sveglio all’alba perché ho bisogno di ritagliarmi del tempo per me stessa, per focalizzarmi e acquisire la giusta energia da dedicare agli altri.
Dalle 10:00 alle 13:00 svolgo interventi educativi domiciliari privati. Dalle 13:00 fino a circa le 20:00, da quattro anni a questa parte, collaboro con la Cooperativa Il Quadrifoglio di Latina, nei progetti comunali “Vita Indipendente” e “Dopo di Noi”.
Ho rinunciato alla pausa pranzo personale, volutamente. Trascorro questo momento con i ragazzi, li seguo nella preparazione dei pasti e sistemazione degli ambienti comuni. Diventa molto spesso una finestra di spensieratezza. Per questo, è un tempo tutto mio che “sacrifico” volentieri”.
Proprio in quello spaccato ricorrente di quotidiana convivialità, si ha l’impressione che il respiro si calmi, il tempo rallenti e le cose davvero importanti finalmente emergano, nell’incontro disteso di un relazionarsi autentico.
Preparazione di un pasto quotidiano: attività inserita nel progetto “Vita indipendente” che vede coinvolte persone con disabilità
Racconta Noemi:
“Da loro ho imparato, soprattutto, ad aspettare.
Per natura e, di questi tempi, anche per necessità, l’essere umano tende a sostituirsi a chi si trova in difficoltà, a intervenire prima del necessario, a operare al posto dell’altro, anziché aiutarlo a fare da solo. Questo perché spesso non si vuole rallentare la propria personale e frenetica corsa verso chissà quale meta.
All’inizio della mia esperienza lavorativa è stato difficile frenare questo impulso. Il prossimo anno festeggerò dieci anni in questo campo e, ancora oggi, a volte rischio di cadere nell’errore.
È essenziale, invece, rispettare i tempi dell’altro, avere pazienza. Attendere che un’azione venga completata, seppur con tutte le difficoltà del caso; che una parola venga pronunciata, anche se imperfetta; che una frase venga elaborata, anche se poco comprensibile; che un concetto venga assimilato, che una comunicazione venga avviata, che un aiuto venga richiesto, che una relazione di fiducia si costruisca”.
Direttamente dal modulo “gestione del denaro”, compreso tra le attività del progetto “Vita indipendente”
Quando trascorro del tempo con i ragazzi, la sensazione di “impossibilità” scompare completamente. Vivono con una purezza e una spontaneità che noi abbiamo perso. La loro capacità di mostrarsi senza filtri, senza dover indossare maschere per adeguarsi agli standard imposti dalla società, è un dono prezioso che ci insegna più di quanto si possa immaginare”.
Casa indipendente come “palestra di vita”. Il confronto col mondo esterno, senza filtri
L’esperienza della “casa indipendente” costituisce per i giovani con disabilità un trampolino di lancio verso la società, con tutte le responsabilità che ne derivano. Noemi ha spiegato a Il Caffè il suo ruolo nell’ambito delle attività di progetto.
“A un certo punto del percorso, che è inizialmente teorico e fornisce per così dire la “mappa” per la caccia al tesoro, diventa indispensabile avviare questa ricerca, attraverso esperienze da vivere in autonomia, come quella all’interno della “casa indipendente”.
Per la prima volta i ragazzi iniziano a prendere consapevolezza di sé come individui, non più solo come membri di un nucleo familiare. Vivono semplicemente la quotidianità di un adulto, con tutte le soddisfazioni e, al contempo, le responsabilità che ne derivano: lavorare, spostarsi, organizzare le attività giornaliere.
In questo quadro io mi inserisco come “presenza-assenza”: intervengo con la giusta misura, offrendo stimoli e supporto, senza assumere il ruolo di protagonista.
E ciò che ricevo in cambio è gioia autentica: un affetto libero, una sintonia primordiale, scevra da qualsiasi forma di preconcetto. È così che anche io ho imparato a vivere la vita di tutti giorni: non dando l’ultima parola ai miei pregiudizi, non curandomi di chi mi valuta esclusivamente in base a questi”.
La tombola delle autonomie
L’esperienza di L.: uno spaccato di realtà possibile
Chiediamo a Noemi di raccontare un episodio in particolare dell’esperienza di vita indipendente che chiarisca l’irrinunciabile importanza che questi progetti hanno per la conduzione di un’esistenza dignitosa per le persone con disabilità.
“L. è un giovane che beneficia del progetto comunale “Vita Indipendente”. Desiderava visitare sua sorella in nord Italia, raggiungendola in treno. Accolto il desiderio, fissato l’obiettivo, si è proceduto a scomporlo in tante piccole micro sfide raggiungibili, con livelli di complessità crescente: gestione della comunicazione telefonica, spostamenti territoriali, abilità relazionali, orientamento spaziale. Quando L. si è sentito pronto, ha affrontato il viaggio, raggiungendo senza problemi la destinazione e ricongiungendosi con sua sorella. Un imprevisto inatteso, durante il viaggio di ritorno, rischiava di far saltare tutto: un guasto al treno ha costretto i passeggeri a scendere a Firenze: zona a lui sconosciuta. È proprio qui che L. ha dimostrato autonomia: senza aver ricevuto direttive su come procedere, si è rapidamente messo in contatto con me, ha chiesto aiuto al personale di servizio in stazione e ai passanti che hanno mostrato interessamento e collaborazione, contribuendo al suo rientro a casa in sicurezza.
Il moto spontaneo di questa rete intessuta a partire dalla stessa persona con disabilità mi ha commossa, mostrandomi uno spaccato di realtà possibile.
Società e disabilità: a che punto siamo?
L’epilogo nell’esperienza di L. lascia pensare a una società in evoluzione sul tema della disabilità, che si accorge del prossimo e non rifugge dal prestargli supporto, in condizioni di difficoltà.
A proposito di spunti e comportamenti sociali, a che punto siamo oggi rispetto al tema “disabilità”?
“Vorrei tanto poter rispondere con entusiasmo, ma non sarei completamente sincera. La nostra società, negli ultimi anni, ha certamente intrapreso un percorso di lenta trasformazione, ma ancora non è abbastanza. I giovani adulti con disabilità mentalevengono spesso considerati “bambini” per sempre. Ci si rivolge loro con toni compassionevoli o non gli si parla affatto, perché si dà per scontato che non siano in grado di gestire una conversazione. Spesso, proprio durante le esperienze di vita indipendente, si trovano costretti a restare in secondo piano durante momenti di interazione sociale che vorrebbero loro protagonisti e non me.
L’organizzazione della settimana
Ordinano al bar, chiedono informazioni, attendono il loro turno in gastronomia: quando è il momento di intercettare e rispondere alla loro esigenza, il personale si rivolge a me, risponde a me, ignorando completamente loro. Capisco che a volte ci sia timore di non saper gestire la situazione, ma come vi sentireste se foste ignorati da tutti?
Assisto ancora a troppi sguardi sgarbati e sorrisi pietosi. Spesso anche verso di me, percepita come una sorta di “martire”: colei che con coraggio ha scelto di spendersi per una causa sociale. Non è affatto così! I ragazzi non meritano svalutazione; semmai, ammirazione. E io faccio questo lavoro perché l’ho scelto con convinzione e mi gratifica”.
“I miei sogni sono stati incoraggiati. Con lo stesso spirito aiuto gli altri a realizzare i loro”.
In un mondo dalle narrazioni non sempre incoraggianti, i giovani appaiono spesso spenti e demotivati. Assistono a tagli all’istruzione, alla ricerca, sono spinti sin da subito a diventare piccoli consumatori e questo li avvicina immediatamente al mondo del lavoro, spesso precario. Si finisce, per dovere o per volere, ad accontentarsi. Non si scommette su se stessi quanto si potrebbe.
Cosa diresti a una ragazza o un ragazzo che sta pensando di intraprendere una strada simile alla tua?
“Direi loro questo: non è una scelta che si può fare per soldi. Con le persone disabili non puoi simulare. Sentono subito se c’è sintonia, se il tuo è un approccio sincero. In questo lavoro ogni parola, gesto o atteggiamento, ha un peso enorme. Può creare ponti o segnare fratture profonde.
Quanto allo studio, altro aspetto fondamentale, anche se vi sembra di perdere anni preziosi di vita, non accantonatelo! Lasciate che sia il “piano A”. Capisco solo oggi, a posteriori, il motivo di tutte quelle ore di studio intenso, disperato, che mi hanno sottratto anni di leggerezza: al mattino mi sveglio e sono esattamente dove volevo essere“.
In conclusione, Noemi ha voluto ringraziare i suoi genitori proprio per aver creduto insieme alla figlia al suo sogno, così tanto da averla vista trasformarlo in un obiettivo, oggi raggiunto.
Noemi Sarra
Li ringrazio per avermi lasciata libera di fare le mie scelte. Oggi educo all’indipendenza perché ne sono stata la prima allieva. Mi hanno sempre sostenuta, senza giudizio, senza dubitare. Non hanno ceduto, come tanti, a proiettare le loro aspettative personali su di me. Sono sincera: se lo avessero fatto, probabilmente avrei accolto le loro richieste, perché tutti noi in giovane età, quando è tempo di scelte importanti, ci sentiamo smarriti. La personalità non è ancora formata. Le decisioni cambiano come il vento, ma una cosa resta certa: non vogliamo deludere chi amiamo.
Tuttavia, se si sceglie per gli altri una vita non nostra, si rinuncia alla felicità più autentica: quella che deriva dall’assecondare la propria essenza, dal liberare nel mondo i propri sogni ed assistere alla meraviglia di vederli prendere il volo”.
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