Ma dietro l’operazione sembra esserci una lotta tutta politica di gestione dei fondi, che danneggia i cittadini.
Niente soldi dalla Regione Lazio
Il bando per l’appalto dei lavori si concluderà il prossimo 9 settembre, l’avvio del cantiere è atteso entro e non oltre l’autunno.
Il fine lavori entro il 2026, come imposto dalla scadenza improrogabili del Giubileo della Chiesa Cattolica del 2025.
È questo il cronoprogramma che Il Caffè è in grado di rendere pubblico, documenti alla mano.
Tuttavia, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, i fondi non provengono dalla Regione Lazio.
L’intervento rientra nel più ampio Programma nazionale per il Giubileo della Chiesa cattolica del 2025, finanziato attraverso risorse statali e attuato da Giubileo 2025 S.p.A., la società di proprietà del Comune di Roma incaricata di seguire le opere giubilari.
Intervento giubilare, una ‘mano santa’ per la sanità di Anzio e Nettuno
La ASL Roma 6, soggetto attuatore, ha delegato a Giubileo 2025 S.p.A. il ruolo di stazione appaltante per eseguire i lavori di ristrutturazione, adeguamento e potenziamento tecnologico del Pronto Soccorso e del Reparto di Medicina d’Urgenza.
Il progetto, inserito ufficialmente tra gli interventi “prioritari”, dovrebbe essere completato entro dicembre 2026.
Ospedali Riuniti di Anzio-Nettuno, da anni in sofferenza per carenze strutturali e di personale, riceve così un finanziamento atteso e necessario.
Ma la sua origine – vincolata a un evento straordinario come il Giubileo – non può non far riflettere.
Le risorse, infatti, non sono il frutto di una pianificazione sanitaria ordinaria da parte della Regione Lazio, ma sono state stanziate in ambito nazionale per rispondere all’afflusso di pellegrini previsto nel 2025.
Per i residenti, tuttavia, le urgenze sono quotidiane. Il potenziamento del Pronto Soccorso rappresenta un passo avanti, ma anche il segnale evidente di quanto la sanità territoriale sia ormai appesa a logiche emergenziali e fondi straordinari.
La chiusura del punto nascite del Riuniti per mano della Regione Lazio
Il territorio porta ancora i segni di una ferita aperta: la chiusura del Punto Nascite nel 2024. Una decisione imposta dalla Regione Lazio che ha privato il litorale sud di un servizio essenziale.
Da allora, nessun passo concreto è stato fatto per riattivare il reparto.
Le partorienti devono spostarsi fino a Latina o ai Castelli Romani, percorrendo anche 40-50 chilometri, con tutti i rischi che ciò comporta. La mobilitazione popolare, le proteste dei sindaci e le richieste dei comitati non sono bastate.

Un’opera pubblica affidata a un ente esterno
Il contratto da 2,1 milioni prevede una procedura aperta per l’aggiudicazione a un unico operatore economico.
L’accordo quadro comprende lavori di manutenzione, adeguamento impiantistico e installazione di nuove tecnologie.
Il criterio sarà quello del massimo ribasso, con esclusione automatica delle offerte anomale.
L’iniziativa è gestita direttamente da Giubileo 2025 S.p.A., che agirà in deroga a molte tempistiche ordinarie per accelerare l’intervento. Sono previste clausole sociali per favorire l’occupazione giovanile e femminile.
Tuttavia, resta evidente che senza il traino del Giubileo, l’intervento non sarebbe arrivato.
Un fatto che, per molti, sottolinea il disinteresse strutturale delle istituzioni regionali per la sanità pubblica di prossimità.
Una partita sanitaria ‘giocata’ tra i partiti
A margine di questa vicenda sanitaria, emerge anche una dinamica politica di crescente tensione.
Il Commissario straordinario per il Giubileo, che ha la regia degli interventi infrastrutturali, è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, esponente del Partito Democratico.
Lo stesso partito è alla guida dei comuni di Anzio e Nettuno, con sindaci eletti di recente proprio sotto le insegne del PD.
In questo contesto, l’intera gestione dell’ospedale – tra ritardi, scelte regionali discutibili e interventi straordinari calati dall’alto – rischia di trasformarsi in un terreno di scontro politico esterno con la Regione Lazio guidata dal centrodestra.
Da una parte c’è l’azione commissariale del Campidoglio, che mette a disposizione fondi nazionali per il Pronto Soccorso.
Dall’altra, il silenzio della Regione Lazio, oggi amministrata dal centrodestra, che continua a non prevedere investimenti ordinari sull’ospedale.
Il risultato è una sanità locale che diventa ostaggio delle dinamiche di potere, mentre i cittadini restano in attesa di risposte concrete, oltre la propaganda e le emergenze a tempo determinato.
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