Lo rivela lo studio sul consumo di droghe in Italia basato sull’analisi delle acque reflue urbane, finanziato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio.
Lo studio è stato commissionato all’Istituto Mario Negri e fa parte della Relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze presentata al Parlamento europeo.
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Latina, cresce l’uso di cocaina, diminuisce per le droghe sintetiche
Il report ha analizzato 38 città italiane, facendo luce su una situazione preoccupante in particolare per Latina, ma anche per altre città di provincia come Potenza, Terni, L’Aquila e Verona per quanto riguarda la cocaina.
LA cocaina risulta essere la seconda sostanza più diffusa in Italia, dopo la marijuana, con consumi variabili tra 2-3 dosi (Vibo Valentia, Biella) e 23-25 dosi (Olbia, Rimini, Montichiari, Venezia).
Rispetto al 2020-22, il consumo di questa sostanza è aumentato anche a Latina.
Riguardo le droghe sintetiche, invece, i consumi di metamfetamina, ecstasy e amfetamina si sono significativamente ridotti, sempre soprattutto a Latina.
È stato rilevato un calo anche nel consumo di eroina, dal punto di vista nazionale: 1,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti.
Il consumo di alcol tra i giovani
Emerge un altro dato triste e riguarda il consumo di alcool tra i giovani.
L’83% degli studenti dichiara di averlo consumato almeno una volta nella vita.
Il 76% lo ha fatto nell’ultimo anno.
Il 39% degli studenti ha ammesso di aver praticato binge drinking (bere grandi quantità di alcol – in questo caso cinque o più drink – in poco tempo, fino alla “sbornia”) almeno una volta nella vita, ma il 30% confessa di averlo fatto almeno 10 volte nell’ultimo mese.
Rimanendo in tema “giovani”, nel 2024 quasi 910mila giovani tra i 15 e i 19 anni (37%) riferiscono di aver provato una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta nella vita.
620mila studenti (25%) lo hanno fatto nel corso dell’ultimo anno.
Si registra un consumo più elevato negli uomini (28%) rispetto alle donne (22%).
Giovani, genitori e droghe
Un elemento che merita di essere attenzionato nel rapporto tra giovani e sostanze è quello della relazione con i loro genitori.
Chi gode di una buona comunicazione con loro e ha instaurato nel tempo un rapporto di fiducia e di relazione positiva, mostra meno frequentemente di approcciarsi a questo tipo di sostanze.
Elemento che non incide solo sulla scelta di non intraprenderne proprio il consumo, ma anche su quella di evitare altri comportamenti rischiosi in generale.
Gli psicofarmaci
Riguardo gli psicofarmaci, i più utilizzati risultano essere quelli per dormire e rilassarsi (8,4%), seguiti da quelli sull’umore (2,4%), per l’attenzione o l’iperattività (2,1%) e per il controllo del peso (1,5%).
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Le studentesse femmine ne consumano il doppio rispetto ai maschi.
Nel caso di psicofarmaci per le diete, il triplo.
I giovani capiscono in rischio?
I giovani in certi casi mostrano di sottostimare il rischio di comportamenti legati al consumo di sostanze legali.
Tuttavia, ben il 67% di loro ritiene che il comportamento considerato più rischioso sia “fumare 10 o più sigarette al giorno.”
Segue il 54% con l’utilizzo occasionale di psicofarmaci spm e binge drinking, consumare alcolici quotidianamente (40%) e ubriacarsi una volta a settimana (38%).

Una coscienza non sempre consapevole
Il rischio di potenziali danni per la salute viene sottostimato quando si restringe la lente sul consumo sporadico di sostanze potenzialmente nocive sempre tra i giovani.
Fumare sigarette occasionalmente è ritenuto un comportamento ad alto rischio solo dal 20% degli studenti.
Bere da 1 a 2 bicchieri di alcolici più volte alla settimana, solo dal 13%.
I consumatori abituali di sostanze sottostimano il rischio, ad eccezione di chi abusa di alcolici: i giovani che tendono a bere eccessivamente, sono molto più consapevoli del danno che si autoinfliggono rispetto al resto della popolazione studentesca.
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