Ranucci ha accolto il conferimento con parole cariche di emozione:
“A Rocca Massima partire da quando avevo due mesi ho passato lunghi periodi dell’estate e della mia infanzia. Ho conosciuto gli amori, le amicizie, il senso e l’importanza della vicinanza e della solidarietà,” ha scritto.
Nelle sue riflessioni, il giornalista ha ricordato come il borgo abbia rappresentato per lui una vera “palestra di vita”: un luogo in cui ha imparato a rispettare la natura, a resistere alle difficoltà e a vivere pienamente il senso della comunità.
“Qui ho conosciuto e ho imparato ad apprezzare gli odori della natura, a rispettarla, e convivere e resistere a quel senso di precarietà che ti infonde. Ho imparato ad osservare le stelle nella volta celeste che domina senza inquinamento luminoso. Ho conosciuto il senso della morte e della pacificazione con la morte… Ho conosciuto il senso della comunità con eventi sportivi… In poche parole Rocca Massima è stata una meravigliosa palestra di vita.”
Un ricordo particolarmente vivido è legato all’immagine del borgo “arrampicato sulla roccia”, che per Ranucci trasmette “contemporaneamente il senso di forza e di precarietà, ma con lo sguardo perennemente proiettato all’infinito come una fedele sentinella dell’anima.”
Il giornalista ha infine ringraziato l’amministrazione comunale e la Pro Loco per aver colto “questo aspetto più intimo della mia esistenza”, sottolineando il profondo legame che lo unisce da sempre a Rocca Massima.
Il sindacoMario Lucarelli ha ricordato come Sigfrido, per tutti “Lello”, sia cresciuto tra i vicoli di Rocca Massima, dove veniva fin da bambino con i genitori. «Ora è un rocchigiano a tutti gli effetti».























