La decisione riguarda un territorio di quasi 4.000 ettari “per l’alto pregio agrario che presenta un significativo livello di integrità, permanenza e rilevanza, per le relazioni visive, storico culturali e simboliche dei vari elementi con il contesto paesaggistico”.
A quest’area, si legge nel provvedimento, “è attribuito un elevato valore culturale, percettivo, scenico e panoramico”.
Il decreto evidenzia come l’area “risulta in gran parte non urbanizzata e si contraddistingue per la rilevante qualità paesaggistica riconducibile ai tratti tipici del paesaggio agrario della Campagna Romana, con vaste zone caratterizzate dall’ampiezza degli scorci panoramici, oltre che da presenze archeologiche diffuse”.
Il paesaggio, “contraddistinto da un susseguirsi di lievi ondulazioni collinari di origine vulcanica (tufi e pozzolana), la cui morfologia, un tempo più aspra, è stata addolcita dalle millenarie attività agricole, si alterna a zone boscate soprattutto lungo i declivi dei numerosi fossi, in cui si conservano tuttora apprezzabili estensioni di macchia, relitto degli ampi boschi medievali”.
Gli obiettivi del vincolo
Il vincolo, sottolinea il Ministero, “si pone come obiettivo principale la tutela e la valorizzazione del paesaggio inteso come parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana e dalle reciproche interrelazioni, come disposto dal dettato dell’art. 9 della Costituzione Italiana, recepito nell’art. 131 del D. Lgs. 42/2004”.
La dichiarazione “esprime la necessità di salvaguardare i valori paesaggistici di un’area che ancora mostra i caratteri culturali, storici ed identitari del territorio di riferimento, più diffusamente presenti in passato nell’Agro Romano, parzialmente obliterati dal disordinato sviluppo urbanistico o modificati da interventi di natura diversa da quelli della tutela e della conservazione del paesaggio, ma ancora generalmente riconoscibili nel loro carattere di complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e di bellezze panoramiche”.
Ogni intervento sarà soggetto a autorizzazione paesaggistica: “l’obiettivo del presente provvedimento è dettato dalla assoluta necessità di controllare, indirizzare e favorire il migliore recupero paesaggistico possibile, sottoponendo a controllo da parte di questo Ministero la qualità dei futuri interventi nei rapporti fra area edificata e quella ancora integra, ma soprattutto contenere e limitare il rischio di trasformazioni incontrollate che il territorio e i valori identitari da esso espressi e qui identificati rischiano di subire”.
Ma la discarica non sarà fermata
Il decreto intende anche “fornire alle amministrazioni locali le migliori e più chiare possibili indicazioni ai fini della salvaguardia dei valori paesaggistici”.
Tuttavia, nonostante l’ampiezza del perimetro, dal vincolo è rimasta esclusa l’area individuata dalla Regione Lazio per la futura discarica.
Una scelta motivata dalla necessità, si legge nel testo, “di una proporzionalità nella caratterizzazione del vincolo di tutela e di un bilanciamento con altri interessi pubblici”.
È stata parzialmente accolta l’osservazione della società Frales, titolare del progetto di discarica in zona Sant’Apollonia tra Riserva Nuova e La Gogna, tanto che in quell’area il vincolo passa da “zona di rilevante valore” a “zona di valore”
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