La zona scelta per accogliere il nuovo impianto di smaltimento rifiuti non è affatto priva di rilevanza storica, ll contrario.
Le indagini condotte dagli anni ’70 fino a dicembre 2023 raccontano una storia ben diversa. Una storia fatta di insediamenti rurali, strade antiche, reperti preistorici e tracce di civiltà che hanno abitato e modellato questo paesaggio nel corso dei millenni.
Un archivio archeologico vecchio 50.000 anni
L’area di Santa Apollonia custodisce — o forse ormai è il caso di dire custodiva — i resti di almeno due insediamenti di età repubblicana.
Il primo, ancora rilevabile nel 2023, ha restituito frammenti di ceramica e laterizi risalenti alla media età repubblicana, attribuibili a una fattoria rustica.
Accanto, sono visibili i resti di un possibile tracciato viario antico, testimoniando la presenza di una rete infrastrutturale romana nel cuore del Lazio antico.
Il secondo sito, al centro del pianoro, ha restituito negli anni passati materiali raffinati: tegole, vasellame a vernice nera, pesi da telaio e ceramica in impasto chiaro-sabbioso, databili tra il V e il IV secolo a.C., indizi preziosi di un insediamento organizzato e culturalmente attivo.
Purtroppo, le ricognizioni più recenti non ne hanno trovato traccia: forse distrutto decenni fa, quando c’era una cava attiva dagli anni ’80, forse ormai perduto per sempre.
Ma il sito non è solo romano. Gli archeologi, nel 2023, hanno rinvenuto un manufatto litico (in pietra) databile al Paleolitico medio, segno che la presenza umana nell’area risale ad almeno 50.000 anni fa.
Lungo le pareti nord del pianoro sono state identificate anche due strutture ipogee, forse abitazioni rupestri alto-medievali: un raro esempio di continuità abitativa che attraversa epoche storiche diversissime.
Il grave errore della Regione Lazio
Di fronte a questa ricchezza, la scelta di costruire proprio qui una discarica appare paradossale.
L’assenza di segnalazioni archeologiche nel Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) si rivela, alla luce dei fatti, un errore grave o quanto meno una sottovalutazione da parte della Regione Lazio.
Come spiegano gli esperti, solo una minima parte dei siti noti è effettivamente registrata nei documenti ufficiali.
La vera mappatura dell’area si trova nelle pubblicazioni specialistiche, come quelle dell’Archeoclub Ardeatino Laurentino, o negli studi dei coniugi Quilici del 1984.
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Fonti che, pur non facenti parte dei canali istituzionali, sono il risultato di ricerche metodiche e riconosciute dalla comunità scientifica.
Ignorarle significa ignorare la storia, e soprattutto la possibilità di capirla meglio.
Una responsabilità storica
Oggi i lavori per la discarica avanzano inesorabili, e con essi il rischio concreto che quanto resta del sito venga sepolto, compromesso o distrutto.
Ma un fatto è certo: l’area di Santa Apollonia rappresenta un autentico archivio del passato, un paesaggio stratificato che conserva tracce preziose di civiltà perdute.
Non si tratta solo di frammenti o di tegole, ma di un tessuto storico che lega le generazioni e che oggi rischia di essere sostituito con un tappeto di rifiuti.
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