Il Comune di Latina ha dato il via libera al progetto presentato dalla società Sogin S.p.a. per costruire un impianto di accumulo energetico, un sistema chiamato BESS (Battery Energy Storage System) che servirà a immagazzinare energia elettrica per poi immetterla nella rete, garantendo così una fornitura più stabile e continua.
L’impianto sorgerà in una zona con una storia energetica: l’area Cirene, all’interno del sito dell’ex centrale nucleare di Borgo Sabotino. L’area interessata è un terreno di circa 6,5 ettari lungo Strada Macchiagrande.

Per Latina una buona o una pessima notizia?
Di per sé l’impianto non è molto impattante, pertanto non c’è molto da preoccuparsi. Ma sono le implicazioni che lasciano qualche dubbio sul futuro del sito dell’ex centrale nucleare.
È di pochi mesi fa, infatti, l’annuncio di Sogin che, se in Italia tornasse il nucleare, la centrale di Latina sarebbe pronta ad ospitare una centrale.
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Un impianto BESS a Latina può essere letto ora in due modi:
1) – si è ormai rinunciato a “riaprire” la centrale nucleare, ovvero a installare il ‘nuovo’ nucleare nel sito di Borgo Sabotino e si cercano di utilizzare le potenzialità della zona in fatto di rete di distribuzione elettrica,
oppure
2) – questo impianto a batterie è propedeutico ad un futuro ritorno del nucleare a Latina.
Le caratteristiche di accumulo di un BESS, infatti, si sposano perfettamente con quelle di una centrale nucleare, andando a sopperire alle grosse difficoltà che hanno i sistemi di produzione di energia elettrica da fonti nucleari a modulare la loro produzione.
Qualcuno di Latina, forse è il caso, dovrebbe chiedere tutto ciò a Sogin.
I pareri sul nuovo impianto di Latina
L’approvazione per l’impianto non è arrivata in modo semplice e diretto. La pratica è passata attraverso una conferenza di servizi, una procedura in cui il Comune di Latina ha riunito in modo virtuale una serie di enti e amministrazioni per raccogliere tutti i pareri necessari.
Tra le varie entità coinvolte c’erano il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la Regione Lazio, la Soprintendenza, l’ARPA, i Vigili del Fuoco, l’ASL, e molti altri.
Durante questo processo, diverse autorità hanno sollevato delle questioni, chiedendo chiarimenti e integrazioni al progetto.
Ad esempio:
i Vigili del Fuoco e il Ministero delle Imprese hanno richiesto documentazione aggiuntiva sulla sicurezza e sugli aspetti formali;
la Provincia di Latina ha chiesto precisazioni sulla gestione delle acque piovane;
la Regione Lazio e la Soprintendenza hanno espresso pareri favorevoli, ma con alcune prescrizioni. Hanno sottolineato che l’area, pur essendo una ex zona industriale, si trova vicino a delle aree boschive protette e hanno chiesto di confermare la non presenza di alberi come le sughere, specie tutelate.
Il progetto dovrà prevedere delle opere di mitigazione, come la piantumazione di siepi e alberi autoctoni, per integrarsi meglio nel paesaggio circostante.
L’ARPA ha richiesto un piano dettagliato per la gestione delle terre da scavo, dato che il sito si trova in un’area che in passato è stata soggetta a bonifica.
L’ASL ha dato il suo via libera, ma ha raccomandato misure per prevenire la proliferazione di zanzare e per la gestione di eventuali materiali contenenti amianto nell’area.
Via libera con prescrizioni
Nonostante le numerose richieste di integrazione, la società proponente ha risposto prontamente, fornendo tutta la documentazione necessaria.
Il Comune di Latina, valutati tutti i pareri, ha ritenuto che le condizioni e le prescrizioni poste dagli enti fossero gestibili senza stravolgere il progetto originale.
Grazie a questo processo, la conferenza di servizi si è conclusa con esito positivo, sostituendo di fatto tutti i singoli permessi che sarebbero stati necessari.
Cos’è un impianto BESS
L’acronimo BESS sta per “Battery Energy Storage System”, che tradotto significa “sistema di accumulo di energia a batteria”.
È come un enorme gruppo di continuità, questi apparati che si collegano ai computer per far sì che, quando va via la corrente, il pc non si spenga improvvisamente.
Si tratta in pratica di una grossa quantità di batterie collegate alla rete elettrica: queste si caricano e cedono l’energia accumulata quando gli viene richiesta, come ad esempio la batteria ricaricabile del telefonino o le batterie di un’auto elettrica.

Le loro principali caratteristiche tecniche positive sono:
innanzitutto possono passare da uno stato di standby, cioè di non operatività, alla piena operatività in meno di 1 secondo. Gli altri vecchi sistemi, come ad esempio i gruppi elettrogeni, impiegano molto di più.
Non hanno bisogno di utilizzare combustibile, quindi niente camini o ciminiere. Occupano spazi relativamente piccoli e utilizzano impianti di raffreddamento assai ridotti.
I vantaggi per la rete elettrica
Principalmente sono due.
Innanzitutto i BESS si attivano quando c’è un guasto sulla rete e, a seconda della loro grandezza, riescono a fornire energia elettrica fino a 4 ore consecutive. Inoltre, grazie alla loro velocità di intervento, riescono anche a sopperire ai cosiddetti sbalzi di corrente.
Altro uso importante è quello di intervenire in brevi periodi di massima richiesta di energia. Se l’utenza chiede più energia di quella prodotta dalle centrali elettriche, la soluzioni oggi è quella di dover costruire centrali più grandi per sopperire ad una richiesta che magari avviene solo per pochi minuti l’anno.
Con i BESS, ora, non c’è più bisogno di ingrandire le centrali: in quei brevi periodi di massima richiesta sopperiscono loro per l’energia che manca.





















