La sentenza ribadisce quanto già statuito da un precedente giudizio, che il Ministero dell’Istruzione aveva finora disatteso.
L’inadempienza del Ministero, che aveva negato il bonus, ha portato la docente a ricorrere nuovamente per ottenere l’esecuzione della prima sentenza.
La vicenda segna un importante precedente, confermando come la giurisprudenza sia sempre più orientata a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola a tempo determinato, equiparandoli ai colleghi di ruolo per quanto riguarda l’accesso a strumenti di formazione e autoformazione.
Velletri, la battaglia legale e la sentenza definitiva
La professoressa aveva inizialmente ottenuto ragione dal Tribunale di Velletri, che nel febbraio 2024 aveva accertato il suo diritto al bonus per l’anno scolastico 2022/2023.
Nonostante ciò, il Ministero dell’Istruzione non aveva provveduto a erogare la somma dovuta. Questo ha reso necessario un secondo ricorso, questa volta per l’esecuzione del provvedimento giudiziario.
Il TAR del Lazio ha dato piena ragione alla docente, accogliendo la richiesta e ordinando al Ministero di attivare la carta elettronica con l’accredito di 500 euro entro sessanta giorni dalla notifica.
La decisione ha evidenziato l’inadempienza dell’amministrazione e ha imposto una scadenza precisa per l’erogazione dei fondi, mettendo fine a un lungo contenzioso legale.
Ministero anche ‘commissariato’
Il Tribunale, nella sua decisione, non si è limitato a ordinare l’erogazione della somma, ma ha anche previsto misure per garantire l’esecuzione della sentenza.
In caso di persistente inadempienza da parte del Ministero, la sentenza ha nominato un Commissario ad acta, individuato nel Direttore generale dell’Amministrazione, che avrà il compito di provvedere all’esecuzione del giudizio nei sessanta giorni successivi.
Si tratta di una misura forte, che sottolinea la serietà della violazione da parte dell’amministrazione pubblica.
Oltre a ciò, il Ministero dell’Istruzione è stato condannato al pagamento delle spese legali, quantificate in 500 euro, a favore dei difensori della docente, a riprova della fondatezza del ricorso e della necessità di intraprendere questa azione legale per far rispettare i diritti della ricorrente.
La sentenza, in questo modo, non solo ha ripristinato un diritto negato, ma ha anche sanzionato il comportamento dilatorio dell’amministrazione.
Le ricadute della sentenza per i docenti precari, non solo di Velletri
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Questa sentenza ha un significato che va oltre il singolo caso. Rappresenta una conferma della giurisprudenza consolidata, che considera la Carta del docente un diritto per tutto il personale insegnante, indipendentemente dal tipo di contratto.
Fino a poco tempo fa, il bonus era riservato ai soli docenti di ruolo, ma la giurisprudenza, supportata da diverse sentenze della Corte di Giustizia Europea, ha progressivamente allargato la platea dei beneficiari, includendo i supplenti a tempo determinato con incarichi annuali.
Il caso di Velletri si inserisce in questo filone, offrendo una ulteriore prova che la strada per ottenere il bonus, qualora il Ministero continuasse ad ignorare le sentenze, è quella del ricorso in tribunale.
L’esito positivo per la professoressa potrebbe incentivare altri docenti che si trovano in situazioni analoghe a far valere i propri diritti.
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