La prossima settimana la struttura verrà completamente recintata, per evitare che venga occupata, danneggiata o che, peggio, qualcuno si faccia male al suo interno.
La iconica struttura è ormai rimasta a secco, nel senso letterale del termine, visto che i piloni sono rimasti all’asciutto a causa dell’abbassamento dei livelli delle acque del lago.
Attiva da decenni e conosciuta come uno dei punti di riferimento della ristorazione locale, è stata ufficialmente sottratta alla gestione privata dopo anni di contenziosi.
Insieme al ristorante, l’amministrazione ha ripreso anche circa 3.000 metri quadrati di spiaggia circostante, un’area strategica sia dal punto di vista turistico che paesaggistico.
La lunga battaglia legale per contendersi l’iconico ristorante sul lago
La vicenda è tutt’altro che conclusa.
Il Comune di Castel Gandolfo si trova infatti nel pieno di uno scontro giudiziario con una società riconducibile a un imprenditore di Albano, storico gestore dell’area.
La concessione era stata revocata già nel luglio 2020, decisione contestata in tribunale davanti ai giudici del Tar del Lazio.
Negli anni si sono accumulati ricorsi, sospensive e richieste di risarcimento, con la controparte che oggi rivendica complessivamente oltre 600mila euro per presunti danni economici e mancati guadagni.
Le richieste milionarie degli ex gestori a Castel Gandolfo
La società privata ha quantificato i danni in maniera dettagliata: circa 49mila euro di spese immediate, 350 mila euro per la perdita di un finanziamento statale e ulteriori 200mila euro annui per i guadagni non realizzati.
Si tratta di cifre che, se riconosciute dai giudici, peserebbero in modo significativo sulle casse comunali.
A fronte di questi importi, il canone annuo versato fino al 2020 al Comune di Castel Gandolfo era di poco più di 32mila euro, un divario che mette in evidenza la complessità della partita economica in corso.
Una struttura storica di Castel Gandolfo, a secco e ‘in bilico’
Il ristorante, nato nel 1951 con annesso pontile sul lago, rappresenta da sempre un simbolo turistico della zona.

L’operazione di rientro del Comune di Castel Gandolfo, però, ha sollevato più interrogativi che certezze.
Se da un lato la scelta ha permesso di riaffermare il controllo pubblico su un’area di pregio, dall’altro lascia aperto il problema della destinazione futura di un complesso così vasto e costoso da mantenere.
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Senza un piano immediato di utilizzo, il rischio concreto è che la struttura resti chiusa, trasformandosi in una “cattedrale nel deserto”.
Le prossime mosse di Castel Gandolfo?
La sfida per l’amministrazione di Castel Gandolfo sarà ora quella di evitare l’abbandono.
La riqualificazione del maxi-ristorante e della spiaggia potrebbe rappresentare una risorsa per il turismo, ma richiede investimenti e una visione chiara.
Non si esclude l’ipotesi di una nuova concessione, stavolta con criteri diversi, oppure la trasformazione dell’area in uno spazio polifunzionale a disposizione della collettività.
Intanto, lo scontro giudiziario resta aperto, con la possibilità che i risarcimenti richiesti pesino sulle scelte future.
Un bene pubblico in attesa di futuro
La vicenda del maxi-ristorante “La Playa” è diventata così un caso emblematico: un bene di grande valore storico e turistico, restituito alla comunità, ma sospeso tra progetti ancora incerti e cause milionarie.
Castel Gandolfo si trova davanti a un bivio: trasformare il complesso in un’opportunità di rilancio o lasciarlo scivolare nel degrado, con il rischio di consegnare ai cittadini un bene inutilizzato e difficile da gestire.

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