L’entrata a regime post collaudo, attesa al massimo entro marzo 2025, è stata rinviata dalla regione Lazio fino al 30 settembre 2025, salvo ennesimo slittamento.
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L’ok alla proroga – quindi allo slittamento della messa a regime del maxi-bio-stabilizzatore- risale a fine luglio, ma è stato reso pubblico dalla Regione Lazio stessa solo il 26 agosto.
Una proroga, quella concessa dalla Regione Lazio, che certifica i ritardi legati alla messa a regime dell’impianto Ecosystem e che allunga, di fatto, l’attesa per la piena operatività del sito gestito dalla società di via della Solforata.
Parliamo di sito di trattamento rifiuti e di una società che, di recente, hanno goduto anche del privilegio di ricevere fondi pubblici per ampliare le proprie strutture.
Ecosystem di Pomezia: l’aiutino della Regione Lazio, tempo fino al 30 settembre
L’impianto di Pomezia-Ecosystem era stato ampliato nel corso del 2024, inizio 2025, con una determinazione della Regione Lazio del 2023.
I lavori sono proseguiti tra prescrizioni, sopralluoghi e collaudi, con l’obiettivo di aumentare la capacità di trattamento dei rifiuti da 250mila a oltre 440mila tonnellate annue. Comprese circa 6mila tonnellate di rifiuti classificati come pericolosi.
Un ampliamento significativo, ed esponenziale, avvenuto in un arco di tempo relativamente breve, che pone la Ecosystem di Pomezia tra i poli principali del ciclo dei rifiuti del Lazio.
Il collaudo del TMB superato, ma non basta
La nuova linea di trattamento meccanico-biologico, identificata come Area 10, ha superato il collaudo tecnico e ottenuto il via libera per l’avvio delle prime prove con i rifiuti.
La Regione Lazio ha preso atto della conformità dell’impianto rispetto alle prescrizioni autorizzative. Questo riportano i documenti regionali appena resi pubblici.
Tuttavia, la fase successiva – la cosiddetta messa a regime – ha richiesto più tempo del previsto.
Per tarare le macchine e testare i processi, la società ha chiesto di estendere il periodo di avviamento da 30 a 80 giorni.
Proroga al 30 settembre per avviare l’impianto di Pomezia
Il nodo principale riguarda, però, l’altra nuova sezione del sito, l’Area 11, destinata proprio al trattamento dei rifiuti umidi, vale a dire del maxi biostabilizzazione. Qui i lavori avrebbero subito ritardi tecnici e organizzativi.
Per questo motivo la Regione Lazio ha accolto la richiesta della società, prorogando al 30 settembre 2025 il termine ultimo per la messa a regime dell’impianto, che avrebbe dovuto concludersi non oltre marzo scorso.
L’intervento ha una rilevanza che va ben oltre gli aspetti tecnici.
La vicinanza dell’impianto alla Riserva della Solfatara, area naturalistica di pregio, ha sempre alimentato timori per possibili ricadute ambientali, in particolare sul fronte delle emissioni odorigene e dell’impatto sulla qualità dell’aria e dell’acqua del sottosuolo.

Il nuovo calendario
Fino a settembre, dunque, l’impianto continuerà a lavorare con un regime transitorio, gestendo i rifiuti urbani tra la nuova Area 10 e le vecchie linee ancora operative.
Solo al termine della proroga, e salvo ulteriori rinvii, l’intera struttura entrerà a pieno regime, convogliando i rifiuti urbani indifferenziati esclusivamente nella nuova linea di trattamento.
Il rinvio conferma le difficoltà della Regione Lazio nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Nonostante i progressi tecnologici, i tempi di realizzazione e messa a regime degli impianti restano lunghi e complessi, con conseguenze dirette sulla capacità del sistema di smaltire i rifiuti in modo stabile e sicuro.
Per Pomezia, significa convivere con un impianto che, pur già collaudato, non è ancora pronto a funzionare nella sua piena potenzialità e efficienza.
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