Ma a quali comuni della zona dei Castelli Romani si faccia riferimento al momento non è dato sapere.
Da considerare poi che questa è la misura prospettata nel migliore dei casi. Perché l’alternativa potrebbe essere quella di estendere interruzioni e turnazioni del flusso idrico ad una zona di ben 600.000 persone, comprendente i Castelli Romani.
Questo è quanto riportato nero su bianco nella Determinazione n. G10640 del 13 agosto, resa pubblica soltanto il 28 agosto dalla Regione Lazio.
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Acqua a singhiozzo in tre Comuni, quali?
Quali siano i tre Comuni interessati al momento non è stato reso noto. Nè si riesce a capire se questi 3 Comuni saranno ‘fissi’ o toccherà una specie di turnazione.
Ricordiamo che al momento conosciamo solo che al Pozzo Sforza Cesarini sulle sponde del Lago Albano sono collegati 11 Comuni:
Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Palestrina, Rocca Priora, Zagarolo e, più recentemente, anche Rocca di Papa.
Ma non è detto che questo sia l’unico impianto di prelievo sotto osservazione né, quindi, che agli 11 Comuni sopra elencati non se ne aggiungano altri.
Probabilmente gli amministratori dei singoli comuni ‘a rischio’ potrebbero riuscire a saperne di più.
Ok della Regione alla richiesta Acea
La Regione Lazio ha dato il via libera ad Acea Ato 2, il gestore idrico che serve Roma e i comuni della provincia tra i quali i Castelli Romani, per un prelievo straordinario dalle sorgenti del Pertuso, una catena montana situata nel cuore dei Monti Simbruini, nel Lazio.
Una decisione maturata sotto la pressione di una siccità implacabile che, da mesi, sta prosciugando fiumi, laghi e falde.
Una autorizzazione che segue una richiesta di Acea che ha messo sul piatto della bilancia o la facoltà di aumentare i prelievi dalle fonti di partenza o, in alternativa di razionare l’acqua potabile.
Il provvedimento della Regione Lazio, del 28 agosto, concede alla società Acea Ato 2 la possibilità di captare fino a 150 litri al secondo in più rispetto ai 360 già autorizzati.
Una misura d’urgenza, che segna il passo di un’estate torrida e mette a rischio l’approvvigionamento per centinaia di migliaia di cittadini dei Castelli Romani, ma non solo.
Il peso dell’emergenza idrica sui Castelli Romani
Il documento regionale parla chiaro: senza questo incremento, le reti di distribuzione potrebbero andare incontro a turnazioni, sospensioni programmate e riduzioni notturne di pressione, anche e soprattutto nell’area dei Castelli Romani.
Un incubo che rischierebbe di abbattersi su oltre 600.000 residenti dei Castelli Romani e delle zone limitrofe. Interi comuni potrebbero trovarsi con i rubinetti a secco per ore, a rotazione, come già avvenuto in altri anni segnati dalla siccità.
Le sorgenti del Pertuso sotto pressione
Il cuore della manovra è la sorgente del Pertuso, nel comune di Filettino.
Una riserva idrica preziosa, storicamente condivisa tra usi idropotabili e idroelettrici.
Già sfruttata con una concessione di lunga data, ora dovrà cedere ulteriore acqua per sostenere i bacini del Simbrivio e della Doganella, due colonne portanti dell’acquedotto che rifornisce l’area metropolitana romana.
L’intervento, tuttavia, avrà un impatto inevitabile sul fragile equilibrio dell’Aniene e sull’ecosistema montano circostante.
In arrivo la turnazione idrica ai Castelli Romani
Il provvedimento autorizzato dalla Regione Lazio è chiaro: senza un incremento dei prelievi, le turnazioni idriche sarebbero inevitabili.
Invece, grazie a questo via libera, la stretta può essere limitata ad appena tre comuni, anche se non è indicato di preciso quali, con disagi ridotti a poche ore o giornate alternate. Un male minore, certo, ma che testimonia la drammaticità della situazione.
Monitoraggi e controlli a tappeto
L’autorizzazione non è stata concessa a cuor leggero.
Acea è obbligata a eseguire un monitoraggio continuo dei prelievi, con comunicazioni quindicinali alla Regione Lazio e misurazioni sul fiume Aniene in diversi punti strategici.
La stessa Università “Sapienza” di Roma è coinvolta con studi idrogeologici e biologici, per valutare l’impatto sull’ecosistema e garantire un rilascio minimo vitale delle acque. Una sorveglianza stringente, che tuttavia non dissolve del tutto i timori delle associazioni ambientaliste.
La voce degli ambientalisti
Sul tavolo regionale è arrivata un’opposizione formale da Legambiente Tivoli e Italia Nostra Aniene.
Anche perché molti comuni della valle dell’Aniene stanno già subendo ristrettezze nell’approvvigionamento idrico, con continue sospensioni notturne.
Le associazioni hanno richiamato i vecchi accordi del 2009 e la necessità di difendere l’equilibrio fluviale.
Nonostante ciò, l’emergenza ha prevalso. La Regione Lazio ha ribadito che i controlli attuali, uniti al coinvolgimento del mondo scientifico, rappresentano una garanzia sufficiente per autorizzare il provvedimento, seppur a tempo determinato.
Una concessione temporanea
Il via libera ad Acea ai prelievi extra durerà fino al 30 novembre 2025, data entro la quale si spera in un miglioramento delle condizioni idriche.
Non si tratta dunque di una concessione definitiva, ma di una deroga straordinaria destinata a fronteggiare l’emergenza.
Oltre a pagare un indennizzo alle società elettriche Enel Green Power ed Enel Produzione, Acea dovrà rimodulare i prelievi qualora la portata minima del fiume Aniene scendesse sotto i livelli stabiliti.
Una clausola di sicurezza, indispensabile per evitare danni irreversibili all’ambiente.
Un autunno di attesa
Il destino dei Castelli Romani resta appeso a un filo d’acqua.
Se le piogge autunnali non arriveranno in quantità adeguata, i territori potrebbero ritrovarsi ancora una volta ostaggio di rubinetti a singhiozzo.
Intanto, Acea ha il permesso di “spremere” le sorgenti montane, ma con la promessa di rispettare i limiti ambientali e di continuare a investire sulla riduzione delle perdite di rete, che negli ultimi anni hanno già registrato significativi miglioramenti.
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