Un intervento netto, articolato, che accusa la sindaca di aver ridotto la Cultura a un argomento di facciata, senza mai trasformarla in motore concreto di sviluppo sociale, economico e identitario.
«La parola cultura è la più evocata e la meno praticata – scrive Coletta –. La sindaca ha trattenuto per sé la delega, come se fosse un passatempo, non una leva decisiva per la vita di una comunità».
Un’eredità, quella lasciata dall’amministrazione precedente, che l’ex primo cittadino rivendica con forza: dalla riapertura del Teatro D’Annunzio, all’avvio di un ecosistema culturale che avrebbe dovuto avere nel Garage Ruspi, nella ex Banca d’Italia, nella Casa della Musica e nel Museo Cambellotti, i suoi nodi centrali.
Il nodo del Garage Ruspi
Ma oggi, secondo Coletta, di quella visione non resta più nulla:
«Il Garage Ruspi doveva essere un luogo vivo di produzione culturale. Oggi, a un anno dall’apertura, non è chiaro a cosa serva davvero. La proposta della Casa dell’Architettura per una Summer School è stata respinta, ufficialmente per problemi di agibilità. Eppure, gli stessi problemi sembrano svanire quando a chiedere sono gli amici degli amici».
Un’allusione chiara alla discrezionalità nell’uso degli spazi, che alimenta sospetti e malcontento.
Gli spazi alla Sapienza
L’ex sindaco Coletta critica anche la concessione trentennale degli immobili ristrutturati all’Università La Sapienza:
«Un gesto che può avere un senso istituzionale, ma che non risponde al bisogno di spazi pubblici per i cittadini. Latina continua a non avere una biblioteca moderna, sale per eventi, luoghi di studio e coworking».
Ma più che singoli episodi, Coletta denuncia l’assenza di una visione politica.
«La Cultura non è una rassegna una tantum – afferma – ma parte integrante del welfare. Riduce le disuguaglianze, crea comunità, costruisce identità».
E ricorda come, anche in condizioni ben più difficili, la sua amministrazione – grazie all’assessore Silvio Di Francia – fosse riuscita a tenere viva l’offerta culturale con eventi quotidiani, soprattutto durante l’estate.
Poi il riferimento, amarissimo, al Centenario di Latina, che secondo Coletta avrebbe dovuto essere «la grande occasione per disegnare il futuro» e che invece rischia di trasformarsi in un’occasione sprecata:
«Anche i finanziamenti diventano inutili senza un’idea. Spendere è facile, investire con visione è un’altra cosa. E lì si misura la differenza tra chi amministra e chi governa».
Centenario, occasione da non sprecare
Infine, non manca un affondo personale:
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Studio Dentistico Pandolfi, aperti sempre«Celentano è entrata in Comune con tutte le carte in regola – debiti ripianati, finanziamenti, immobili ristrutturati – eppure, in due anni, zero risultati e tante brutte figure: dall’audizione per la Capitale della Cultura alla mancata partecipazione alla serata con il Nobel Parisi.
E ora, visti i nomi che circolano per guidare la Fondazione del Centenario, temo che stiamo per sprecare anche questa occasione irripetibile».
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