Due interrogazioni, presentate nei giorni scorsi ai sindaci di Pomezia (centrodestra) e Albano (centrosinistra), hanno riacceso il dibattito su questo progetto, che rischia di trasformare profondamente il territorio.
A Pomezia è stato il consigliere di minoranza Giacomo Castro a chiedere chiarezza e azioni immediate alla giunta guidata dalla sindaca Veronica Felici (FdI).
Mentre ad Albano la questione è stata sollevata dal consigliere di minoranza Marco Moresco nei confronti del sindaco Massimiliano Borelli (PD).
Le due azioni politiche sono disgiunte, ma entrambe nate dopo il clamore degli articoli pubblicati da Il Caffè.
Entrambi i consiglieri invocano un’azione rapida e decisa per fermare quella che viene descritta come una proroga pericolosa, capace di spalancare le porte a una discarica destinata a ricevere anche rifiuti ben più complessi dei soli materiali inerti.
Una discarica che riemerge dal passato
Il progetto non è nuovo.
Già nel 2020, sotto la seconda giunta regionale Zingaretti, la Regione Lazio aveva concesso una valutazione di impatto ambientale favorevole all’apertura di una discarica nell’area compresa tra la via Ardeatina e la provinciale che collega Albano a Torvaianica, in quel tratto Via della Solfatara.

Un via libera che all’epoca aveva destato polemiche e che oggi, a distanza di cinque anni, torna prepotentemente d’attualità.
Il documento autorizzativo era scaduto, ma ad agosto 2025 è stato prorogato per altri cinque anni dalla Regione Lazio, guidata dal governatore di centrodestra Francesco Rocca, su richiesta del sindaco di Roma e commissario del Giubileo, Roberto Gualtieri, del centrosinistra.
Il nodo dei terreni: spuntano la Rai e il Vaticano
Ad aumentare la portata del caso è la ‘scoperta’ dei titolari dei terreni dove dovrebbe sorgere la nuova discarica.
La maggior parte dei terreni individuati per la discarica risultano appartenere a una congregazione religiosa vicina al Vaticano. Una circostanza che aggiunge un alone di mistero e peso politico alla vicenda.
Documenti catastali e recenti articoli di stampa confermano infatti la proprietà ecclesiastica dell’area, oggi al centro di un progetto industriale piuttosto impattante per l’ambiente e la popolazione locale.
In più, a sorpresa, salta fuori che una piccola porzione di terreno indicata nell’autorizzazione della Regione Lazio è di proprietà della Rai, Radiotelevisione Italiana Spa.
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Una combinazione che rende la questione ancora più spinosa e capace di attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale.
Non solo rifiuti inerti
Sebbene sulla carta la discarica dovrebbe accogliere rifiuti classificati come “inerti”, l’elenco dei codici ammessi racconta tutt’altro scenario.
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Oltre agli scarti del cemento, la struttura potrà infatti ricevere ceneri pesanti e leggere provenienti dagli inceneritori, fanghi di varia natura e materiali potenzialmente pericolosi.
Una prospettiva che spaventa le comunità locali e che alimenta il sospetto di una connessione diretta con il progetto dell’inceneritore di Roma, previsto a Santa Palomba, a soli 3 chilometri e mezzo di distanza.
In questo quadro, la discarica appare come un tassello fondamentale dell’intero sistema di smaltimento, ma al prezzo di sacrificare un territorio già provato da decenni di servitù ambientali.
Una grande discarica a soli 500 metri dalle case
L’area prescelta sorge a ridosso del quartiere “Roma 2” di Pomezia, a soli 500 metri di distanza dalle abitazioni.
Una collocazione che moltiplica i timori di ricadute sanitarie e ambientali.
Albano, dal canto suo, vede riaprirsi lo spettro di una nuova discarica dopo anni di battaglie e mobilitazioni contro i rifiuti.
Le amministrazioni locali si trovano ora strette tra la necessità di difendere la salute dei cittadini e le pressioni di un sistema regionale dei rifiuti sempre più orientato verso soluzioni emergenziali e centralizzate.
Una partita che vale il futuro del territorio
La proroga concessa dalla Regione Lazio non è soltanto un atto tecnico, ma un passaggio politico dirompente. Essa apre la strada a un’infrastruttura che, se realizzata, potrebbe diventare parte integrante della gestione rifiuti della Capitale.
Una gestione che, anche a giudicare dalle reazioni dei due consiglieri comunali, rischia di scaricare sulle periferie e sui comuni limitrofi il peso maggiore delle decisioni prese a Roma.
Pomezia e Albano hanno scelto di alzare la voce, e la loro battaglia si annuncia lunga e complessa, con inevitabili ripercussioni sui rapporti istituzionali tra il Campidoglio, la Regione Lazio e i territori coinvolti.
Territorio asservito ai rifiuti
La nuova discarica, nata da un’autorizzazione passata e oggi riesumata con una proroga strategica, rappresenta molto più di un impianto per rifiuti.
È il simbolo di una scelta che intreccia interessi politici, economici e di particolari “gruppi di potere”, e che mette in discussione il modello stesso di gestione dei rifiuti nel Lazio.
Se questo progetto e quello dell’Inceneritore dovessero andare avanti, l’intera area tra Pomezia e Albano si trasformerebbe in un epicentro di smaltimento, con conseguenze che vanno ben oltre i confini comunali.
Il braccio di ferro è appena iniziato, e il futuro del territorio dipenderà dalla capacità delle comunità locali di farsi ascoltare.



























