L’azienda romana, al pari di un’altra in provincia di Ravenna da dove sono partite le indagini, commercializzava prodotti informatici quali Hard disk e chiavette USB di varie capacità a prezzi davvero concorrenziali. Nessuno sul web riusciva a proporre prezzi così bassi.
Alle volte i prezzi erano così bassi da essere inferiori a quelli della stessa casa madre produttrice dei prodotti informatici.
Guardia di Finanza: i sospetti e le indagini
Proprio questa pratica commerciale, praticamente impossibile da applicare senza perderci grosse somme, ha insospettito la Guardia di Finanza.
Le indagini sono state approfondite e sono state effettuate anche tramite intercettazioni ambientali.

Proprio durante queste intercettazioni i finanzieri si sono resi conto del sistema per frodare lo Stato. Un sistema di cui erano a conoscenza sia gli amministratori che anche alcuni dipendenti.
Insieme pianificavano dettagliatamente cosa rispondere agli investigatori in caso di interrogatori, per non destare sospetti.

Come avveniva la frode “carosello”
Le società riuscivano a guadagnare nonostante applicassero prezzi di vendita più bassi di quelli d’acquisto.
Questo avveniva principalmente tramite l’evasione dell’Iva con un tipo di frode comunemente definita “Carosello”.
Con uno studiato sistema che coinvolgeva anche società perlopiù fittizie di diversi stati esteri come Svizzera, Antille Olandesi, Belgio, Lettonia, Olanda, Ungheria, i prodotti da commercializzare giravano vorticosamente per il mondo. Per arrivare poi sul web in vendita a prezzi stracciati.
In realtà giravano solo i pezzi di carta, le fatture. In questo modo alla fine risultava che le società che vendevano all’utente finale riuscivano ad evadere l’Iva (in Italia al 22%). Così potevano fare i prezzi più bassi del mercato.
Addirittura in alcuni casi le società risultavano creditrici nei confronti dello Stato, accedendo quindi ai rimborsi fiscali.
Evasione per 40 milioni di euro
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Le cifre che girano intorno a questo tipo di truffa sono enormi.
Dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza risulta che la società con sede in provincia di Roma aveva contabilizzato fatture per operazioni inesistenti per circa 53,5 milioni di euro, evadendo circa 12 milioni di euro di tasse.
Alla società ‘collegata’ ravennate sono state scoperte fatture per false movimentazioni per 128 milioni di euro. Il danno allo Stato è stimabile in circa 27 milioni di euro.
L’autorità giudiziaria ha dunque emesso due provvedimenti di sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.
Essendo il procedimento giudiziario ancora in fase di indagini preliminari non è stato fornito il nome delle aziende accusate della truffa ai danni dello Stato.
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