La società aveva chiesto un risarcimento danni. Sosteneva infatti che la sua esclusione dal bando per la concessione degli stabilimenti balneari fosse illegittima, ma i giudici hanno ritenuto corretta la decisione dell’amministrazione di Ardea.
Tutta colpa di una password mancante
La vicenda nasce da un bando pubblico del 2021 con cui il Comune di Ardea aveva invitato le imprese a presentare domanda di partecipazione.
Le regole stabilivano che la documentazione dovesse essere inviata via posta elettronica certificata e protetta da password, da comunicare solo dopo l’apertura della gara.
La misura aveva lo scopo di garantire la segretezza delle offerte e assicurare condizioni di parità tra i concorrenti.
L’impresa esclusa, invece, aveva trasmesso i documenti senza protezione.
Per questo motivo la commissione aveva deciso di non ammetterla alla procedura. La società aveva dunque presentato ricorso. Sosteneva infatti che il bando non specificasse chiaramente l’esclusione come conseguenza automatica della mancata protezione con password. Sosteneva inoltre che, in passato, lo stesso Comune non aveva applicato un simile criterio.
La decisione dei giudici: la password non era un dettaglio formale
Il Tar, però, ha dato ragione al Comune di Ardea, sottolineando che la regola della password non era un dettaglio formale ma un elemento essenziale per garantire la regolarità della selezione.
Secondo i giudici, l’assenza di protezione avrebbe potuto compromettere l’imparzialità della gara, poiché la conoscenza anticipata delle offerte avrebbe rischiato di influenzare le valutazioni.
Inoltre, il tribunale ha evidenziato che la società non aveva dimostrato in modo concreto di avere perso un’opportunità certa di aggiudicazione né aveva quantificato in maniera adeguata i danni economici.
Alla luce di queste considerazioni, il ricorso è stato dichiarato infondato. Le spese di giudizio non sono state poste a carico di nessuna delle parti, visto che il Comune di Ardea non si era costituito in aula.
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