Il caso giudiziario sollevato dal Comune di Pomezia contro il costruttore è approdato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
Ente pubblico e impresa edile si sono scontrati su una pretesa economica del Comune di oltre 38mila euro.
Alla fine, la giustizia amministrativa ha stabilito che al Comune di Pomezia spetta una somma più contenuta, circa 25mila euro, corrispondente al solo pagamento delle opere di pubblica utilità legate al rilascio di un permesso di costruire.
Il nodo tra Comune di Pomezia e costruttore: oneri e sanzioni
La controversia ruotava attorno a un debito originato dal permesso edilizio rilasciato nel settembre 2005 dal Comune di Pomezia. La società costruttrice era tenuta a versare rate annuali per coprire gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione, importi destinati a finanziare opere pubbliche e servizi essenziali sul territorio.
Le rate non furono però corrisposte nei tempi stabiliti, facendo lievitare la cifra iniziale con sanzioni e interessi. Così, da un debito di poco più di 25mila euro, la richiesta complessiva aveva superato i 38mila euro.
Il ricorso di Pomezia e le eccezioni del costruttore
Nel 2017 l’impresa aveva impugnato la pretesa del Comune di Pomezia, sostenendo che il credito fosse prescritto. La tesi poggiava su due fronti: da un lato, la presunta decadenza decennale sugli oneri principali; dall’altro, la prescrizione quinquennale relativa a sanzioni e interessi.
L’azienda contestava inoltre l’assenza di azioni preventive nei confronti della compagnia assicurativa che, tramite polizza fideiussoria, avrebbe potuto garantire il pagamento.
La difesa del Comune di Pomezia e il verdetto finale
Dopo anni di rinvii e sospensioni, la causa è stata definita in una speciale udienza.
I giudici amministrativi hanno accolto solo in parte le argomentazioni della società.
Hanno riconosciuto la validità del credito principale, dichiarando non prescritto l’obbligo di pagare circa 25mila euro per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione al comune di Pomezia.
Hanno invece ritenuto prescritte le sanzioni e gli interessi, stabilendo che non siano più dovuti.
Una vittoria parziale ma significativa per Pomezia
La decisione rappresenta un punto fermo in una vicenda lunga e tortuosa. Il Comune di Pomezia, pur non ottenendo l’intero importo originariamente richiesto, potrà comunque incassare una cifra consistente destinata a rientrare nelle casse pubbliche.
Si tratta di risorse che, secondo la normativa, dovranno essere vincolate a opere e servizi per la collettività, garantendo benefici concreti ai cittadini.
Le motivazioni dei giudici
Nella sentenza, i giudici hanno chiarito che gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione non possono considerarsi prescritti, trattandosi di prestazioni patrimoniali di diritto pubblico soggette al termine decennale.
Diverso il discorso per sanzioni e interessi, qualificati come somme accessorie a carattere afflittivo, che si prescrivono invece entro cinque anni.
Il Collegio ha così distinto nettamente tra le somme dovute a titolo di contributo edilizio e quelle aggiuntive legate al ritardo, salvaguardando il credito principale dell’amministrazione, ma annullando le pretese accessorie.
Il valore simbolico della sentenza
Oltre all’aspetto economico, la decisione assume un significato simbolico per l’azione amministrativa. Il Comune di Pomezia, dopo anni di contenzioso, ha visto riconosciuta la legittimità della propria posizione e l’esistenza di un credito certo.
È un messaggio chiaro per tutti gli operatori del settore: gli obblighi derivanti dai permessi di costruire non sono semplici formalità, ma strumenti essenziali per garantire equilibrio urbanistico e sostenibilità territoriale.
Un epilogo atteso da anni
La vicenda si trascinava dal 2016, anno in cui l’amministrazione aveva attivato il procedimento monitorio per recuperare le somme. Da allora, udienze rinviate, eccezioni procedurali e ricorsi avevano rallentato l’iter.
Solo nel giugno 2025, in un’udienza straordinaria da remoto, la causa è stata finalmente decisa. La sentenza ha così posto fine a una controversia che, per la sua durata e complessità, era diventata emblematica delle difficoltà della giustizia amministrativa italiana.
Il Comune incassa, il costruttore paga
In sintesi, la sentenza condanna la società a pagare 25.519 euro più interessi legali, ma esclude qualsiasi sanzione aggiuntiva.
Le spese processuali sono state dichiarate irripetibili, a conferma di una parziale soccombenza reciproca. Tuttavia, il bilancio finale pende a favore del Comune di Pomezia, che incassa una somma certa e utile per la città.
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