La Regione Lazio ha deciso di autorizzare un maxi impianto mobile quindi senza sede fissa per la triturazione di una quantità davvero considerevole rifiuti ‘inerti’.
Tutto ciò dopo l’OK alla nuova maxi discarica per rifiuti inerti (che potrà ricevere però anche ceneri d’inceneritore e fanghi) di Roma-sud Tor Tignosa, al confine con Pomezia e il quartiere di Roma 2, la cui autorizzazione rilasciata nel 2020 sotto la Giunta regionale Zingaretti bis è stata prorogata a luglio dalla Giunta Rocca, su richiesta del sindaco Gualtieri.

Leggendo le carte, però, emergono due questioni che andrebbero approfondite e ci chiediamo se la Regione Lazio abbia ben chiaro cosa e chi ha autorizzato.
Il maxi impianto mobile di triturazione dei rifiuti inerti (ma non solo)
Un’autorizzazione, questa del nuovo impianto mobile, che – esattamente come quella della discarica di Zingaretti appena resuscitata da Rocca su richiesta di Gualtieri – nell’oggetto riporta solo ‘rifiuti inerti‘.
Ma che – così riporta tra le sue pieghe proprio l’autorizzazione della Regione Lazio – potrà trattare anche altri rifiuti: organici, inorganici, legno, vetro, metalli, plastiche di ogni genere e tipo, gomme, carta e cartone, rifiuti residui dii bonifiche, di pulizia di strade, di mercati, rifiuti ingombranti, etc.
In sostanza, si tratta di una serie di codici che qualcuno potrebbe definire una sorta di ‘cambiale in bianco’.

Un macchinario senza sede fissa, concepito per campagne mirate di recupero e riduzione volumetrica dei rifiuti inerti e speciali.
L’autorizzazione avrà validità di 10 anni, quindi fino al 2035, salvo proroga. Un atto fondamentale, pubblicato soltanto un mese dopo, il 4 settembre, con un ritardo che resta senza spiegazioni ufficiali.
Un impianto per ‘inerti’ da numeri record
Il trituratore mobile si chiema “Inventhort type 6”. Pesa circa 27 tonnellate ed ha un motore diesel Mercedes di 260Kw. Ha un nastro per caricare i rifiuti lungo fino a 7 metri ed è comandabile a distanza, tramite un telecomando.
Il dato che colpisce maggiormente è la portata autorizzata di sminuzzamento di rifiuti: 254.000 tonnellate di rifiuti all’anno.
Una cifra mastodontica, persino superiore a quella trattata, fino al 2016, dalla vecchia discarica di Albano Laziale, che si fermava a circa 180.000 tonnellate annue.
Ma Roma produce tali quantità annue di rifiuti ‘inerti’?
Per intenderci, una capacità superiore all’intera produzione di spazzatura di dieci Comuni, inclusi otto dei Castelli Romani, oltre ad Ardea e Pomezia.
Sebbene la definizione di “impianto per inerti” faccia pensare a semplici scarti edilizi – cemento, mattoni, ceramiche, miscele bituminose, pietrisco e terre da scavo – l’elenco dei materiali ammessi, come già spiegato, va ben oltre.
E amplia notevolmente il campo di azione dell’impianto mobile, spostandolo ben oltre i confini degli inerti e aprendo a ben altri scenari per l’area di Roma sud, di Pomezia e Albano Laziale.
Cesaro Mac, un nome ricorrente
Un altro dato che lascia perplessi è il cambio continuo di società che si occupano di rifiuti, ma i collegamenti che le legano.
Dietro queste società spesso ci sono grandi gruppi di potere. Le società, quindi, vanno e vengono, ma alcuni dati restano impressi tra le carte e non scompaiono.
Ad esempio, nel progetto appena autorizzato dalla Regione Lazio l’impianto Mobile di Trattamento rifiuti, c’è la Cesaro Mac di Eraclea (Venezia).
Il nome Cesaro Mac e la sua sede veneta non sono nuovi.
Già quattro anni fa, una società collegata ad essa, la Colle Verde Srl, presentò due progetti tanto ambiziosi quanto avversati da enti pubblici e cittadini per la discarica di Albano Laziale, che si trova a due passi proprio da Tor Tignosa e da Pomezia.
In quel caso, i due progetti riguardavano due maxi impianti biogas e una struttura di trattamento multimateriale. Progetti poi naufragati, travolti dall’opposizione di cittadini, comitati e amministrazioni locali.
Di recente, la Regione Lazio ha addirittura bocciato tali progetti per ‘contagio da interdittiva antimafia‘.
Le due società hanno nomi diversi, ma lo stesso indirizzo, stesso numero di telefono, stesso numero di fax.

Difficile negare il collegamento tra le due aziende.
La continuità dei soggetti industriali coinvolti dimostra come le dinamiche del settore restino invariate: cambiano i loghi, restano i protagonisti. Un progetto esce dalla porta, un altro rientra dalla finestra.
In ogni caso, il progetto del 2019 dei biogas ad Albano non vedrà mai la luce. Il “no” definitivo ha segnato una vittoria simbolica per il fronte ambientalista locale, ma lascia aperto il nodo rifiuti, che inevitabilmente si sposta altrove.
Tortignosa, la nuova frontiera
Il futuro si chiama Tortignosa. È qui, ai margini del Comune di Roma e a due passi da Pomezia e Albano, che è prevista la nascita di una maxi discarica per rifiuti inerti, con capacità di interrare 4,5 milioni di tonnellate.
Una cifra colossale, che evidenzia la portata della sfida. E che potrebbe servire anche il futuro inceneritore Acea, previsto a Santa Palomba, al confine con la discarica di Albano.
La discarica, secondo le documentazioni note, potrebbe accogliere non solo inerti, ma anche scorie pesanti e leggere di inceneritori, oltre a fanghi di diversa natura. Rifiuti che nulla hanno a che vedere con le macerie da cantiere e che aprono interrogativi inquietanti sul reale destino dell’area.
Esattamente come il nuovo impianto mobile per sminuzzare rifiuti: a cosa servirà realmente? Dove verrà posizionato? Che tipo di rifiuti sminuzzerà realmente?
Un puzzle che si ricompone
Tra Albano, Pomezia, Tortignosa e i Castelli Romani, il mosaico dei rifiuti laziali sembra seguire una logica costante: progetti annunciati, opposizioni, bocciature e poi nuove soluzioni spostate di pochi chilometri, che rispuntano continuamente.
Il comune denominatore resta il ruolo centrale di chi realizza gli impianti, più che di chi formalmente li gestisce. Le società possono cambiare, le sigle trasformarsi, ma i costruttori restano sempre gli stessi, con la capacità di reinventarsi e ripresentarsi in scenari diversi.
Un futuro ancora incerto
La scelta di puntare su un impianto mobile di sminuzzamento rifiuti da 254.000 tonnellate l’anno apre una fase nuova, ma non definitiva. Roma ha bisogno di soluzioni strutturali e il rischio è che i provvedimenti emergenziali diventino la regola.
Nel frattempo, il territorio dei Castelli Romani, di Roma sud e Pomezia si trova ancora una volta al centro di dinamiche regionali e romane che travalicano i confini comunali. Un futuro segnato da impianti imponenti, destinato a lasciare un’impronta profonda sull’ambiente e sul tessuto sociale di un’area storicamente fragile e preziosa.
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