Ma il senso c’è eccome.
Quanto da noi affermato ha evidente fondamento nelle mappe della Regione Lazio:

inoltre è anche prevista in una ordinanza di Gualtieri, la n. 24 del 9 maggio scorso, che prevede la dichiarazione di pubblica utilità e l’esproprio dei terreni adiacenti il lotto di proprietà Ama destinato al mostro brucia rifiuti.
E quelli citati sono proprio i terreni agricoli di rilevante valore della Tenuta Massimetta, nel territorio di Albano Laziale, su cui pendono anche nove vincoli puntuali archeologici previsti nel Piano Territoriale della regione Lazio approvato in via definitiva nel 2021.
Il Comune di Albano dice ‘No’ all’esproprio dei terreni per l’inceneritore di Roma
Per questo motivo, il Comune di Albano Laziale ha rotto gli indugi e ha deciso di opporsi con fermezza all’ordinanza di Gualtieri, che era rimasta finora lettera morta.
Con una determinazione dell’Avvocatura comunale del 5 settembre, quindi entro il termine di legge dei 120 giorni, l’amministrazione guidata dal sindaco Massimiliano Borelli ha deciso di presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella contro l’ordinanza commissariale di Gualtieri n. 24 del 9 maggio 2025, firmata proprio dal Commissario straordinario per il Giubileo.
Albano dichiara guerra a Gualtieri e a Roma
L’atto impugnato riguarda la dichiarazione di pubblica utilità del progetto e il vincolo preordinato all’esproprio di terreni situati nel territorio di Albano.
Gualtieri con la sua ordinanza ha “Dichiarato la pubblica utilità dell’opera – così riporta l’ordinanza ora impugnata dal Comune di Albano – con vincolo preordinato all’esproprio delle aree adiacenti ovvero esterne a quelle di proprietà di AMA s.p.a., necessarie/funzionali a tutti gli interventi e/o opere connesse e/o funzionali alla realizzazione del Polo impiantistico”.
Gualtieri vuole comandare pure su Albano
La decisione di Gualtieri non è un semplice atto burocratico, ma un passaggio politico e giuridico cruciale, che mette Albano in rotta di collisione con il Campidoglio e con il piano dell’Inceneritore da 600mila tonnellate annue destinato a Santa Palomba.
Del resto, i poteri commissariali concessi dall’ex premier Mario Draghi a Gualtieri riguardano solo ed esclusivamente il Comune di Roma, non la Città Metropolitana e quindi, di certo, non il territorio del comune di Albano, dentro il quale rientra la Tenuta Massimetta.
Il “No” del Comune di Albano arriva a pochi giorni dall’inchiesta de Il Caffè, che aveva portato alla luce i retroscena dell’operazione: l’insufficienza dei 9,7 ettari di terreni già acquistati da Ama per oltre 6,7 milioni di euro (una operazione faraonica su cui indaga la Procura di Roma) e la tentazione di ricorrere a un esproprio della Tenuta Massimetta, storica proprietà agricola di Albano.
Da qui, l’ombra di un ampliamento forzato – fuori dai limiti e poteri commissariali – sui terreni albanensi, sulla Tenuta Massimetta, nonostante i nove vincoli archeologici puntuali sanciti dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale del Lazio del 2021.
Vincoli che, per legge, in ogni caso, nessun Commissario straordinario può aggirare, calpestare, superare.
La forzatura commissariale
L’ordinanza contestata da Albano è l’atto con cui Gualtieri, nella sua veste di Commissario straordinario, ha dichiarato la pubblica utilità del progetto e delegato la Città Metropolitana di Roma a procedere con espropri che non hanno fondamento giuridico.
Una decisione che, secondo il Comune di Albano, viola la legge nazionale, diritti territoriali e ignora i vincoli paesaggistici e archeologici.
Il ricorso a Mattarella, previsto dall’articolo 8 del DPR 1199/1971, rappresenta lo strumento più incisivo per contestare un atto ritenuto illegittimo.
Non si tratta solo di difendere terreni agricoli, ma di ribadire un principio: Albano non fa parte del territorio del Comune di Roma, quindi non può diventare il terreno di conquista di Gualtieri-commissario per risolvere l’emergenza rifiuti della Capitale.
Il nodo della Tenuta Massimetta
La Tenuta Massimetta è il cuore della contesa.
Situata a ridosso della discarica di Albano (dello storico re dei rifiuti di Roma, Manlio Cerroni) e ricca di testimonianze storiche, è vincolata da nove tutele archeologiche (vincoli archeologici puntuali) che impedirebbero qualsiasi intervento invasivo. Vincoli approvati in via definitiva dalla regione Lazio nel 2021.
Eppure, nelle mappe regionali la tenuta appare già colorata di grigio, come le aree destinate all’inceneritore romano. Un dettaglio inquietante che lascia intravedere un disegno istituzionale volto a spianare la strada al progetto, ben prima delle decisioni ufficiali.

Questa discrepanza tra vincoli formali e rappresentazioni cartografiche alimenta sospetti e rafforza la linea di resistenza adottata dal Comune di Albano.
Precedenti e presagi
Il caso non è privo di precedenti. Già nel 2007 Ama e Acea – con il commissario Marrazzo, all’epoca nominato dall’allora premier Romano Prodi – avevano tentato di realizzare un inceneritore proprio nella discarica di Albano.
L’impianto non vide mai la luce e i container con i suoi pezzi giacciono ancora oggi arrugginiti e abbandonati, simbolo di un progetto fallito.

Il rischio è che la storia si ripeta: un’opera calata dall’alto, osteggiata dalle comunità locali e frenata da vincoli normativi insormontabili.
Albano, con il suo ricorso a Mattarella, sembra voler scongiurare un destino già scritto e riaffermare il diritto a decidere del proprio territorio.
Lo scontro istituzionale
La partita ora si sposta nelle stanze del Quirinale, dove il Presidente della Repubblica sarà chiamato a valutare la legittimità dell’ordinanza commissariale. In gioco non c’è solo il futuro della Tenuta Massimetta, ma l’equilibrio tra poteri straordinari e tutela dei territori locali.
L’Inceneritore di Roma, già al centro di polemiche per costi, impatto ambientale e procedura accelerata, si scontra così con una resistenza istituzionale che potrebbe rallentarne, se non comprometterne, la realizzazione.
Albano ha scelto la strada più alta e solenne per far valere le proprie ragioni: quella del ricorso straordinario al Capo dello Stato. Una mossa che trasforma la vicenda in un caso nazionale, destinato a pesare sulle sorti dell’intero piano rifiuti della Capitale.
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