Parliamo di una villetta a due piani (piano terra + primo piano), sul Lungomare delle Sirene, lato spiaggia, all’altezza circa dell’incrocio con via Bengasi.
La costruzione principale, ossia la casa, risalente al 1955 e realizzata con regolare licenza edilizia, nel tempo si è rivelata parzialmente collocata su un’area che, secondo le rilevazioni del 2012 del comune di Pomezia, appartiene alla spiaggia pubblica.
In particolare viene contestato una parte del cortile, comprese alcune depandance.
Per decenni la questione è rimasta latente, ma negli ultimi anni l’amministrazione comunale di Pomezia ha riaperto il fascicolo, arrivando a contestare un’occupazione abusiva del suolo demaniale.
Torvaianica, cortile e dependance sulla spiaggia da 70 anni
Il Comune di Pomezia aveva già emesso un primo ordine di rilascio dell’area contestata nel 2010 contro i precedenti proprietari.
Poi, nel 2012, un nuovo procedimento fu avviato nei confronti degli attuali titolari.
Tuttavia tutto è rimasto sospeso per oltre dieci anni, fino a quando un sopralluogo del 2022 dell’Ufficio del Demanio marittimo del Comune di Pomezia riportò alla luce l’anomalia “mettendo in risalto l’esistenza di parti di immobili sconfinanti su area demaniale marittima”.
Parte del cortile e delle strutture accessorie, infatti, invadevano la spiaggia pubblica. Da lì l’ordinanza definitiva del febbraio 2023, con cui il Comune di Pomezia ha ordinato la rimozione immediata delle opere considerate abusive.
Il ricorso dei proprietari dell’immobile di Torvaianica
I titolari dell’immobile non si sono arresi e hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
Secondo la loro tesi, la casa era stata regolarmente costruita, le planimetrie catastali non sarebbero univoche e il confine demaniale dovrebbe essere ancorato a un vecchio procedimento di delimitazione del 1926.
A loro avviso, il Comune di Pomezia avrebbe agito senza adeguata motivazione e senza garantire una reale partecipazione al procedimento, imponendo una demolizione senza tener conto delle peculiarità storiche del manufatto.
La posizione del Comune di Pomezia
L’amministrazione pometina ha difeso con fermezza le proprie ragioni. La tesi è semplice: il demanio marittimo è un bene indisponibile, sottratto alla disponibilità dei privati.
Le rilevazioni del Sistema Informativo Demanio Marittimo (SID), confermate da sopralluoghi e verifiche catastali, avrebbero dimostrato con chiarezza che parte dell’immobile ricade su spiaggia pubblica.
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Per il Comune di Pomezia, dunque, non vi era alcun margine di discrezionalità: la rimozione era un atto dovuto.
La decisione del Tribunale
Il TAR Lazio ha respinto integralmente il ricorso dei privati.
Secondo i giudici, il provvedimento comunale ha natura vincolata e, di conseguenza, non richiede né un’ulteriore comunicazione di avvio né una motivazione particolare sul bilanciamento degli interessi.
La presenza di opere abusive su suolo demaniale impone la rimozione automatica, essendo lo stesso legislatore ad aver già compiuto a monte la valutazione di interesse pubblico.
Il privato dovrà pertanto demolire i muri di recinzione e le strutture edificate sulla spiaggia pubblica, restituendo l’area al suo ‘stato naturale’.
La validità delle mappe e delle prove
Il Collegio ha inoltre sottolineato che le cartografie del SID e le verifiche catastali costituiscono strumenti validi per individuare l’estensione del demanio marittimo.
Non è quindi necessario un nuovo procedimento di delimitazione, a meno che non vi sia una reale incertezza sui confini, che in questo caso non è stata dimostrata.
La classificazione catastale di “ente urbano” della particella, invocata dai proprietari, non è sufficiente a qualificare l’area come privata, trattandosi solo di una dicitura tecnica priva di valore giuridico in materia di demanio.
I giudici del Tribunale Amministrativo hanno deciso infine per la compensazione delle spese, cioè ognuna delle parti pagherà i propri avvocati e le altre spese del procedimento giudiziario.
I proprietari dell’immobile hanno la possibilità di appellarsi all’ultimo grado della giustizia amministrativa, ovvero il Consiglio di Stato.
Il Tribunale mette un punto definitivo
La sentenza assume un rilievo che va oltre il singolo caso.
Essa riafferma il principio secondo cui il mare e le sue spiagge appartengono alla collettività e non possono essere sottratti con costruzioni arbitrarie.
Questo principio resta valido anche se tali costruzioni private sono risalenti nel tempo e apparentemente legittimate da vecchie licenze edilizie.
Il Tribunale ha chiarito che, di fronte a uno sconfinamento sul demanio, non esistono sanatorie o scorciatoie: l’unico rimedio è la demolizione.
Per i residenti coinvolti, la decisione si traduce in una perdita pesante: oltre alla necessità di demolire la dependance e parte del cortile, l’ombra di un’occupazione abusiva getta incertezza sul valore stesso dell’immobile.
Per la collettività, invece, la sentenza rappresenta un segnale forte a tutela del litorale e della legalità urbanistica.
Il mare, ribadiscono i giudici, non è un’estensione del giardino di casa, ma un bene comune da preservare.
Torvaianica, troppe costruzioni sulla spiaggia pubblica
Il caso di Torvaianica dimostra quanto complesso possa essere il rapporto tra edificazioni private e aree demaniali, soprattutto in territori cresciuti urbanisticamente in modo disordinato negli anni del boom edilizio.
La decisione del TAR del Lazio chiude, almeno per ora, una vicenda lunga quindici anni, ma apre al contempo una riflessione più ampia: la necessità di vigilare costantemente sul rispetto dei confini del demanio marittimo e sull’uso corretto del territorio costiero.
Se si osservano le mappe catastali di Torvaianica, infatti, numerose sembrano essere le abitazioni costruite sul lato mare del lungomare.
Queste costruzioni negli anni hanno sconfinato su aree di spiaggia pubblica di proprietà del Demanio marittimo per creare magari un cortile privato con tanto di recinzione fatta anche da alti muri o magari anche edificare depandance coperte.
Tutto ciò è avvenuto nel clima storico di forte abusivismo che ha interessao la zona di Torvaianica e non solo in particolare nei decenni degli anni sessanta e settanta, quando le amministrazioni pubbliche ebbero una grossa difficoltà a controllare il proprio territorio.
I continui e ricorrenti condoni edilizi invogliavano poi i proprietari ad edificare o espandersi fuori dalle regole, confidando in una futura regolarizzazione. Un fenomeno che ha saccheggiato il territorio di comuni come Pomezia, Ardea e Aprilia.
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