È questo l’obiettivo strategico del “Piano per la difesa integrata della costa del Lazio”, redatto dall’Assessorato alla Tutela del Territorio, al Demanio e al Patrimonio della Regione Lazio.
Il Piano è stato finanziato con circa 90 milioni di euro.
L’obiettivo è chiaro: proteggere i 113 km di costa classificati ad alta vulnerabilità, una cifra allarmante che rappresenta quasi un terzo della linea sabbiosa regionale.
Le opere oggetto del Piano sono quelle individuate nel documento di programmazione per il periodo 2025-2028 “Interventi a difesa della costa del Lazio”. Il documento si basa su uno studio prodotto nell’ambito di un Accordo con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi “Roma Tre”, a cura del professor Leopoldo Franco.
Lo studio, dal titolo “Analisi di supporto al Piano della Costa della Regione Lazio”, ha individuato le zone a maggior rischio erosione.
Spiagge a rischio sulle coste del Lazio: i dati di Roma e Latina
Il litorale laziale ha una lunghezza complessiva di 361 km, di cui 240 km di costa sabbiosa.
Dall’analisi realizzata dall’Università di Roma Tre risulta che, di questi 361, 113 km risultano essere ad alta vulnerabilità a causa della pressione antropica e dell’assenza di strutture di salvaguardia.
Fenomeni di erosione, già in atto da anni, risultano aver subito un’accelerazione negli ultimi due anni, a causa delle modifiche climatiche e dall’azione dell’uomo (pressione antropica).
Questi i dati allarmanti:
- Tra il 2006 e 2020, risulta essere modificato il 60,6% della costa laziale, per un totale di 79 km complessivi;
- il 29,7% del litorale laziale è in erosione, con un picco del 35,9% in provincia di Roma.
Il fenomeno dell’avanzamento, invece, ha ottenuto i suoi valori più alti di percentuali costiere a Minturno (69,8%) e Terracina (61,8%).
Tra le province, invece, è Roma quella che ha perso più spiagge, con un -14,7%. Va meglio in provincia di Viterbo con un -9,2% e di Latina che registra un -7,5%.
Su scala comunale, quello che ha perso maggiore superficie sabbiosa per valore assoluto è Roma (con una riduzione di -30,93 ettari), seguita da Fiumicino (-10,61 ettari) e Ardea (-7,44 ettari), poi Montalto di Castro (-6,99 ettari) e Latina (-6,36 ettari).
In due Comuni costieri è stato registrato un aumento della superficie sabbiosa: a Cerveteri (+2,23 ettari) e a Sabaudia (+1,79 ettari).
Nel Lazio la provincia di Latina detiene il record di occupazione delle spiagge
Già il rapporto “Spiagge 2024” di Legambiente, su dati Ispra, aveva messo in luce la gravità della situazione delle coste laziali.
A pesare sulla riduzione delle spiagge, oltre a fattori ambientali e climatici, c’è anche l’eccessiva pressione antropica.
Le spiagge attrezzate, con concessioni balneari e chioschi, occupano l’88% del totale delle spiagge laziali, pari a 603 ettari.
La provincia di Latina detiene il record di occupazione con il 93,2%, seguita da Roma (88,5%) e Viterbo (66,1%).
Il consumo di suolo costiero, con cemento e asfalto nella fascia tra 0 e 300 metri dal mare, ha causato la perdita di 67,6 ettari tra il 2006 e il 2020 e ulteriori 9,8 ettari nel solo biennio 2020-2022.
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Il piano della Regione Lazio per la difesa della costa
Si articola lungo 3 direttrici il piano della Regione Lazio per la difesa della costa, tutte con un comune denominatore, ovvero agire in modo organico e scientifico:
- Ruolo cruciale del monitoraggio e della ricerca
- Risorse e procedure: ricerca di sabbie e snellimento burocratico
- Interventi sul campo: dal ripascimento alle opere fisse
Monitoraggio e ricerca
Per colmare la “carenza di dati e rilievi sistematici” emersa dallo studio di Roma Tre, la Regione Lazio ha stanziato fondi per un monitoraggio permanente, sistematico e automatizzato. L’attività di monitoraggio si avvarrà di tecnologie all’avanguardia come droni e satelliti.
Questo permetterà di controllare in tempo reale le variazioni della linea di costa e di verificare l’efficacia degli interventi.
Saranno inoltre realizzati documentari scientifici per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della tutela costiera.
Un totale di € 1.250.000 è stato stanziato per queste attività.
Ricerca di sabbie e snellimento burocratico
Un aspetto fondamentale del piano è la ricerca di nuove fonti di sabbia per i ripascimenti.
Grazie a una convenzione con l’Università “La Sapienza” di Roma, sono stati individuati tre potenziali giacimenti di sabbia al largo delle coste di Terracina, Anzio e Montalto di Castro, dove reperire circa un milione di metri cubi di sabbia da destinare al ripascimento.
Si stanno eseguendo indagini geofisiche per determinarne l’esatta volumetria e composizione.
Un altro pilastro della strategia è lo snellimento delle procedure autorizzative.
Attualmente, il tempo medio per l’approvazione di un progetto è di oltre un anno, con picchi di tre, un lasso di tempo inaccettabile che rende i progetti obsoleti prima ancora di essere realizzati.
La Regione sta studiando modifiche legislative e regolamentari per ridurre drasticamente questi tempi.
Interventi sul campo: dal ripascimento alle opere fisse
Il piano non si limita alla teoria, ma prevede interventi concreti, valutati in base al “livello di vulnerabilità” dei diversi tratti di costa.
I progetti considerano sia opere fisse, come barriere aderenti o trasversali, sia opere mobili, come i ripascimenti.
Tra gli interventi già finanziati e in corso, che ammontano a circa € 22 milioni con fondi regionali e € 18,7 milioni con fondi europei, spiccano lavori a Montalto di Castro, Tarquinia, Ladispoli, Roma e Fondi.
A Latina e Fiumicino sono previsti ripascimenti e nuove opere rigide, mentre a Ostia è in corso la rifioritura di scogliere e un ripascimento.
Priorità alta è stata data a zone come Fregene, Focene e Ostia Ponente, mentre una priorità media è stata assegnata a località come Torvaianica, Ardea e Nettuno.
Isole Pontine e la formula del “Rischio”
Una sezione a parte del piano della Regione Lazio per la difesa della costa è dedicata alle Isole Pontine.
Per Ponza e Ventotene, a maggioranza rocciose e a rischio idrogeologico, è previsto uno studio specifico e la successiva programmazione di interventi.
Il piano regionale si fonda sulla formula del rischio, definita come:
Rischio=Pericolositaˋ×Vulnerabilitaˋ×Esposizione
In questo contesto, la pericolosità sono gli eventi naturali come le mareggiate, la vulnerabilità è la propensione di un’area a subire danni, e l’esposizione è la presenza di elementi di valore (economico, sociale, ecologico) esposti a tali pericoli.
Essendo tutta la costa esposta, il valore dell’esposizione è considerato pari a 1.
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