Il Tar aveva dichiarato il ricorso improcedibile per “carenza di interesse”, ma per i giudici di secondo grado si tratta di un errore grave. La causa torna in primo grado.
La corte ha annullato la decisione con cui il TAR del Lazio aveva dichiarato improcedibile il ricorso proposto dalla società Paguro s.r.l. contro il diniego della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la realizzazione di una discarica per rifiuti non pericolosi nel Comune di Aprilia, sempre a La Gogna.
I giudici di secondo grado hanno ritenuto erronea e priva di adeguata motivazione la sentenza di primo grado, che aveva chiuso la controversia in rito senza esaminare le numerose censure di merito sollevate dalla società.
I fatti: una lunga battaglia amministrativa
Nel 2016, la Paguro aveva presentato alla Regione Lazio un progetto per la realizzazione di una discarica controllata.
Dopo una lunga istruttoria, la Regione aveva espresso parere negativo nel 2017, adducendo una serie di motivazioni ambientali, urbanistiche e di pianificazione.
La società ha quindi impugnato il provvedimento davanti al TAR, che però – nel 2023 – ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, sostenendo che la successiva presentazione, da parte della stessa società, di un nuovo progetto (con istanza di Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale – PAUR) rendesse superflua la decisione sul primo.
La decisione del Consiglio di Stato: “Errore in rito”
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato, con relatore Paolo Marotta, ha accolto l’appello della Paguro, riconoscendo che la presentazione di un nuovo progetto non determina automaticamente la perdita di interesse sul precedente, specialmente in assenza di una chiara rinuncia da parte del proponente.
“I due progetti non sono sovrapponibili, né sotto il profilo tecnico né sotto quello procedurale”, si legge nella sentenza. Inoltre, anche il secondo progetto è stato bocciato, e la società ha proposto ricorso in altra sede, poi respinto.
Per questo, secondo il Consiglio di Stato, l’interesse alla decisione sul primo ricorso persisteva pienamente.
Il TAR, nel ritenere che i due progetti fossero sostanzialmente equivalenti perché relativi allo stesso sito, ha travisato la realtà dei fatti e, soprattutto, ha negato tutela giurisdizionale senza motivazione sufficiente.
Un errore che, secondo la giurisprudenza richiamata, integra un vizio di nullità della sentenza, poiché ha impedito l’esame completo del caso.
Un precedente rilevante per il diritto amministrativo
Muffa in casa? Devi agire subito. L'esperto ti spiega le cose da fare e quelle da non fare
La sentenza richiama i principi sanciti dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 16/2024, che stabilisce che la declaratoria di inammissibilità o improcedibilità deve essere adeguatamente motivata, soprattutto quando incide sull’accesso alla giustizia per chi ha impugnato un provvedimento pubblico.
Secondo il Consiglio, l’errore del TAR è tanto più grave in quanto ha impedito di valutare numerosi e articolati motivi di merito sollevati dalla Paguro, tra cui presunti vizi di istruttoria, travisamenti, violazioni di legge e incongruenze nei pareri tecnici, oltre alla possibilità di un risarcimento per danno da provvedimento illegittimo.
La causa torna al TAR: si riapre il confronto sul progetto
Alla luce di quanto emerso, il Consiglio di Stato ha disposto la rimessione del caso al giudice di primo grado per l’esame nel merito del ricorso originario.
Sarà dunque il TAR Lazio, in diversa composizione, a pronunciarsi sulla legittimità del diniego della VIA emesso nel 2017 e sugli atti preparatori, compresi i verbali della Conferenza dei Servizi.
La decisione non equivale a un via libera al progetto della discarica, ma rappresenta una riapertura della partita giudiziaria.
Ora il TAR dovrà entrare nel merito delle questioni sollevate, che spaziano dall’interpretazione del Piano Regionale dei Rifiuti alla valutazione degli impatti ambientali e urbanistici del sito.
Leggi anche: È ufficiale: persi i 14 milioni per la bonifica della discarica di Aprilia: le vere responsabilità (che nessuno dice)


























