Un’emergenza idrica che, ricordiamo, è causa anche della drammatica crisi del Lago Albano e che ha portato Acea ad annunciare l’inizio del razionamento idrico nei comuni dei Castelli con interruzioni programmate del flusso d’acqua potabile per alcuni di essi.
Le piscine aggiunte con una variante
Il progetto edile delle nuove piscine ‘ in variante’, tutto perfettamente regolare, è inserito nel comparto urbanistico Olivella, anche se in realtà è situato su via Tenutella, proprio all’incrocio con via Mastro di Casa, a due passi dal centro di Vendita Comunale.

Le ville erano già state autorizzate in precedenza e sono praticamente ultimate. Ma oggi hanno ottenuto quindi una ‘sola’ ulteriore ‘variante‘: la realizzazione delle piscine nelle corti interne e, poi, anche di altrettante serre solari.
La decisione è stata presa, da parte del Comune di Albano, con l’Autorizzazione Paesaggistica n. 51 del 9 settembre 2025, un atto che porta con sé inevitabili riflessioni sul bilanciamento tra tutela del territorio e nuove edificazioni.

Piscine private e crisi idrica
Il dettaglio più controverso resta la previsione ‘in variante’ delle piscine private in un territorio, che ricomprende non solo Albano ma tutta l’area dei Castelli, che da anni combatte con carenze d’acqua.
Con ordinanze richieste da Acea e accolte ogni anno dai Comuni, difatti, i cittadini subiscono pesanti restrizioni idriche da 15 anni. Restrizioni idriche con le quali Acea – e a cascata i Comuni – impongono per sei mesi all’anno ai cittadini forme anche estreme di risparmio idrico.
Viene imposto lo stop all’annaffiatura di giardini e orti, vasi sui balconi e lavaggio macchina, etc. oltreché proprio il divieto di riempimento delle piscine con acqua di rete Acea o di falda (pozzi), anche quelle piccole per bimbi e di giochi d’acqua.
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Per questo motivo, la scelta di autorizzare nuove vasche destinate all’uso residenziale appare quantomeno singolare.
L’autorizzazione del Comune di Albano, formalmente limitata ai soli aspetti paesaggistici, non entra nel merito delle questioni ambientali legate alla gestione della risorsa idrica. Ma il messaggio che filtra è potente: mentre i cittadini devono razionare l’acqua, nuove costruzioni sorgono con dotazioni ‘in variante’ che ne presuppongono un impiego abbondante, particolarmente d’estate, quando i problemi sono più accentuati.
Il nodo pratico: quale acqua per le piscine? E chi controlla?
Vi è quindi una domanda cruciale: il Comune di Albano ha imposto condizioni d’uso per le piscine autorizzate? Per esempio il divieto di riempirle con acqua di rete Acea o con acqua di falda (pozzo) e l’obbligo di ricorrere a rifornimenti esterni tramite autobotte a pagamento?
E, poi chi e con che modalità controllerà? Da quanto ci risulta, sul sito istituzionale del Comune di Albano non c’è alcuna richiesta esplicita che inserisca clausole operative di questo tipo nemmeno per i nuovi progetti edile. Tantomeno per le ‘varianti’.
Equilibrio fragile tra sviluppo e tutela
Resta la percezione, forte, di una distanza tra le urgenze quotidiane in materia idrica dei cittadini (almeno per sei mesi all’anno) e le scelte urbanistiche del Comune di Albano. La coesistenza di una crisi idrica crescente con l’approvazione di piscine private in nuove costruzioni di pregio – senza alcun successivo obbligo – appare un paradosso destinato a suscitare dibattito pubblico.
Albano Laziale si trova così di fronte all’ennesimo bivio: incentivare la crescita edilizia in aree già sottoposte a vincolo o fermarsi per riflettere sulle conseguenze a lungo termine in materia idrica.
La vicenda delle ville con piscina ‘in variante’ mette in luce la fragilità dell’equilibrio tra sviluppo immobiliare e salvaguardia delle risorse naturali.
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