A sollevare il velo su una vicenda che appare sempre più anomala è la consigliera del Movimento 5 Stelle, Maria Grazia Ciolfi, che con un comunicato dai toni duri ha denunciato una lunga serie di irregolarità nella gestione del Documento Unico di Programmazione (DUP) 2025-2027 e, in particolare, delle modifiche al piano di dismissione dei beni comunali.
Il “voto al buio” sull’alienazione dei terreni pubblici a Latina
Alla base delle accuse c’è un’operazione che appare quantomeno opaca, se non del tutto impraticabile: la messa in vendita di lotti di terreni pubblici senza fornire ai consiglieri comunali di Latina dati certi su localizzazione e destinazione urbanistica.
Una mancanza che, secondo Ciolfi, non solo ha impedito un voto consapevole, ma ha potenzialmente violato i principi di trasparenza e legalità dell’azione amministrativa.
Si sarebbe trattato, di fatto, di un “voto al buio”, privo degli elementi minimi per consentire ai consiglieri di valutare l’alienabilità reale dei beni, o anche solo di dichiarare eventuali conflitti di interesse.
Nel piano alienazioni del Comune di Latina terreni non vendibili
Il punto più critico emerge con la scoperta, successiva all’approvazione della delibera n. 99/2025, che molti dei terreni inseriti nel piano non sarebbero affatto alienabili, almeno allo stato attuale, senza complesse procedure di declassamento, variante urbanistica o svincolo paesaggistico.
Non si tratterebbe, quindi, solo di una valutazione discutibile o di una mancanza di precisione tecnica, ma della possibile messa in vendita di beni vincolati e destinati a verde pubblico, infrastrutture o addirittura ricadenti all’interno del Parco Nazionale del Circeo, in piena Zona di Protezione Speciale.
Il caso più emblematico riguarda proprio una particella sostituita all’ultimo momento – tra la Commissione Patrimonio del 4 agosto e il Consiglio dell’8 agosto – senza alcuna spiegazione pubblica.
Una sostituzione che ha inciso anche sul valore complessivo delle alienazioni, con una variazione di quasi 200.000 euro, ritenuta dalla consigliera “più che sostanziale”, ma trattata come un semplice emendamento tecnico dal Direttore Generale e dalla Segretaria Generale, che hanno avallato entrambe le versioni dell’atto.
Ciolfi sottolinea come, a distanza di più di due anni dall’inizio del mandato, non si possa più parlare di inesperienza, ma di scelte consapevoli o, peggio, di un approccio che ignora i principi basilari della buona amministrazione.
Chiesto l’accesso agli atti
Le certificazioni urbanistiche, ottenute solo dopo accesso agli atti, mostrano un quadro paradossale: si sarebbero tentate di vendere aree classificate come verde pubblico con vincoli paesaggistici, zone soggette a inedificabilità, aree destinate alla viabilità e ai parcheggi pubblici, perfino lotti all’interno di una riserva naturale nazionale.
Non meno inquietante, secondo la consigliera, è il fatto che l’approvazione del DUP (Documento Unico di Programmazione) – atto fondamentale per la programmazione dell’ente – sia strettamente collegata alla delibera sulle alienazioni.
Un eventuale annullamento in autotutela, ora richiesto formalmente dalla consigliera e sollecitato al Direttore Generale e alla Segretaria Generale, potrebbe infatti travolgere l’intero impianto del DUP, con conseguenze amministrative a catena.
Ma non finisce qui: nel comunicato si pone anche una questione etica e politica tutt’altro che secondaria. Tra gli obiettivi che hanno determinato il premio di risultato del Direttore Generale, figura proprio l’approvazione del DUP. Se l’atto fosse annullato, quel premio verrà revocato?
Leggi anche: Latina, la lite infinita tra Comune e Architetto, per lavori mai pagati di 30 anni fa



























