Questo, almeno, è quanto ha contestato il Comune di Frascati.
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha confermato nei giorni scorsi la legittimità dell’Ordinanza demolitoria emessa dal Comune di Frascati, respingendo il ricorso del proprietario, che sosteneva la validità di vecchie sanatorie edilizie.

Frascati, da serra agricola a sala da ballo da 15mila mq
Le strutture incriminate erano state regolarizzate negli anni passati come serre mobili e destinate ad attività agricole. Ma, secondo le verifiche tecniche del Comune di Frascati, la loro destinazione è stata radicalmente stravolta.
Gli ambienti sono stati riconvertiti in locali ricreativi: piste da ballo, spazi per spettacoli, aree di servizio, uffici privati e persino alloggi.
Una metamorfosi totale che ha trasformato un’area agricola vincolata in un complesso polifunzionale a vocazione commerciale e di intrattenimento.
Il Comune di Frascati ha considerato tali interventi una violazione palese della normativa urbanistica e paesaggistica, imponendo il ripristino dei luoghi entro novanta giorni.
Le contestazioni del proprietario a Frascati
Il ricorrente aveva cercato di far valere vecchie autorizzazioni: un permesso in sanatoria del 2003 e successive denunce di inizio attività. Secondo la difesa, tali titoli avrebbero coperto almeno parte delle trasformazioni, rendendo illegittima l’ordinanza comunale.
Ma i giudici hanno respinto queste tesi. Hanno chiarito che le sanatorie riguardavano esclusivamente opere a destinazione agricola, mai autorizzate per usi residenziali o ricreativi.
Le strutture erano nate e restavano serre, e come tali non potevano essere mutate in discoteche o ristoranti senza nuovi permessi, mai richiesti né ottenuti.
L’area plurivincolata di Frascati
La severità della decisione deriva anche dalla delicatezza dell’area coinvolta. I terreni ricadono in una zona plurivincolata, sottoposta a più regimi di tutela: paesaggistica, sismica e urbanistica.
Ogni trasformazione richiedeva quindi autorizzazioni complesse e multilivello, assenti in questo caso. Per i giudici, la mancanza di tali permessi rende inevitabile la demolizione, non essendo ammissibili deroghe o tolleranze.
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Il TAR del Lazio ha sottolineato come la vigilanza edilizia abbia carattere vincolato: l’amministrazione non può chiudere un occhio, ma deve agire con rigore.
L’ordinanza comunale non si fermava alla trasformazione della serra. Venivano contestati anche altri interventi, tra cui la costruzione di una casetta prefabbricata in legno adibita a deposito e la pavimentazione di un’area agricola esterna.
Su questi punti, il ricorrente non ha presentato contestazioni specifiche. Di conseguenza, le disposizioni relative a tali abusi sono divenute definitive e non più impugnabili.
La decisione finale
Il Tribunale, comunque, ha rigettato in toto il ricorso. Ha confermato l’ordinanza comunale, con obbligo di demolizione delle opere abusive entro novanta giorni.
Inoltre, il proprietario è stato condannato a rifondere al Comune di Frascati le spese legali per 1.500 euro, oltre agli accessori di legge.
La sentenza ha un valore che va oltre la singola vicenda. Ribadisce il principio che le aree agricole e vincolate non possono essere trasformate in spazi di intrattenimento senza un preciso e complesso iter autorizzativo.
Il Comune di Frascati ha mostrato fermezza, difendendo il proprio territorio da trasformazioni considerate invasive e incompatibili. Il TAR ha avallato questa linea, confermando che la tutela del paesaggio e delle regole urbanistiche prevale su qualsiasi tentativo di forzare la destinazione d’uso dei terreni.
Una “stangata” severa, ma che segna un precedente importante per tutti i casi simili che potrebbero emergere nei Castelli Romani.
Il proprietario dell’immobile può presentare ricorso di secondo grado contro questa sentenza del Tar del Lazio.
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