Una costruzione su via Tempio di Giunone che da 40 anni attende una definizione sul piano legale e urbanistico. La vicenda relativa a questo tentativo di condono si inserisce in un contesto complesso.
Una storia iniziata 40 anni fa
La prima domanda di condono di questo immobile, difatti, risale al 1986, richiesto dai proprietari ai sensi della legge 47/85. Una seconda istanza è stata presentata nel 2012 ai sensi della legge 724/94. Ora, siamo arrivati al terzo tentativo, avviato i mesi scorsi.
Dopo mesi di verifiche, la pratica di sanatoria si avvicina ora a una svolta decisiva.
La Città Metropolitana di Roma, per il momento, ha concesso il nulla osta. Ovvero detto ‘sì’ al condono – anche se – così scrive – ai soli fini del vincolo idrogeologico. Un passaggio che apre la strada alla regolarizzazione dell’edificio?
Lanuvio, via all’iter per la sanatoria dell’immobile commerciale
Il procedimento di condono è stato avviato attraverso una Conferenza di servizi, un tavolo tecnico inter-istituzionale, in forma semplificata, convocata dal Comune di Lanuvio.
L’oggetto della Conferenza è, per l’appunto, la richiesta di condono ai sensi della legge 47/1985 e della legge 724/1994, per opere realizzate in difformità dalla licenza originaria.
I proprietari del fabbricato, situato in via Tempio di Giunone, hanno inoltrato la domanda corredata di relazioni tecniche al Comune di Lanuvio, con planimetrie e valutazioni geologiche.
Il Comune di Lanuvio ha concesso il “Nulla Osta” per il solo Vincolo idrogeologio ponendo però ben 15 condizioni e soprattutto sottolineando l’elemento principale:
Si rammenta che il Comune di Lanuvio, prima del rilascio della relativa concessione, dovrà ottenere le autorizzazioni e/o nulla osta inerenti ulteriori vincoli presenti nell’area ed in particolare, ove previsto ai sensi delle norme vigenti, deve essere acquisito il pronunciamento da parte dell’Ente di gestione del Parco Regionale dei Castelli Romani.
Il ruolo del Parco dei Castelli Romani
Il via libera della Città Metropolitana riguarda esclusivamente i presunti movimenti di terra, così scrive la Città metropolitana tra le carte per l’ampliamento della struttura, anche se gli abusi esistono da decenni.
L’area in cui insiste l’edificio ricade interamente all’interno del perimetro del Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani, un elemento che aggiunge complessità alla procedura.
L’Ente Parco è stato infatti chiamato a esprimere il proprio parere ai sensi dell’articolo 32 della legge 47/1985, nell’ambito della stessa Conferenza di servizi.
La compatibilità con i vincoli ambientali resta infatti un passaggio cruciale: senza il pronunciamento dell’Ente gestore, la sanatoria non potrà considerarsi valida.
Equilibrio tra sviluppo e tutela
Il Comune di Lanuvio, ora, dovrà quindi verificare la conformità dell’intervento agli strumenti urbanistici vigenti, raccogliere tutte le ulteriori autorizzazioni ambientali e paesaggistiche e vigilare sul rispetto delle norme di tutela.
La vicenda di via Tempio di Giunone mette in luce l’eterna tensione tra sviluppo edilizio e difesa del territorio. Da un lato l’interesse dei privati a regolarizzare un immobile già esistente e pienamente operativo, dall’altro la necessità di preservare il delicato equilibrio idrogeologico e ambientale dei Castelli Romani.
La Città Metropolitana ha scelto la strada del via libera condizionato. Rimettendo al Comune di Lanuvio e agli enti di tutela il compito di vigilare affinché le prescrizioni vengano rispettate.
Verso la decisione finale
Se tutte le condizioni verranno adempiute, la sanatoria potrà trasformarsi in realtà, consentendo di chiudere una vicenda amministrativa iniziata quasi quarant’anni fa.
Ora la parola finale spetterà al Comune di Lanuvio e all’Ente Parco. I due Enti saranno, garanti di un processo che dovrà conciliare la legalità con la salvaguardia di un patrimonio naturale di inestimabile valore.
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