La professoressa si era vista inizialmente esclusa da un concorso straordinario per l’immissione in ruolo nella classe A026 – Matematica ed aveva quindi deciso di presentare ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
Proprio quell’istituto scolastico, dove la docente aveva insegnato, è diventato l’epicentro di una vicenda che oggi potrebbe segnare una svolta anche per altri precari della scuola.
Il concorso negato alla prof di Genzano
Nel 2021 l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio aveva sancito l’esclusione dalla procedura concorsuale della professoressa di matematica
Secondo l’amministrazione, mancavano i requisiti: non avrebbe avuto i crediti universitari sufficienti e non avrebbe svolto un anno di servizio specifico nella classe di concorso richiesta.
Una decisione che, se confermata, avrebbe chiuso la porta a ogni prospettiva di stabilità per la docente.
Ma è stata proprio la documentazione del “Pertini” di Genzano a ribaltare le sorti del giudizio.
I documenti prodotti dall’Istituto di Genzano hanno certificato che la docente, nell’anno scolastico 2019/2020, aveva svolto ben sette ore settimanali di insegnamento su una cattedra vacante di Matematica pura, e non solo di Matematica Applicata.
Un dettaglio fondamentale che l’amministrazione aveva ignorato, ma che i giudici hanno considerato determinante per qualificare quel periodo come servizio specifico.
I 2 errori del Ministero dell’Istruzione
Il TAR del Lazio ha evidenziato che il Ministero dell’Istruzione aveva commesso un duplice errore.
Innanzitutto non aveva conteggiato l’intero percorso accademico della docente, comprendente i crediti acquisiti in università e in percorsi post-laurea. Scrivono infatti i giudici del TAR nella sentenza
“anche i crediti acquisiti nel corso di laurea originario devono essere computati”
Inoltre, il Ministero dell’Istruzione aveva ignorato le attestazioni provenienti dal “Pertini” di Genzano, riducendo a formalità ciò che invece era esperienza concreta in classe.
Scrivono ancora i giudici:
“Tale assegnazione, sebbene disposta nell’ambito di una cattedra oraria esterna, costituisce a tutti gli effetti servizio specifico sulla classe di concorso A026”
Un approccio burocratico e frettoloso, quindi, che ha generato un’ingiusta esclusione.
La sentenza del Tribunale
Con una decisione netta, il TAR del Lazio ha quindi accolto il ricorso e annullato i provvedimenti di esclusione.
L’amministrazione dovrà ora rivalutare integralmente la posizione della professoressa di matematica, verificando in modo puntuale i crediti universitari e riconoscendo il servizio prestato a Genzano.
La sentenza numero 16238/2025 del Tribunale amministrativo non solo restituisce dignità professionale alla docente, ma richiama la pubblica amministrazione a un dovere di attenzione e correttezza.
Una vittoria per tutti i professori precari
Il caso mette in luce un aspetto spesso sottovalutato: le scuole non sono solo luoghi di insegnamento, ma anche testimoni e custodi di percorsi professionali.
Il “Pertini” di Genzano, con i suoi registri e le sue attestazioni, ha avuto un ruolo decisivo nel ristabilire la verità. Senza quei documenti, la docente avrebbe visto sfumare la sua possibilità di carriera.
Questa storia non riguarda solo una docente, ma migliaia di insegnanti precari che vivono tra contratti a tempo determinato e concorsi incerti.
La sentenza è un monito per le amministrazioni: i percorsi professionali dei docenti non possono essere liquidati con superficialità. Ogni ora di insegnamento, ogni credito formativo, ogni esperienza documentata ha un peso che va riconosciuto.
Ora il Ministero dell’Istruzione dovrà sempre tenere presenti anche i crediti universitari e esaminare bene i percorsi professionali di chi vuole accedere a un percorso.
Il futuro della professoressa
Il Tribunale ha disposto la compensazione delle spese, rilevando che parte della documentazione era stata presentata solo in fase di giudizio.
Una decisione che non ridimensiona però il cuore della vicenda: l’annullamento delle esclusioni e il riconoscimento del diritto della docente a essere rivalutata con criteri corretti.
Ora il Ministero dell’Istruzione dovrà riaprire il fascicolo dell’insegnante di matematica e considerare quanto emerso dal processo.
Per la professoressa si apre la strada a un futuro di stabilità, dopo anni di incertezza. Per la scuola di Genzano resta l’orgoglio di aver contribuito, con la forza dei fatti, a scrivere una pagina di giustizia che potrà ispirare molti altri insegnanti in Italia.























