Con una sentenza depositata nei giorni scorsi, i giudici hanno respinto in toto le richieste dei proprietari e confermato la legittimità dell’azione del Comune di Grottaferrata, che ora potrà procedere senza ostacoli all’abbattimento dell’edificio.
La decisione è destinata a fare scuola: ribadisce la linea dura dell’amministrazione locale contro l’abusivismo edilizio e manda un messaggio chiaro a chi, ancora oggi, tenta di aggirare le regole urbanistiche nei Castelli Romani.
Grottaferrata, una battaglia legale durata sei anni
Il contenzioso nasce nel 2019, quando il Comune di Grottaferrata ordinò la demolizione di un immobile realizzato senza autorizzazione su un terreno della famiglia B. L’ordinanza, firmata dal dirigente dell’area tecnica, intimava ai proprietari di riportare i luoghi allo stato originario entro novanta giorni eliminando il manufatto abusivo.
I proprietari del terreno su cui era stato commesso l’abuso, però, non eseguirono l’ordine e, anzi, avviarono una lunga battaglia giudiziaria, contestando sia la natura abusiva delle opere sia la legittimità della multa di 20mila euro inflitta dal Comune Grottaferrata.
Le difese dei proprietari
Gli avvocati della famiglia B. hanno sostenuto che il manufatto non fosse un abuso, ma una ricostruzione fedele di una costruzione originaria risalente agli anni ’60. In altre parole, un intervento di restauro e conservazione, non un nuovo edificio.
Inoltre il manufatto non poteva essere demolito perché oggetto di un’altra controversia giudiziaria.
Non solo: i ricorrenti hanno anche contestato la sanzione pecuniaria, giudicata eccessiva e non adeguatamente motivata.
Secondo loro, il Comune di Grottaferrata non avrebbe dovuto applicare la multa nella misura massima, poiché l’area non ricadeva in zona a rischio idrogeologico.
Il Comune di Grottaferrata non arretra
Il Comune di Grottaferrata ha difeso con fermezza le proprie decisioni. In aula è stato ribadito che l’ordinanza di demolizione non era mai stata sospesa da alcun giudice e dunque restava pienamente valida.
Inoltre, la zona interessata dall’abuso risulta vincolata dal punto di vista paesaggistico: un elemento sufficiente a giustificare la sanzione massima di 20mila euro, senza margini di discrezionalità da parte dell’amministrazione.
Il verdetto del Tribunale
I giudici del TAR del Lazio, presieduti dalla dottoressa Silvia Piemonte, hanno dato pienamente ragione al Comune di grottaferrata.
La sentenza afferma con chiarezza che le argomentazioni della famiglia B. sono “palesemente infondate” e che l’ordinanza di demolizione del 2019, ormai consolidata, doveva essere rispettata.
Il Tribunale ha anche chiarito che, in presenza di vincolo paesaggistico, la legge impone l’applicazione automatica della sanzione nella misura massima. Nessuna discrezionalità, nessun obbligo di ulteriore motivazione: la multa è legittima e resta confermata.
Casa abusiva acquisita al patrimonio comunale
Un passaggio importante della sentenza riguarda l’acquisizione del manufatto abusivo al patrimonio comunale.
La legge, ricordano i giudici, prevede che in caso di mancata demolizione da parte dei proprietari l’edificio e l’area di sedime (area attorno) passino automaticamente al Comune. Si tratta di un atto dovuto, di natura sanzionatoria, che non lascia spazio a valutazioni discrezionali.
Di conseguenza, l’amministrazione di Grottaferrata potrà procedere a entrare in possesso del terreno e del manufatto, con l’obiettivo di ripristinare la legalità urbanistica. Potrà poi decidere se demolire l’abuso a utilizzarlo per scopi pubblici.
Come se non bastasse, i ricorrenti sono stati condannati a rifondere al Comune le spese di lite, quantificate in 2mila euro oltre oneri di legge. Così i 4 proprietari, oltre a perdere la casa abusiva e a pagare la salata sanzione, dovranno anche farsi carico dei costi processuali.
Un segnale forte contro l’abusivismo
La sentenza rappresenta un segnale chiaro e inequivocabile. A Grottaferrata, come in tutto il Lazio, l’epoca dei compromessi sull’abusivismo sembra tramontata. Le istituzioni locali dimostrano di voler difendere il territorio con decisione, senza arretrare di fronte a ricorsi e cavilli legali.
Il messaggio che arriva dai giudici è netto: chi costruisce senza autorizzazioni, specie in aree vincolate, non può sperare di cavarsela con scappatoie. Le regole valgono per tutti e la legalità urbanistica non è negoziabile.
I proprietari hanno facoltà di presentare ricorso contro tale sentenza al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa.






















