Dopo oltre 25 anni da un primo e presunto abuso edilizio, il Comune di Castel Gandolfo ha respinto l’ennesimo tentativo dei proprietari di ottenere l’annullamento degli atti che sanciscono la definitiva acquisizione di un pezzo di parco giochi al patrimonio comunale.
Una storia che affonda le radici nel 2000, quando fu ordinata – da parte del comune gandolfino – la demolizione di una struttura realizzata senza autorizzazioni. La demolizione non è mai avvenuta.
Castel Gandolfo, l’ordinanza ignorata e il passaggio automatico
Nel 2000 il Comune di Castel Gandolfo intimò l’abbattimento delle opere abusive costruite nel parco giochi.
La legge prevedeva un termine di 90 giorni per intervenire. Trascorso quel tempo, scattò automaticamente la sanzione più pesante: l’acquisizione gratuita dell’area al patrimonio comunale.
Non serviva alcun ulteriore atto di esproprio, il passaggio era di diritto. Da allora, quella porzione di terreno è diventata a tutti gli effetti proprietà pubblica.
La lunga battaglia legale
Negli anni successivi i privati hanno tentato più volte di regolarizzare la situazione. Richieste di sanatoria, pareri paesaggistici, nulla osta idrogeologici. Tutti arrivati fuori tempo massimo. Tutti respinti.
Il Comune di Castel Gandolfo, nel 2016, ha confermato l’acquisizione definitiva, certificando che i termini erano da tempo scaduti. Ma i ricorsi non si sono fermati.
Fino all’ultima istanza del 2025, bocciata nei giorni scorsi con una nuova determinazione comunale.
Le nuove opere abusive
Come se non bastasse il “vecchio” abuso, negli ultimi anni sono comparsi altri manufatti: tettoie, prefabbricati, muri di contenimento, una casetta in lamiera. Tutti privi di permessi.
Nel gennaio 2025 il Comune di Castel Gandolfo ha emesso una nuova ordinanza di demolizione, anche questa rimasta inevasa. E anche per questi manufatti è già scattata la procedura di acquisizione al patrimonio comunale.
Il nodo politico: 25 anni di inerzia?
La vicenda solleva una questione di responsabilità politica.
Com’è possibile che per un quarto di secolo un parco giochi abusivo sia rimasto attivo sul lago, senza che nessuno intervenisse con decisione?
Le carte raccontano un susseguirsi di ordinanze, sospensioni, dinieghi, istanze e ricorsi, ma la sostanza resta: per 25 anni un bene privato ha occupato un’area che, per legge, apparteneva già al Comune. Un ritardo che pesa sulla credibilità dell’amministrazione pubblica.
Le contestazioni respinte
Gli eredi dei proprietari hanno provato a sostenere che l’ordinanza di demolizione del 2000 non fosse mai stata notificata. Ma dagli atti del Comune di Castel Gandolfo risulterebbe il contrario: i messi comunali ne certificarono la consegna.
Hanno anche chiesto che l’acquisizione fosse giustificata da una “pubblica utilità”, ma la giurisprudenza è chiara: non si tratta di esproprio, ma di sanzione automatica contro chi non rispetta la legge. Argomenti, quindi, respinti in blocco dal Comune.
Una partita che arriva in Procura
La determinazione comunale non chiude la vicenda. L’atto è stato trasmesso non solo alla Polizia locale e all’Ufficio patrimonio, ma anche alla Procura della Repubblica di Velletri.
Saranno i magistrati a valutare se vi siano profili penali da accertare. Un passaggio che conferma la delicatezza del caso e l’attenzione che la giustizia sta riservando a un abuso mai davvero sanato.
Castel Gandolfo ora ha un “gioco”
La storia del parco giochi di Castel Gandolfo è emblematica.
Un piccolo abuso edilizio, forse nato in apparenza come cosa di poco conto, si è trasformato in un caso che dura da oltre due decenni.
Il risultato è un paradosso: un “gioco” requisito dal Comune di Castel Gandolfo, frutto di anni di ricorsi e carte bollate. Ma anche un monito per la politica: senza controlli e senza decisioni tempestive, gli abusi si radicano e diventano ingovernabili.
Ora la palla è in mano al Comune di Castel Gandolfo. L’area, acquisita definitivamente, dovrà essere gestita come bene pubblico.
L’abuso non è più sanabile e il Comune di Castel Gandolfo, finalmente, ha ripreso possesso di ciò che era già suo da un quarto di secolo.
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