Lo rivela un’analisi curata dal Centro Studi delle Camere di Commercio “G. Tagliacarne”, che ha mappato lo stato di salute e le prospettive dei comparti industriali nelle province di Latina e Frosinone, insieme ai comuni di Colleferro e Pomezia.
Un decennio di ristrutturazioni
Tra il 2013 e il 2022 il Lazio ha registrato una contrazione del numero delle unità produttive, in linea con quanto accaduto in tutta Italia.
A Latina la perdita è stata del 9,5%, mentre Frosinone ha segnato un calo più marcato, pari all’11,4%.
A scomparire sono state soprattutto le piccole imprese, mentre quelle di media dimensione sono cresciute del 2%, segno di un processo di concentrazione per affrontare meglio la concorrenza e i nuovi investimenti.
Sul fronte occupazionale, il quadro è disomogeneo.
In dieci anni gli addetti industriali laziali sono calati del 4,8%, con una tenuta migliore a Latina (+3,6%) e una forte contrazione a Frosinone (-7,8%). Quest’ultima provincia, però, mantiene il primato regionale per numero medio di occupati per stabilimento (10,2).
La Farmaceutica traina la crescita con i poli di Latina e Aprilia
Un capitolo importante riguarda l’internazionalizzazione.
La propensione all’export nel Lazio si ferma al 12,9%, ma nel Basso Lazio le percentuali volano: 52,9% a Latina e 56% a Frosinone, dati che superano la media nazionale (31,5%).
A trainare sono i settori della farmaceutica, con i poli di Latina e Aprilia, che da sola rappresenta quasi la metà delle esportazioni regionali (47,1%), seguita da chimica, metallo, aerospazio e automotive.

Come si nota da questa mappa il settore della Farmaceutica produce valore aggiunto soprattutto in 4 aree:
- Latina – Sermoneta
- Aprilia
- Pomezia
- Colleferro
Il confronto della propensione all’export con le regioni più industrializzate, però, evidenzia ancora un gap: la Toscana, ad esempio, esporta il 43,6% della propria produzione, l’Emilia-Romagna addirittura il 48,6%.
32 specializzazioni produttive tra innovazione e crisi
Lo studio individua nel Basso Lazio 32 specializzazioni industriali: 13 considerate dinamiche (in crescita sia per addetti sia per valore aggiunto), 17 in transizione, 2 in declino.
Fra queste, 15 appartengono ai settori ad alta o medio-alta tecnologia. Tuttavia, il valore aggiunto per addetto resta inferiore alla media nazionale e la crescita della ricchezza prodotta nell’ultimo decennio è stata più debole rispetto al resto d’Italia.
Terziario avanzato e servizi ad alta intensità di conoscenza
Non solo industria. Il report segnala una forte espansione dei settori terziari ad alto contenuto di conoscenza.
Nel Basso Lazio i comparti più dinamici sono quelli dei servizi di informazione, della direzione aziendale, della ricerca e sviluppo, dell’ingegneria, dei collaudi e delle analisi tecniche.
A questi si affiancano i servizi di design e creatività, che operano sia a supporto del tessuto industriale locale sia per rispondere alla domanda che arriva dal bacino della Capitale.
Parallelamente, il cambiamento demografico ha favorito la crescita delle attività socio-sanitarie e socio-assistenziali, soprattutto di tipo residenziale.
Da segnalare anche l’aumento “a tre cifre” dei servizi culturali, artistici e di intrattenimento, che arricchiscono il profilo del terziario avanzato del territorio.
Investimenti nelle filiere strategiche
Le imprese laziali appartenenti alle filiere Smart Specialisation Strategy (S3) hanno mostrato una forte propensione a investire sui fattori della competitività strutturale.
Particolarmente dinamici risultano i comparti della chimica verde, della fabbrica intelligente e dell’aerospaziale, senza trascurare le tecnologie applicate alla cultura.
Gli investimenti si concentrano soprattutto sulla qualificazione del capitale umano e sulla digitalizzazione, mentre mostrano un ritardo le filiere come l’agroalimentare e, in misura minore, quelle del design creativo e della salute.
Hi tech e capitale umano: Pomezia batte la Lombardia
Il peso dell’industria ad alta e media tecnologia nel Basso Lazio è notevole: gli addetti hi tech di Latina e Frosinone rappresentano circa il 58% del totale regionale.
Pomezia si distingue con un’incidenza degli addetti hi tech pari al 5,1% della forza lavoro totale, superando persino territori avanzati come Emilia-Romagna e Lombardia.
Colleferro, invece, primeggia nel medium tech, con un’incidenza del 17%, analoga a Piemonte ed Emilia-Romagna.
Il polo frusinate mantiene un ruolo centrale, anche se la flessione del medium tech ha inciso negativamente sul bilancio complessivo.
Nel frattempo, Colleferro e Frosinone hanno incrementato la dotazione di addetti hi tech.
Particolarmente significativa è la presenza di laureati nelle imprese del territorio.
A Colleferro, ad esempio, il 30,9% degli addetti è laureato (20% in discipline STEM), mentre a Latina le percentuali si attestano al 13,5% e al 6,5%.
Anche Pomezia si colloca sopra la media nazionale, segno di un capitale umano altamente qualificato e competitivo.
Un territorio in cerca di equilibrio
Il documento segnala come il Basso Lazio stia vivendo un processo di ristrutturazione:
- meno imprese, ma più grandi;
- più export, ma concentrato in pochi comparti;
- occupazione industriale stabile a Latina e in calo a Frosinone;
- una crescita significativa del terziario avanzato e dei settori ad alta tecnologia.
Sottolineano gli estensori dello studio:
“Si tratta di un’area che ha enormi potenzialità, ma che deve affrontare sfide decisive in termini di innovazione, internazionalizzazione e attrattività degli investimenti”.
Il lavoro, arricchito da mappe, indicatori e schede di settore, offre uno spaccato dettagliato che sarà utile a istituzioni, imprese e cittadini per orientare le scelte di sviluppo dei prossimi anni.
Per approfondire, si può consultare la sintesi dello studio.

























