Pomezia, ok al nuovo pozzo. Poi chi controlla?
Con un atto dirigenziale firmato nei giorni scorsi, la Città Metropolitana ha autorizzato l’azienda a prelevare fino a 4.000 metri cubi d’acqua l’anno da un pozzo sotterraneo in via della Stazione, nel comune di Pomezia.
L’uso dichiarato: 3.000 metri cubi per innaffiare il verde privato e 1.000 per la sicurezza antincendio. Una scelta che genera qualche perplessità
Siamo nella stessa area, quella di Santa Palomba, che è destinata a ospitare il maxi-inceneritore voluto dal Campidoglio, un impianto che da solo consumerà milioni di litri d’acqua ogni anno.
Le domande sorgono spontanee: sul pozzo verrà posto un contatore? Se sì, da chi e quando? E chi controllerà il rispetto di questi valori massimi di prelievo? Non è dato saperlo, sull’autorizzazione queste informazioni non sono riportate.
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Castelli Romani: rubinetti a secco
In quest’area, ossia Roma e provincia, la situazione idrica è del resto a un passo dalla catastrofe ambientale.
La Regione Lazio ha autorizzato di recente Acea a un prelievo straordinario dalle sorgenti del Pertuso, nei Monti Simbruini, per evitare che la crisi idrica si trasformi in un disastro sociale.
Senza questo intervento, oltre 600.000 persone tra Frascati, Albano, Ariccia, Rocca di Papa e gli altri comuni dei Castelli Romani, compresi i comuni di Pomezia e Ardea, avrebbero rischiato turnazioni idriche più pesanti. Ora, grazie all’acqua aggiuntiva, le sospensioni notturne e riduzioni di pressione toccheranno ‘solo’ a tre comuni della zona (anche se non è dato di sapere quali).
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Una toppa d’emergenza, che non risolve il problema strutturale del sovrasfruttamento delle falde e del progressivo abbassamento dei livelli dei laghi, come quello di Albano, ridotto a un bacino sempre più fragile.
Riduzioni per i cittadini, nuovi pozzi per le aziende
La contraddizione è lampante: mentre i cittadini devono prepararsi a razionamenti e riduzioni forzate, i grandi gruppi immobiliari ottengono concessioni per continuare a consumare acqua pubblica a beneficio di prati ornamentali e progetti di valorizzazione immobiliare.
L’atto della Città Metropolitana certifica che il rischio ambientale è stato valutato come “basso”. Ma davvero possiamo considerare basso l’impatto di nuovi pozzi quando l’intero territorio combatte contro una siccità cronica?
L’inceneritore e il nodo acqua
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Il contesto rende la vicenda ancora più pesante.
Santa Palomba è la zona prescelta per l’inceneritore di Roma che dovrebbe risolvere l’emergenza rifiuti della Capitale. Un impianto che, secondo stime preliminari, richiederà un consumo idrico elevatissimo per raffreddamento e gestione delle scorie e l’escavo di quattro pozzi.
Se già oggi i Castelli Romani rischiano di restare a secco, cosa succederà domani quando anche il nuovo termovalorizzatore entrerà in funzione e chiederà la sua parte di acqua?
Ambientalisti sul piede di guerra
Il documento ufficiale della Città Metropolitana appare blindato sul piano formale: nessuna irregolarità, nessun conflitto di interessi, tutte le carte a posto. Eppure, al di là della correttezza burocratica, la sostanza politica e ambientale della decisione resta inquietante.
In un Lazio dove i cittadini vengono messi in fila per una razione d’acqua e la Regione è costretta a spremere le sorgenti montane, le concessioni a uso privato rischiano di diventare una ferita profonda.
Le associazioni ambientaliste hanno già acceso i riflettori sullo sfruttamento intensivo delle risorse idriche.
Legambiente e Italia Nostra hanno contestato il via libera ai prelievi straordinari dal Pertuso, denunciando i rischi per l’ecosistema dell’Aniene. Ma la partita si fa ancora più grande: il pericolo è che la gestione frammentata e spesso contraddittoria delle concessioni finisca per accelerare il collasso delle falde e dei laghi laziali, sacrificando l’interesse pubblico per favorire pochi privati.
Vale davvero la pena innaffiare giardini aziendali quando migliaia di famiglie rischiano di restare senz’acqua?
È sostenibile autorizzare nuovi pozzi mentre la Regione annuncia turnazioni?
Le carte ufficiali non rispondono, ma i cittadini dei Castelli, che ogni giorno vedono scorrere poca o nulla acqua dai loro rubinetti, hanno già la loro risposta.
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