La proprietaria, che aveva ottenuto regolare permesso edilizio nel 2014, si è trovata cinque anni dopo a ricevere dal Comune di Frascati una richiesta pesante: non più l’obbligo di realizzare parcheggi privati ad uso pubblico, ma il pagamento di una somma a cinque cifre.
Prima la richiesta di oltre 25mila euro, poi “corretta” a una somma poco sopra i 13mila. Una pretesa, però, che ha portato il caso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio.
La mossa inattesa del Comune di Frascati
La vicenda nasce da un principio noto: chi modifica la destinazione d’uso di un immobile deve rispettare gli standard urbanistici, spesso garantendo nuovi parcheggi.
Ma a Frascati, in centro, il Comune ha scelto la via della “monetizzazione”. Invece dei posti auto, ha chiesto il versamento di una cifra stabilita da un
regolamento comunale approvato dal Commissario straordinario nel 2016. Una scelta discutibile che, per la proprietaria, è apparsa subito come una forzatura.
La prima stangata: oltre 25 mila euro
Il 23 maggio 2019, a distanza di anni dal rilascio del titolo edilizio, arriva la doccia fredda: il Comune di Frascati notifica un provvedimento con cui impone di versare 25.719 euro per “monetizzare” gli spazi mancanti.
In alternativa, minaccia, la proprietaria avrebbe dovuto riportare il locale alla destinazione originaria, cioè residenziale. Un aut-aut che non ha precedenti in città e che segna l’inizio di una intensa battaglia legale.
L’autotutela e la seconda richiesta di Frascati di ‘soli’ 13mila
Forse resosi conto dell’eccesso, lo stesso Comune di Frascati annulla poi in autotutela l’atto e, nell’ottobre 2019, ne emette uno nuovo. La cifra scende ma resta alta: 13.281 euro.
Un “ricalcolo” basato su parametri mai del tutto chiari, legati a un coefficiente fisso per metro cubo. La proprietà non si arrende e impugna anche
questa decisione, contestando la scarsa trasparenza dei criteri adottati.
Il nodo della perizia “fantasma”
Il cuore del caso ruota attorno a una perizia tecnica redatta dall’architetto G. A., formalmente richiamata dal regolamento, ma mai allegata né pubblicata dal Comune di Frascati.
Solo nel 2019, con un accesso agli atti, la proprietaria riesce a ottenerla. E qui emerge la contraddizione: la perizia escludeva l’uso di valori fissi nel centro storico, prevedendo valutazioni personalizzate caso per caso. Il Comune di Frascati, al contrario, ha applicato un valore uniforme, come se si trattasse di un’area diversa.
La decisione del Tribunale
Il TAR del Lazio, sezione Quinta Quater, ha messo ordine nella vicenda.
Nella sentenza pubblicata a seguito dell’udienza del 13 giugno 2025, il Collegio ha annullato la richiesta del Comune di Frascati. Ha riconosciuto che l’Amministrazione ha usato criteri errati e privi di motivazione, applicando parametri derivati da zone urbanistiche estranee. In più, ha sottolineato la carenza istruttoria e la mancanza di trasparenza.
Epilogo paradossale: calcoli da rifare
Il Tribunale non solo ha annullato l’atto, ma ha imposto al Comune di rifare i calcoli con una nuova istruttoria, rispettando i criteri stabiliti dalla perizia tecnica.
Una vera e propria bocciatura che mette in luce le contraddizioni di una normativa locale applicata in modo rigido e impreciso. Per i giudici, la
pretesa economica non era giustificata né proporzionata.
Nessuna vittoria piena, ma un precedente per Frascati
Il Tribunale ha comunque deciso di compensare le spese, riconoscendo la complessità tecnica della vicenda.
La proprietaria non incassa dunque denaro, ma ottiene un risultato importante: l’annullamento di una richiesta che appariva sproporzionata. E, soprattutto, un precedente che potrebbe pesare per altri casi simili nel centro storico di Frascati.
La sentenza non si limita a chiudere un caso individuale. Mette in luce una contraddizione amministrativa che riguarda l’intero centro storico di Frascati: da un lato il desiderio di preservare il tessuto urbano, dall’altro l’imposizione di balzelli calcolati con formule poco chiare.
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