Il colosso statunitense, che nello stabilimento di via Ardeatina produce tensioattivi e agenti di superficie, ha ottenuto il 3 settembre scorso dalla Regione Lazio un aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che risaliva ad appena sette mesi fa, ossia a febbraio 2025, e dalla durata iniziale di 10 anni (Leggi l’articolo de Il Caffè).
Autorizzazione fino al 2037
Il documento di febbraio scorso è stato già modificato dalla Regione Lazio, su richiesta del colosso Usa, come capiremo a breve, e la sua durata estesa di ulteriori due anni, quindi avrà validità fino al 2037.
Inoltre, a dicembre 2024, la stessa azienda aveva già ridotto da tre a due i motori interni al sito e, di conseguenza, anche il consumo di energia elettrica che aveva comportato anche un ridimensionato delle attività produttive (leggi l’articolo de Il Caffè).
Un passaggio burocratico, quello del 3 settembre, solo in apparenza tecnico, e che invece assume un valore politico oltreché industriale enorme: perché ritocca sulla base delle richieste non “sostanziali” dall’azienda relative all’autorizzazione di appena 9 mesi fa.
I segnali: chiusura no, riorganizzazione sì
La determinazione della Regione Lazio del 3 settembre cambia alcuni aspetti della precedente autorizzazione, autorizza la dismissione di alcuni impianti interni (la Surfactant Making Unit) e l’ampliamento del Customization Center (reparto di ‘personalizzazioni’). Sono anche ridotti ancora, sebbene di poco, i consumi di energia elettrica.
Due mosse che fanno pensare a una ulteriore riorganizzazione industriale, ma non a una chiusura.
Anzi: la Regione Lazio conferma che non ci sono incrementi di emissioni, né impatti significativi su acqua, aria o rumore.
E l’autorizzazione appena ritoccata addirittura prolunga da 10 a 12 anni la durata delle attività e della relativa autorizzazione.
Un verdetto che, di fatto, sembrerebbe mettere al riparo lo stabilimento dal rischio di uno stop nell’immediato.
La grande incognita: smobilitazione o rilancio?
La domanda che da mesi aleggia a Pomezia è la stessa: la P&G intende smobilitare o rilanciare il suo punto produttivo di Santa Palomba?
Le voci su un progressivo ridimensionamento almeno del personale non sono mai mancate, complici le fermate tecniche di due lavori.
Tuttavia, la scelta di rinnovare e poi modificare l’autorizzazione a fine 2024 fanno intravedere un’altra ipotesi: la multinazionale potrebbe restare, puntando su un riposizionamento produttivo. Un segnale che, agli occhi di chi lavora nel polo industriale, è motivo di speranza.
La voce dell’ARPA e i controlli
Non tutto è già scritto. L’ARPA Lazio, chiamata a fornire supporto tecnico, ha evidenziato la necessità di nuovi monitoraggi acustici e idrici, soprattutto per la fase di smantellamento dell’impianto SUMA.
L’azienda ha risposto depositando certificazioni ambientali e uno studio previsionale sull’impatto acustico. In sostanza, un impegno formale a rispettare le prescrizioni, che rafforza la posizione di P&G davanti all’opinione pubblica e alle istituzioni.
Una battaglia che riguarda tutti
Il caso Procter & Gamble non è un fatto isolato. Si inserisce nella strategia regionale per il ciclo dei rifiuti e la transizione energetica, che vede il Lazio ancora alle prese con croniche carenze impiantistiche e pressioni crescenti per rispettare i target europei.
Ogni grande stabilimento diventa così un tassello di equilibrio: chiudere significherebbe aggravare il problema; mantenere attivo e riconvertire, invece, può rappresentare una risorsa.
I dubbi e le paure
Il documento regionale, pur essendo un atto tecnico, si trasforma così in un messaggio politico e industriale: Pomezia non è destinata a perdere la sua multinazionale.
Le modifiche non sostanziali concesse tracciano la strada per una permanenza, per altri 12 anni, seppur con un nuovo assetto produttivo.
La comunità locale resta in attesa, divisa tra timori e speranze. Perché, in fondo, la vera domanda non è stata ancora sciolta: Procter & Gamble resterà davvero a Santa Palomba o si prepara a una lenta ritirata?
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