Un polmone verde che da decenni si affaccia sulla strada che separa Rocca di Papa e Lariano, ora sarà interessato dall’opera delle motoseghe. Una decisione che porta con sé inevitabili conseguenze non solo ambientali, ma anche paesaggistiche, in un territorio già sottoposto a pressioni crescenti tra urbanizzazione, turismo ed esigenze agricole.
14 ettari di boschi ‘privati’ da abbattere e rinnovare
La vicenda si è conclusa con il via libera della Città Metropolitana di Roma Capitale, che ha autorizzato la società agricola privata (di Pomezia), proprietaria dei terreni, a procedere con l’utilizzazione boschiva.
L’atto è frutto di un lungo iter amministrativo, durato mesi, passato al vaglio degli uffici competenti e corredato da pareri tecnici, verifiche ambientali e controlli incrociati.
Il bosco, un castagneto, è stato classificato come “maturato a fine turno”. Tradotto: secondo i piani forestali regionali, è arrivato il momento di abbatterlo e rinnovarlo.
Dentro il Parco dei Castelli Romani
L’area interessata ricade all’interno del Parco Naturale dei Castelli Romani, luogo tutelato ma non intoccabile.

Gli uffici dell’Ente Parco hanno espresso parere di conformità, dopo i dovuti accertamenti, stabilendo che il taglio non ricade in quelle porzioni di bosco considerate “di rilevante interesse naturalistico” e dunque vincolate a protezione integrale.
Eppure, resta il paradosso: un’operazione legittima e formalmente “sostenibile”, ma che andrà a ridisegnare per anni l’aspetto di un’intera vallata, proprio di fronte al cuore sportivo e naturalistico dei Pratoni del Vivaro.
Un paesaggio che cambia volto
L’autorizzazione non è un “liberi tutti”. Il provvedimento impone regole rigide: rilascio di matricine per garantire la rigenerazione del bosco, rispetto delle specie autoctone, sicurezza dei cantieri e tutela dei passanti che frequentano l’area – escursionisti, sportivi, cercatori di funghi.
Il tutto rientra nel Piano di Gestione e Assestamento Forestale approvato dalla Regione Lazio, valido fino al 2031, che prevede cicli di taglio periodici per mantenere in equilibrio i castagneti privati e favorirne anche la resa economica.
Chi percorre quotidianamente le strade che collegano Rocca di Papa a Lariano sa bene che quel bosco rappresenta una quinta naturale, un orizzonte verde che da decenni caratterizza il Vivaro.
Ora, invece, lo scenario cambierà radicalmente: tronchi abbattuti, piazzali di lavorazione, cataste di legna.

Il taglio ceduo non è definitivo: il bosco, teoricamente, ricrescerà. Ma ci vorranno anni, decenni prima che i castagni tornino a ridisegnare con la stessa forza il paesaggio.
Nel frattempo, l’area si presenterà segnata, più aperta, meno compatta. E per chi ama passeggiare, allenarsi o semplicemente respirare quell’aria, l’impatto sarà inevitabile.
Il tempo è lungo, entro 18 mesi
Secondo l’autorizzazione, i lavori dovranno concludersi entro 18 mesi. È prevista la possibilità di proroga, ma solo entro limiti ben precisi e con nuove verifiche.
L’atto ricorda anche che l’azienda resta responsabile di ogni altra autorizzazione necessaria e che ogni intervento dovrà rispettare la normativa forestale e ambientale in vigore.
In sostanza: via libera sì, ma sotto stretta sorveglianza. Carabinieri Forestali e Polizia Metropolitana sono stati messi a conoscenza dell’operazione e vigileranno sul rispetto delle prescrizioni.
Cos’è il taglio ceduo
Il taglio ceduo è una particolare forma di gestione forestale tradizionale che prevede il taglio periodico degli alberi a livello del suolo, lasciando però intatte le ceppaie.
In questo modo, dalle radici rimaste in vita nascono nuovi polloni che, con il tempo, diventano fusti di alberi adulti.
Si tratta di un sistema molto diffuso nei boschi italiani, perché consente di rinnovare continuamente la vegetazione senza dover procedere a nuove piantumazioni. La rotazione dei tagli varia in base alla specie e all’uso del legname, ma in genere si aggira tra i 10 e i 20 anni.
Questa pratica, oltre ad assicurare una risorsa energetica rinnovabile alle comunità locali, ha anche un ruolo ambientale importante: favorisce la rigenerazione del bosco, mantiene vivo l’equilibrio tra le diverse specie e contribuisce alla prevenzione degli incendi grazie alla periodica rimozione della biomassa.
Tuttavia, è fondamentale che il taglio ceduo venga effettuato nel rispetto delle normative e dei tempi naturali di ricrescita, per evitare impoverimenti del suolo e danni irreversibili all’ecosistema.
Il precedente che pesa
Il tema dei tagli cedui nei Castelli Romani è tutt’altro che teorico. Proprio pochi giorni fa, sempre a Rocca di Papa, nella zona di Monte Cavo–Orti di Barbarossa, un intervento boschivo è stato bruscamente fermato dal Parco dei Castelli Romani e dalla stessa Città Metropolitana.
Motivo: gravi irregolarità nei lavori, con residui legnosi abbandonati e ramaglie lasciate a terra, trasformando il bosco in una miccia pronta a innescare incendi.
L’ordinanza ha imposto lo stop immediato e il ripristino dell’area entro il 30 settembre.
Un campanello d’allarme che pesa anche sul nuovo intervento al Vivaro: ci si augura che stavolta i controlli siano rigorosi e puntuali, per evitare altri errori che deturpino i Castelli e mettano a rischio sicurezza e ambiente.
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