Dopo l’ultimo attentato a viale Nervi, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha incontrato in Comune a Latina la sindaca Matilde Celentano, annunciando un piano straordinario per rafforzare la videosorveglianza cittadina.
Ha dichiarato Rocca durante il punto stampa:
«Il sistema attuale conta appena 50 telecamere, troppo poche per garantire un controllo efficace. Per questo lo potenzieremo con ulteriori 300 dispositivi, ma non ci fermeremo qui».
A Latina una guerra tra bande per la droga
Le esplosioni, legate secondo gli inquirenti a una guerra tra bande per il controllo dello spaccio, sono interpretate come un messaggio di forza da parte delle organizzazioni criminali.
«Si tratta di un segnale di arroganza enorme. Dobbiamo far percepire che lo Stato è presente, in centro come in periferia, e che chi commette un crimine sarà individuato e punito», ha sottolineato Rocca.
Il Governatore del Lazio ha anche assicurato il supporto del governo:
«Ho parlato anche con il Ministro e sarà qui nei prossimi giorni: la vicinanza è massima.
Apriamo la strada per garantire sicurezza alla città e stroncare tentativi continui di infiltrazioni criminali in questo territorio.
È arrivata l’ora di utilizzare tutti i mezzi che lo Stato ha a disposizione per ripulire la regione da organizzazioni criminali che agiscono con arroganza.
Sono segnali di allarme che hanno creato inquietudine, tentativi di dimostrare la propria potenza che non troveranno spazio. Aumenteremo di sei volte la videosorveglianza».
La risposta del Comune di Latina
La sindaca Celentano ha ribadito la necessità di un fronte comune:
«Ringrazio il presidente Rocca per la tempestività. Latina ha bisogno di un sistema di videosorveglianza efficiente e del sostegno delle istituzioni.
Il ministro Piantedosi mi ha assicurato che sarà presto qui per avviare un percorso di sicurezza condiviso».

Secondo Celentano, il lavoro delle forze dell’ordine resta decisivo per arginare lo scontro tra clan. «Latina è fatta di persone per bene, e questi episodi vanno confinati. Combattiamo insieme, maggioranza e opposizione, perché la nostra città non può essere lasciata nelle mani dei criminali».
Tempi lunghi per la realizzazione. E i soldi?
Un sistema di 300 nuove telecamere però non si installa dall’oggi al domani.
Richiede un progetto complesso, con un’infrastruttura digitale in grado di raccogliere, archiviare e rendere utilizzabili le immagini da parte delle forze dell’ordine.
Serve pianificazione tecnica, affidamento dei lavori, collaudo: un processo che inevitabilmente avrà tempi medio-lunghi. Nel frattempo, la città resta senza uno scudo immediato, mentre la tensione resta alta.
Un’operazione del genere può valere diversi milioni di euro, considerando non solo i dispositivi ma anche server, software, manutenzione e gestione. Rocca ha parlato di «aumento di sei volte la videosorveglianza», ma senza fornire dettagli sulle coperture finanziarie, né su come verranno reperite le risorse.
Forti dubbi sull’iter da seguire
C’è poi un aspetto di metodo.
Un intervento “ad hoc” su Latina rischia di trasformarsi in uno stanziamento “ad personam”, anzi “ad comunem”: soldi regionali indirizzati senza un percorso pubblico o un bando che permetta anche ad altri Comuni, ugualmente colpiti da emergenze criminali, di accedere a fondi simili.
La domanda è inevitabile: perché Latina sì e altre città no? E soprattutto: con quali criteri la Regione Lazio assegna risorse straordinarie per la sicurezza urbana, una competenza che formalmente spetta al Ministero dell’Interno?
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